mercoledì 1 novembre 2017

Archivio. RISCHIARE CREDENDO AI PROPRI SOGNI: INTERVISTA A SIMONE DI MATTEO, IL PIÙ GIOVANE EDITORE D'ITALIA

Ripeschiamo oggi nella rete un'intervista di Angelo Fàvaro al più giovane editore italiano Simone Di Matteo (23 aprile 2011).
di Angelo Fàvaro. Incontro Simone Di Matteo, il più giovane editore d'Italia, nel suo nuovo attico, lo ha acquistato con il suo lavoro, e sta tentando di renderlo accogliente, come a lui piace. Mi ha invitato a cena, per la nostra intervista. Il palazzo non è ancora terminato completamente, ma ci abita senza curarsene. È ipercritico, cordiale, graffiante soprattutto nei confronti di alcune dinamiche anti o contro-culturali che imperversano nella nostra contemporaneità. Mentre mi fa vedere la sua terrazza e mi indica come intende arredarla, vengo avvicinato e circondato da quattro gatti, bellissimi e curatissimi, i veri padroni di casa. Rientriamo nel salone, e cominciano a giungere amici e amiche di Simone, anche loro invitati a cena: qualcuno va in cucina per preparare il pasto serale, qualcun altro invece si distende sul divano a conversare: ci sono mescolati agli amici storici, artisti, scrittori, 'frequentatori' e 'lavoratori' della TV; qualcuno si avvicina a noi, altri si pongono alle postazioni pc, liberamente fruibili e costantemente connesse on line. Non si prova la sensazione di trovarsi fra ospiti formalmente invitati ad una cena ufficiale, ma come in una scena rubata ad un film di Ozpetek: in una grande famiglia, in cui tutti si sostengono a vicenda e tutti possono contare su tutti gli altri. Simone ha 26 anni, vive a Latina. Dopo l'esperienza del Liceo Classico, di cui è innamorato, ha iniziato a lavorare, mentre frequentava la Facoltà di Lettere e Filosofia. Non vuole risultare simpatico, ama dire quello che pensa, anche se fastidioso e non facilmente accettabile. Ama essere così come è, senza finzioni e senza preclusioni. Ci appartiamo nel suo studio per parlare, ma non prima d'avermi chiesto un parere sulle sue ultime creazioni artistiche. Ha iniziato a dipingere e a creare istallazioni.

Perché si apre una casa editrice e si scommette sulla lettura in Italia, dove c'è la percentuale più bassa di lettori di tutta Europa? 
Ognuno ha un sogno. Il mio è fare l'editore. Allora perché attendere e fare altro! Io lo sapevo da subito cosa volevo fare, e l'ho fatto. Non capisco perché i giovani, io sono un giovane, non fanno così e invece aspettano che qualcuno gli procuri un lavoro o qualcosa da fare. Anzi peggio: tutti mi dicono che a loro non interessa che lavoro fanno, l'importante è guadagnare soldi, per poi fare quello che piace. Per me è esattamente l'opposto: io devo far quello che mi piace, anche nel mio lavoro. Io credo nella cultura. Anche se non mi chiede di spiegare cosa è la cultura, lo ho fatto in altre interviste.

