venerdì 24 novembre 2017

Teatro, Gianfranco Jannuzzo a Fattitaliani: in ogni cosa metto la mia sicilianità. L'intervista

Nel 1917, Luigi Pirandello scrisse “A birritta cu’ i ciancianeddi”, visto il grande successo ottenuto in Sicilia, Angelo Musco che interpretava Ciampa, chiese all’Autore di riscrivere la commedia in italiano ed il vecchio titolo divenne “Il Berretto a Sonagli”. Varie edizioni si sono susseguite nel corso degli anni, dopo il trionfo dell’anno scorso alla Sala Umberto di Roma e, quest’anno al Teatro Nuovo di Marmirolo (MN) ed al “Teatro Gioiello di Torino”, stasera alle 20,30 e domani mattina alle 10,30 (Matinèe per le scuole) sarà in scena al Teatro Rendano di Cosenza. Un Cast stellare con Gianfranco Jannuzzo nel ruolo di Ciampa, Gaetano Aronica (Fifì fratello di Beatrice) Anna Malvica Bolignari (Assunta mamma di Beatrice), Emanuela Muni (Beatrice), Carmen di Marzo (la Saracena), Caterina Milicchio (Nina) Alessandra Ferrara (Fana), Franco Mirabella (Commissario Spanò. 

Adattamento e regia di Francesco  Bellomo che già nella sua prima edizione aveva  recuperato il copione originale ed alcune scene tagliate, restituendo verità al testo pirandelliano. Una regia dal taglio cinematografico dove si evidenzia una lettura molto pirandelliana e all’inizio con una sorta di prologo in flashback, si dà per acclarato il tradimento di Beatrice con il Cavalier Fiorica.
Pirandello indaga la realtà sociale della Sicilia. I suoi divieti, le costrizioni e la mentalità della gente.  Onore, rispettabilità, decoro sono tra i suoi temi preferiti. I personaggi non sfuggono a queste regole anzi, vi si conformano.
Gli individui sono da sempre soggetti a codici di comportamento imposti dalla società, tuttavia spesso questi codici si eludono per salvare l’apparenza. Il codice penale contemplava il delitto d’onore, il marito tradito poteva uccidere la moglie che lo aveva tradito e restare impunito. E’ quello che propongono a Ciampa, al fine di nascondere i fatti perché in una piccola e borghese cittadina siciliana, la gente non deve sapere per non metterlo in ridicolo. In realtà lui è un puro, un onesto, un galantuomo. Sceglie un’altra soluzione a discapito della sanità mentale della moglie che invece di crocifiggerlo diventa crocifissa.
Un testo ancora attuale, in cui nulla è cambiato. Il delitto d’onore è stato abolito solo nel 1981, forse sono scomparsi o quanto meno diminuiti i galantuomini ma il Tema centrale del racconto, l’amore meraviglioso di un uomo verso la sua donna è eterno.
Straordinaria l’interpretazione di Ciampa da parte di Gianfranco Jannuzzo che porta nel personaggio la sua sicilianità, con i suoi valori più profondi che ama da sempre e quando dice “Pupi siamo, caro signor Fifì! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti. Dovrebbe bastare, santo Dio, esser nati pupi così per volontà divina. Nossignori! Ognuno poi si fa pupo per conto suo: quel pupo che può essere o che si crede d'essere" capiamo che il Pupo si è fatto Uomo, da Maschera a Volto, come solo un Grande Attore poteva fare. 
Sono passati 100 anni dalla stesura di “A birritta cu’ i ciancianeddi”, cosa è cambiato? Non c’è più il delitto d’onore, soluzione proposta dalla moglie dell’uomo con il quale la moglie di Ciampa aveva una relazione, ma Ciampa rifiuta proponendo di trovare una soluzione civile, parlare da soli a quattrocchi senza creare scandali inutili. Con la scappatoia proposta dalla signora, rimaneva impunito e salvava il suo Onore. Un’accezione distorta che c’era in quegli anni, dell’onore degli uomini a discapito delle donne. Lui in realtà è un puro, una persona per bene, onesta.
Ciò che non è cambiato è la storia d’amore tra questo personaggio meraviglioso e la sua donna. E’ una storia d’amore assoluta nel senso che chiunque ha un senso di possesso per quanto nobile, per la persona amata, pur di tenerla a sé, è disposto a dividerla con un altro uomo. E’ una cosa contro natura e lo sarebbe per un calabrese, siciliano ma lo sarebbe anche per un norvegese o per uno svedese. E’ una cosa che non avrebbe senso per un uomo se non sotto l’ottica di questo amore profondo, vero, autentico, assoluto che lui prova.
“A birritta cu’ i ciancianeddi, divenne subito “Il berretto a sonagli” perché lo stesso Angelo Musco si rese conto che doveva varcare i confini della Sicilia e chiese a Pirandello di scriverla in italiano perché aveva avuto un grande successo. E’ una storia d’amore meravigliosa dove c’è un po’ tutto il Pirandello che abbiamo imparato ad amare, l’essere e l’apparire, il volto e la maschera, le ipocrisie della società e la giustizia degli uomini onesti. 
Pirandello è un genio assoluto della scrittura. Con il regista Francesco Bellomo abbiamo rispettato il vecchio testo che è ancora di un’attualità sconvolgente, di una modernità straordinaria. 
Secondo te, Ciampa è più vittima del sistema o cosa? Sì è vittima del sistema e di una certa ipocrisia dell’epoca. Gli tendono una trappola ma lui fa in modo che lo diventi per Donna Beatrice. E’ vero che lui è vittima del Sistema ma fa in modo che diventino vittime quelli che avrebbero voluto essere i carnefici. Utilizzando i loro stessi mezzi, l’ipocrisia della società, la follia. Lei si dichiara pazza, lo stanno dicendo tutti che lei è pazza. E’ l’unico modo per salvare il suo onore e quello del marito e lui non si deve sporcare le mani, ammazzando la moglie ed il Cavaliere. Quella di Ciampa è una soluzione geniale che ottiene a discapito della sanità mentale della moglie che avrebbe voluto crocifiggerlo, invece rimane crocifissa. 
Tu e Gaetano Aronica cosa avete portato del DNA siciliano nel vostro personaggio? In qualunque cosa faccia metto sempre la mia sicilianità. In questo caso c’erano i valori più belli, più profondi, quelli che ho sempre amato di più. 
Aronica ci mette la sua grande eleganza che è insita nella sua famiglia. Sai quando i siciliani sono gran signori? Lui lo è ed in scena si vede benissimo. Fifì il suo personaggio è l’unico con il quale Ciampa riesce ad instaurare un rapporto vero, autentico: Fifì dice a Ciampa “Devo alzare le braccia, quella è mia sorelle, cosa vuole che faccia?” Sono molto felice di recitare con lui e della versione che ha fatto di Fifì. 
Grande successo dappertutto e il pubblico è entusiasta. Sì il pubblico ci ha premiato dappertutto. A Torino è stata un’apoteosi e ne sono orgoglioso. Non devi dare mai nulla per scontato. Lì c’è un pubblico che mi segue da sempre ed in questo caso ha apprezzato la bellezza e la verità della Commedia. E’ una Commedia in cui si ride, ci si diverte. C’è questa storia d’amore bellissima che premia personalmente anche me come attore. Il pubblico sta in silenzio, ascolta. E’ un pubblico raffinato, colto. E’ così ovunque siamo stati.


Elisabetta Ruffolo