domenica 17 settembre 2017

Opera Gent, "Das Wunder der Heliane": fra sogno, misticismo e realtà. La recensione di Fattitaliani

Ha debuttato venerdì sera all'Opera di Gent "Das Wunder der Heliane" del compositore austriaco Erich Wolfgang Korngold (1897-1957) che la compose tra il 1923 e il 1927: la storia si svolge in un regno, in epoca imprecisata. 

C'è un sovrano che non riesce a conquistare l’amore della propria consorte, dunque la sua frustrazione si ripercuote sul suo regno dove non è ammesso vivere in serenità: i sudditi, tra i quali Heliane, subiscono la sua tirannia, cui aveva cercato di porre fine lo straniero, ora incarcerato in attesa dell’esecuzione capitale. 
Durante una visita, Heliane, intenzionata a portargli l’estremo conforto, ne rimane conquistata, pur non cedendogli del tutto. Accusata di adulterio, Heliane è chiamata a compiere un miracolo, facendo tornare in vita lo straniero, suicidatosi prima di poter rivelare la sua innocenza. 
La messaggera, già amante del re, aizza il popolo contro Heliane; appena quest’ultima abbraccia lo straniero, risuscitato, viene trafitta dal consorte, ma il suo potere è vanificato da quello dell’amore, nel cui nome Heliane e lo straniero, la coppia uscita indenne dalle traversie terrene, si innalzano nei cieli.
A Gent l'opera (regia di David Bösch) è stata concepita come reale espressione di una comunità sebbene nella prima parte entrino in gioco solo i ruoli principali. Il re, la regina, il prigioniero vivono e agiscono per se stessi ma anche nel nome dei diversi sentimenti e delle divergenti opinioni che convivono nella società.
La prepotenza del re (Tómas Tómasson), la sua sordità alle richieste altrui, la sua estraneità al buon senso si rispecchiano nella miseria del paesaggio e nell'abbattimento morale che avviluppa i suoi sudditi.
La dolcezza e la clemenza della regina (Ausrine Stundyte) danno voce a chi auspicherebbe una rinascita generale nel segno della positività e della concordia.

Lo straniero (Ian Storey) è colui che potrebbe mettere in atto tutto ciò, ma si ritrova solo, bandito dalle relazioni sociali, persino impedito nel proclamare la propria innocenza.
Fisicamente i tre artisti traducono perfettamente quanto appena detto e le loro intense interpretazioni lasciano il segno.

Magnifica la performance dei cori diretti da Jan Schweiger che hanno infiammato la platea che ha anche dato il giusto tributo al direttore d'orchestra, il Maestro Alexander Joel.
Un'opera misconosciuta, pochissimo rappresentata: un'occasione dunque per scoprirla e apprezzarla nella sua unica atmosfera fra onirico e realtà. Fino al 23 settembre a Genk e poi ad Anversa dal 1° al 10 ottobre.
Giovanni Zambito.

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