Infatti non voglio sapere cosa è la cultura. Ma perché invece ha deciso di aprire una casa editrice... 
Sì, ecco appunto. La mia idea di aprire una casa editrice nasce proprio per sottolineare il valore che per me rappresenta la cultura, in particolare quella letteraria. L'Italia è il paese con la più bassa percentuale di lettori in tutta Europa, ed è per questo che la nostra linea editoriale si prefigge l'ambizioso obiettivo di prediligere la qualità delle opere alle consuete regole del business. È nostro obiettivo investire su un'idea di lettura "libera di tutti e per tutti", in modo da poter avvicinare i lettori ai titoli del nostro catalogo. Ci si può rilassare e appassionare leggendo, e magari imparare qualcosa sul mondo, su di sé, sul perché viviamo come viviamo. Il business dell'editoria a pagamento, per me, è la causa dell'allontanamento dalla lettura, insieme, ovviamente al fatto, che oggi ci si vuole solo sballare e divertire distraendosi, senza capire che la lettura può essere uno sballo totale e una distrazione completa dell'anima. Non sopporto l'idea che chiunque, così per caso, ogni mattina, possa improvvisarsi scrittore e 'pagando' in vario modo, pubblicare quel che scrive (dalla lista della spesa fino ad orrende poesie). Noi pubblichiamo solo ciò in cui crediamo. Solo ciò che ci piace. E non si paga un centesimo e l'autore non deve acquistare neppure una copia! Rivoluzionario! La mia preoccupazione è proprio questa. Che ne resterà della cultura contemporanea se si continua a dar voce questa politica malata della compravendita? La mia è una lotta culturale e la Diamond Editrice è una delle risposte a tutto questo. Altro che bamboccioni! Bisogna rischiare sempre, credendo nei propri sogni. 
Come ci si sente ad essere il più giovane editore d'Italia e con all'attivo già numerose pubblicazioni, anche di autori importanti? Progetti per il futuro? Essere il "più Giovane Editore d'Italia" è solo un titolo, è già tanto essere un editore. Mi ritengo soddisfatto quando a conclusione di un grande lavoro, svolto non da me soltanto, ma da un intero team, abbiamo tra le mani il prodotto finale. Sono moltissimi i progetti che con responsabilità abbiamo per il futuro e che si stanno concretizzando con il tempo. Difatti, per dirla solo l'ultimo: è attivo il primo bando di concorso nazionale letterario "Vizi e Virtù. A ognuno il suo". Una raccolta di racconti illustrata che vedrà 14 autori uno per ogni vizio e uno per ogni virtù protagonisti della stessa. Inoltre abbiamo da poco concluso un accordo con la più grande organizzazione umanitaria internazionale, la Croce Rossa Italiana. 
Vuole spiegarci meglio come funzione l'accordo con la Croce Rossa Italiana? in cosa consiste? 
Collaborare con Croce Rossa Italiana vuol dire far coincidere la cultura con la solidarietà. Questa intesa prevede la donazione del 50% delle vendite dei libri in catalogo alle attività che giornalmente, da più di 150 anni, la C.R.I. porta avanti. Saremo presenti in tutte le manifestazioni che la C.R.I. organizza. Ma mi rende ancora più orgoglioso e commosso poter accompagnare il logo della Diamond Editrice e quello della Croce Rossa. 
Cosa pensa della narrativa italiana contemporanea? 
Penso che, oggi, grazie alle traduzioni praticamente di tutti i romanzi in tutte le lingue del mondo, sia in continuo movimento, prendo a prestito l'ormai appurata definizione di Zygmunt Bauman: viviamo in una società liquida dove tutto è in continua trasformazione. Rispetto alla narrativa italiana mi pare che ci sia invece una sorta di dicotomia: da un lato ci sono i romanzi cosiddetti usa e getta, cioè quelli che si leggono d'un fiato e poi non si sa che farsene, e magari si regalano o si usano come zeppe; d'altro canto ci sono quelli che invece sono scritti per l'accademia, per i critici letterari, per far parlare di sé l'intellighenzia culturale nazionale, quelli che si comprano e si mettono in bella vista sui tavoli dei salotti borghesi, per poter dire svenevolmente: «Anche io ho letto..., oh, sì bellissimooo». Basti pensare all'ultimo di Umberto Eco o peggio all'ultimo di Arbasino. 
Quali sono le sue letture preferite? Narrativa, saggistica, poesia: come si forma e si informa un editore? 
Quando mi chiedono un consiglio di lettura, la prima cosa che suggerisco è il corpus mitologico classico, sia un prosa sia in poesia (Ovidio su tutti), perché nella sua semplicità narrativa, descrive le complicate e spesso altrimenti ineffabili trame della vita e dell'anima. La lingua con la quale i miti classici ci parlano è diversa. Il mito, apparentemente stereotipo, parla la lingua degli dei, degli eroi, dei comuni mortali che si trasformano e diventano eterni perché eterno è il loro valore. Poi, per citare solo alcuni italiani: Cotroneo, Galasso, Piccolo, De Luca, Lucarelli, o anche Alda Merini. Non riesco proprio a leggere Federico Moccia, ci ho provato, lo confesso, ma non ci riesco, mi sento preso per il c... cioè volevo dire ingannato. 
Ma lei è anche un giovane scrittore, ci parli della sua produzione... e adesso ci sarà anche il Premio Strega, fra i vari... che ne pensa dei premi letterari? La mia prima produzione è raccolta progressivamente nella trilogia letteraria legata alla letteratura breve Pensieri e Parole, pubblicata dal 2006 al 2008. I tre volumi riflettono sui problemi esistenziali che impegnano la riflessione dell'uomo fin dalla sua nascita, senza però scadere nel ragionamento complesso e meramente filosofico. Nel 2009 per la collana "Striature" de Il Rovescio Editore, ho pubblicato la mia quarta opera "La Vedova d'amore", dove i protagonisti indiscussi sono i personaggi che ruotano intorno all'antica leggenda dei giardini di Ninfa, alla quale ho dato nuova vita stravolgendone l'inizio,la fine e ciò che sta nel mezzo. La mia ultima pubblicazione è proprio nelle edizioni Diamond, "La Venere Rea", una favola nera in forma di romanzo epistolare, dove il connubio tra mito e realtà è risultato essere la chiave vincente. Mi piace sperimentare la scrittura, fino a piegarla oltre i generi codificati. La vita è sempre in bilico fra mito, fiaba, dura realtà, così è la nostra psiche. Un viaggio al di fuori dello spazio e del tempo dove vita, arte e mistero sono in un continuum inscindibile e indistinguibile rimescolamento. La rilettura in chiave odierna della mitologia latina arricchita da elementi della mondo onirico e surreale. Per quanto riguarda il Premio Strega, riconosco che è sicuramente il più antico e ambito premio dagli scrittori italiani. Sicuramente ne porto il massimo rispetto ricordando i grandi che lo hanno ricevuto, da Flaiano a Pavese a Moravia, per non parlare del bellissimo romanzo di Elsa Morante L'isola di Arturo e fino al sognante Nottetempo casa per casa di Consolo, o ancora a Buio di Dacia Maraini, che hanno ricevuto tale riconoscimento, oggi le cose sono un po' differenti, c'è una guerra accademica ed editoriale dietro al premio Strega, per cui non vince più il migliore romanzo pubblicato nell'anno, come voleva Maria Bellonci quando lo istituì con gli amici della domenica, ma vince quello che si appoggia alla casa editrice più potente ed è votato dagli accademici in carriera. Non so cosa pensarne. Taccio. Per me la più grande giuria restano i lettori, ma quelli cosiddetti competenti e appassionati, quelli che cercano nella lettura di dare un senso ulteriore alla loro vita.