martedì 12 settembre 2017

Libri, “La regola dell’equilibrio” di Gianrico Carofiglio. La recensione di Fattitaliani

Gianrico Carofiglio, “La regola dell’equilibrio”, Ed. Einaudi, Torino, 2014

di Andrea Giostra - Il romanzo si inquadra come una interessante riflessione di Gianrico Carofiglio sulla morale personale, sul ruolo della difesa, dell’accusa e della parte giudicante. Qual è il posto della morale personale quando chi rappresenta la legge commette un reato di corruzione, quale il ruolo delle regole giudiziarie che regolamentano e devono garantire un processo equo e giusto?
“Il giudice e l’avvocato non devono far interferire le loro condizioni personali, il loro quadro di riferimento morale con il lavoro giudiziario e le relative scelte. Il solo terreno condiviso e condivisibile è quello delle regole processuali, che i giudici devono far osservare senza preoccuparsi delle conseguenze; di cui gli avvocati devono pretendere il rispetto senza preoccuparsi delle conseguenze. Gli avvocati non vogliono giustizia. Non vogliono cioè che i colpevoli siano condannati e che le vittime siano risarcite. Gli avvocati vogliono vincere i processi. Quando un avvocato dice che vuole sia fatta giustizia, quasi sempre - consciamente o inconsciamente - sta mentendo”. Se a questo si aggiunge che qualche volta - scrive Carofiglio nel suo bel romanzo - il giudice che fa prevalere una morale personale distorta si convince e pensa: “un indagato ingiustamente arrestato che riceve giustizia paga molto l’avvocato che lo difende. Se una parte di quei soldi vanno al vero artefice della sua libertà, non credo ci sia nulla di male.” È proprio a questo punto che avviene il salto, il passaggio, il punto di rottura tra giustizia giusta e giustizia ingiusta. Si passa ad un livello diverso, quello della menzogna, della verità alterata e filtrata da una morale personale non condivisibile, della costruzione fantastica e inconsapevole di una nuova verità: “chi mente a sé stesso e presta ascolto alle proprie menzogne arriva al punto di non distinguere più la verità, né in sé stesso, né intorno a sé” scriveva Dostoevskij né I Fratelli Karamazov. Ed è proprio su questo concetto che ruota l’interessante romanzo di Carofiglio che è da leggere assolutamente, a maggior ragione in questo momento storico per il nostro Paese che ha smarrito il senso e l’importanza della morale sociale condivisa e dell’etica che ci hanno trasmesso i nostri padri, i nostri nonni, i nostri antenati che hanno costruito una cultura millenaria unica al mondo!