mercoledì 29 novembre 2017

Medicina Estetica, un tatuaggio su 5 non va via. Solo nel 38% dei casi la rimozione è totale

La percentuale di successo nella rimozione, grazie ai laser di ultima generazione e alla combinazione delle tecniche, è salita fino al 75-80%. Pur tuttavia soltanto il 38% dei casi non mostra alcuna traccia del pigmento mentre il 62% dei casi presenta comunque alterazioni della tessitura della pelle, zone ipocromiche, residui di pigmento.

IL CONGRESSO ICAMP 2017 – Se n’è parlato durante il Congresso Internazionale ICAMP 2017, che si è svolto ad Assago e Rozzano (MI). Circa 500 gli specialisti presenti, provenienti anche dall'estero. Quest'anno la novità dell'appuntamento è rappresentata dall'accordo speciale con l'Università di Camerino, che ha collaborato alla preparazione del programma della due giorni di lavori. A coordinare i lavori e le presentazioni il Prof. Francesco Amenta, Presidente del Congresso, il Prof. Michele Carruba, Presidente Onorario, la dott.ssa Maria Albini, coordinatrice dell'appuntamento.

PERCHE’ SI RICHIEDE LA RIMOZIONE? - Il 6% degli italiani che si rivolge a tali centri specializzati vuole cancellare un tatuaggio. La rimozione non viene richiesta tanto per la sua forma quanto per altre ragioni: qualità del tatuaggio, ragioni sentimentali, ragioni di pudore, ragioni sociali. Non tutti i pigmenti che costituiscono il tatuaggio possono essere rimossi con la tecnologia Laser perché esistono dei pigmenti che contengono delle frazioni di biossido di titanio (bianco) e che non sono aggredibili con nessuna lunghezza d’onda. In concreto, purtroppo, alcuni tatuaggi sono indelebili.

“I motivi che portano alla richiesta della rimozione dei tatuaggi – spiega il Prof. Vincenzo Varlaro, Docente di Medicina Estetica - sono diversi: prevalgono le ragioni estetiche (non piacciono perché non ben eseguiti) e quelle affettive (rappresentano ricordi non più graditi). Frequenti anche quelle di pudore (alcuni si vergognano a mostrarli e sociali (ingresso nel mondo del lavoro)”.

TECNICHE PER LA RIMOZIONE – “Il costo è variabile – aggiunge il Prof. Vincenzo Varlaro - e dipende dall’estensione del tatuaggio, dalla sua profondità, dal tipo (multicolore o meno), dalla zona dove è allocato: secondo il sito possono aumentare le difficoltà di rimozione.  Le tecniche di asportazione possono essere singole o combinate. Le tecniche singole possono realizzarsi utilizzando il Laser Q-Switched ad emissione dell’ordine di nanosecondi oppure utilizzando Laser di ultima generazione ad emissioni dell’ordine di sub-secondi. Le tecniche combinate si realizzano utilizzando più Laser e altre tecniche come la carbossiterapia. In tal caso con i Laser si frantuma il tatuaggio e con la carbossiterapia, che facilita il deflusso linfatico, si offre un contributo ulteriore alla risoluzione del problema allontanando i frammenti del tatuaggio stesso”.

COSTI E PROBLEMATICHE - I tatuaggi monocromatici sono più facili da eliminare. La difficoltà nel rimuoverli consiste nella loro localizzazione, nella loro densità, nella loro estensione, nella loro profondità, nel tipo di pigmento. Per le stesse ragioni aumenteranno i costi per l’intervento. I tatuaggi più difficili da rimuovere sono quelli localizzati alla estremità degli arti inferiori: sia per un sistema linfatico più povero in vasi, sia per una questione di gravità. Anche in tal caso, la combinazione con la carbossiterapia, può essere una soluzione terapeutica utile.