giovedì 16 novembre 2017

Teatro, Evelina Nazzari a Fattitaliani: ho imparato tanto facendo. L'intervista

“Le 24 ore della vita di una donna” tratto da una novella di Stefan Zweigh con Evelina Nazzari ed Arcangelo Zagaria. Adattamento e regia di Rosario Tronnolone. In scena fino al 19 novembre al Teatro dei Documenti di Roma.

Assistere a questo spettacolo è come guardarsi allo specchio. Claire è ognuna di noi che sogniamo di fuggire dalla vita quotidiana e di fare una follia ma poi non abbiamo il coraggio di farlo.
Claire invece lo fa e si scopre una donna diversa. Evelina Nazzari è convincente. Ha i tempi giusti, modula la voce ed adegua le movenze sceniche a seconda del momento, passando dalla sorpresa al gioco ed alla disperazione con grazia e leggiadria. Tocchiamo la sua trasformazione da bruco in farfalla.
Convince meno Arcangelo Zagaria forse per la giovane età
“Le 24 ore della vita di una donna” sono una sintesi meravigliosa di ciò che una donna vorrebbe fare ma poi le manca il coraggio. Cosa succede? 

Quello che mi affascina di questo testo e che sono felice di fare, non è solo il fatto di fare qualcosa che non avrei mai immaginato di fare ma è proprio la percezione di sé che Claire ha che m’intriga. È sorpresa di farla, va al di là della sua percezione e ciò si può riferire ad una storia d’amore ma anche a tante altre cose che ognuno di noi all’improvviso può fare ma non avrebbe mai immaginato di poterlo fare. Il lato bello della vita è l’andare oltre, il potersi sorprendere ancora non solo della vita ma anche di se stessi. Claire non avrebbe mai immaginato di essere nei panni di quella “signora” che in 24 ore perde la testa ma ciò che fa la trasforma e la segna profondamente. La fa diventare una persona nuova e a me piace tantissimo. 
È meglio rimanere con un uomo che non ti guarda più o fuggire con uno sconosciuto? 
Fuggire con uno sconosciuto, mi sembra evidente.
Che cosa l’attrae di questo ragazzo molto giovane? 
È uno sconosciuto dedito al gioco d’azzardo, sono lontani anni luce. Secondo me è la sua parte di giovinezza e non possiamo nasconderci che è una vaga idea di incesto. Lei ha dei figli della sua età, è la sua parte che lei ha soffocato per una vita regolare, con un marito, dei figli. Si è compressa e alla morte del marito lei comincia ad andare in giro per Casinò anche se non gioca, guarda gli altri vivere ed improvvisamente si mette in gioco perché vuole salvare il ragazzo dal suicidio ma in un attimo viene travolta e la sua parte giovanile compressa viene fuori. In lei c’è una dualità.
Ha parlato di gioco del cuore quanto è simile o differente dal gioco d’azzardo? E’ un azzardo anche il gioco del cuore e probabilmente chi gioca evita d’innamorarsi. E’ più interessante farsi attrarre dal gioco d’amore anche se poi si rimane scottati.
Ha mai provato “la stanchezza della felicità”? 
Ci penso ogni volta che lo dico ma non sono arrivata ad essere stanca per mancanza di tempo. Ho avuto degli anni molto belli e molto intensi ma non sono arrivata a stancarmene anche se mi sarebbe piaciuto. 
Se dovesse fare una follia nella vita cosa le piacerebbe fare o cosa sogna di fare? Sarebbe un lungo discorso, più che una follia farei una magia “riporterei in vita mio figlio”. Vorrei tornare a vivere fino a stancarmi alcuni anni belli della mia vita in cui mi sembrava di avere tutto ma durano sempre molto poco. 
Perché la felicità non esiste? 
Sì, ma ci sono degli anni intensi che vorrei reiterare fino a stancarmene. 
Perché ha scelto la strada del Teatro pur essendosi cimentata in altri generi? 
Ho iniziato negli anni 70 facendo tre cose di successo, ho fatto una scuola per poco tempo ma ho imparato sulle tavole del palcoscenico. Paragono molto questo lavoro all’artigianato. Ho imparato tanto facendo. Per delle occasioni strane che la vita ti offre, ho fatto il “Cirano” di Scaparro con Pino Micol in Teatro girando tutti i Teatri più belli d’Italia. “L’eredità della Priora” di Anton Giulio Majano ed un film con Sordi “Dove vai in vacanza”. Teatro, Televisione e Cinema, tre grandi successi, un inizio abbastanza schioppettante però poi il caso ha avuto la meglio. Amo moltissimo il cinema e mi sarebbe piaciuto farlo, invece ho fatto molto più Teatro. Dare questo spettacolo è stato importante nel mio percorso di vita per una serie di circostanze ma combattere ogni sera con l’ansia che non va via è molto faticoso. Il cinema è difficilissimo ma è un altro tipo di difficoltà. Non l’ho frequentato molto, un po’ di più la televisione. 
Progetti per il futuro? 

Ancora no! Ho scritto un libro “Fratelli d’Arte” insieme a Silvia Toso, figlia di Otello, in cui parliamo di altri figli d’arte. 

Mi rimetterò a scrivere e poi spero di riportare questo spettacolo nei Teatri.



Elisabetta Ruffolo