giovedì 28 settembre 2017

A Milano 20 capolavori per entrare "Dentro Caravaggio": la mostra dal 29 settembre nel Palazzo Reale

Un viaggio nel processo creativo, nel pensiero e nella storia di Michelangelo Merisi.
E’ la mostra “Dentro Caravaggio”, allestita nelle sale del Palazzo Reale di Milano a partire dal 29 settembre, giorno del compleanno del pittore che a cavallo tra il XVI e il XVII secolo rivoluzionò la pittura moderna. Nato nel 1571, fu infatti fautore in appena 15 anni del rinnovamento dell’arte caratterizzato dal naturalismo dei soggetti, scelti tra la gente semplice del popolo, dall’ambientazione realistica e dal protagonismo di luce e ombra. L’esposizione del capoluogo lombardo rappresenta un appuntamento imperdibile nell’agenda culturale nazionale: il visitatore potrà infatti ammirare per la prima volta insieme 20 capolavori di Caravaggio provenienti da musei italiani e esteri: dal drammatico Giuditta e Oloferne di Palazzo Barberini alla raccolta e silente Maddalena della Doria Pamphili,  dal realismo della  Buona Ventura o del Ragazzo morso dal ramarro all’intensità spirituale del San Francesco in estasi di Hartford fino alla sconvolgente Salòmè con la testa del Battista di Londra. La mostra è anche l’occasione per presentare al pubblico i risultati delle ultime indagini diagnostiche condotte attraverso radiografie che hanno permesso di ricostruire la genesi delle opere e il modo di dipingere del Maestro. La curatrice Rossella Vodret:
“I capolavori in mostra sono stati tutti esaminati da un punto di vista diagnostico. I risultati di queste indagini saranno visibili in mostra attraverso una serie di video posti accanto alle opere. Si potrà apprezzare così la tecnica esecutiva di Caravaggio”.
Dall’esame condotto sulle opere emerge un aspetto inedito: un Caravaggio disegnatore, a dispetto della tradizione storico-artistica secondo la quale il pittore non avrebbe mai svolto attività grafica preparatoria: “Abbiamo scoperto – spiega Vodret -  che Caravaggio inizia con una tecnica che è pienamente inserita in quella che è la tradizione del tardo Cinquecento, cioè sulla tela stende una preparazione chiara e su questa disegna con un pennello o un carboncino sottile. Poi negli ultimi anni del Cinquecento adotta invece una preparazione scura e la incide o stende su di essa pennellate chiare con cui abbozza ciò che doveva dipingere”
L’iter creativo fatto di intuizioni e ripensamenti è testimoniato, dietro l’olio colorato steso sulla tela del Riposo durante la fuga in Egitto, sintesi mirabile di intimità, quotidianità e trascendenza. Ancora Rossella Vodret: “un dipinto straordinario, dipinto su una tovaglia di Fiandra. Quello era un momento in cui Caravaggo era poverissimo, come dicono i biografi bisognoso e ignudo. E’ stata una delle prime opere dipinte per vendere. Lui è agli inizi, quindi è incerto: cambia tutto, cambia la posizione dell’angelo, cambia la disposizione della Vergine con il bambino. Insomma è un quadro che riflette tutto il suo processo creativo. Davvero noi riusciamo ad entrare dentro il pensiero di Caravaggio”.
Grazie ad un’accurata ricerca sui documenti dell’Archivio di Stato la mostra propone una nuova cronologia delle opere di Caravaggio. L’arrivo del pittore a Roma ad esempio, tradizionalmente ricondotto al 1592, è posdatato al 1596. Rossella Vodret cosa accadde nell’arco di questi quattro anni?
“Ci è venuto in aiuto un manoscritto di Gaspare Celio ritrovato recentemente, da cui emerge che Caravaggio è dovuto scappare da Milano e approdare a Roma perché aveva ucciso un compagno. Probabilmente fu arrestato e si fece almeno un anno di carcere. Sono necessarie delle ulteriori verifiche, ma è probabile che questo periodo di vuoto sia riconducibile all’episodio delittuoso che lo coinvolse prima dell’arrivo a Roma”.
I dipinti esposti sono testimonianza storica dell’epoca di Caravaggio. Gli anni della Controriforma.
“Ci troviamo in piena Controriforma.  –spiega Rossella Vodret – L’anno santo 1600 ha sancito il trionfo della Chiesa Cattolica sull’eresia luterana e la famosa luce di Caravaggio è stata spesso interpretata come la luce della grazia divina, oggetto del contendere nella disputa tra cattolici e luterani. Se guardiamo la Giuditta che taglia la testa ad Oloferne, Giuditta è una figura femminile in piena luce che impersona la Chiesa Cattolica e taglia la testa ad Oloferne, rappresentante invece l’eresia luterana”.
Caravaggio non arrivava mai impreparato di fronte alla tela, soprattutto quando il soggetto da dipingere era sacro. Nasce da un attento studio delle Scritture quella religiosità che si irradia dalle sue opere.
“Caravaggio è molto attento alle Sacre Scritture. Ci sono alcuni pentimenti delle opere – continua la curatrice - che rivelano il fatto che il pittore riadattò o corresse i suoi quadri dopo aver studiato il Vecchio Testamento”.
La mostra, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, sarà visitabile fino al prossimo 28 gennaio 2018. Paolo Ondarza, Radio Vaticana, Radiogiornale del 28 settembre 2017.

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