sabato 22 luglio 2017

Cinquantatrvelitvidisupev

Su Facebook un'amica chiede "Ma 50 ml esattamente quant'è?" e un altro prontamente risponde: "Un quarto di un bicchiere di plastica da 200 ml". 

La precisazione "di plastica" mi fa sorridere e mi ricorda vagamente qualcosa. Mi inserisco scherzando: "E di un bicchiere da 200 ml non di plastica?" La risposta, candida e ineccepibile: "Sempre un quarto".
Il senso di deja vu diventa forte... e improvvisamente mi ricordo di Cinquantatrvelitvidisupev. 
Avevamo all'università un collega fighetto, impicciolato (per i non siciliani: pieno di soldi) e invidiatissimo da noi ragazzi per la sua rossa Giulietta spyder che gli procurava quel tipo di incontri ravvicinati del testosteronico tipo che noi, maschi appiedati, ci potevamo solo sognare. Non ricordo come si chiamasse quel collega all'anagrafe, perché per noi un giorno era diventato "Cinquantatrvelitvidisupev" e lo era rimasto per sempre. Ora vi dico come andò.
Come avrete intuito, io e la maggior parte degli studenti eravamo cronicamente al verde, ma proprio al verdissimo. Molti di noi non avevano nemmeno la bicicletta. Gli unici due che, avendo un'auto, erano disposti a stiparle di colleghi meno fortunati a cui offrivano regolarmente passaggi erano Maria M., alla quale il papà aveva comprato una Nuova Cinquecento, e un altro con una 500C, la mitica topolino. La collega, o meglio la sua auto, non andava mai in riserva grazie alla generosità del padre, benefattore inconsapevole che volevamo tutti bene senza averlo mai visto; la 500C invece in riserva c'era nata e c'era rimasta sempre, tenuta in vita da collette che a botte di 20 e 50 lire frutto di dolorose scelte del tipo o/o (o le sigarette o la benzina, o il panino con le panelle o la benzina), consentivano di evitare la classica fermata improvvisa a cui seguiva la spinta di gruppo. 
Così quando vedemmo il collega della Giulietta fermarsi al benzinaio dove noi stavamo comprando ben tre litri di carburante e cominciare un rifornimento che ci sembrò infinito, io gli chiesi intimidito da tanta abbondanza: "Ma quanta benzina ci va nel serbatoio?" E lui, pronto con la sua evve moscia: "Cinquantatve litvi di supev". E io: "E di normale quanta ce ne va?" E lui: "Non lo so, non ho mai fatto la pvova". 
Secondo voi, potevamo non chiamarlo da quel momento "Cinquantatvelitvidisupev"?

Carlo Barbieri
Carlo Barbieri è uno scrittore nato a Palermo. Ha vissuto a Palermo, Catania, Teheran, il Cairo e adesso fa la spola fra Roma e la Sicilia. Un “Siciliano d’alto mare” secondo la definizione di Nisticò che piace a Camilleri, ma “con una lunga gomena che lo ha sempre tenuto legato alla sua terra”, come precisa lo stesso Barbieri. Scrive su Fattitaliani, Ultima Voce e Malgrado Tutto, testata a cui hanno collaborato Sciascia, Bufalino e Camilleri. Ha pubblicato fra l’altro le raccolte di racconti “Pilipintò-Racconti da bagno per Siciliani e non” e "Uno sì e Uno no" (D. Flaccovio Editore); i gialli “La pietra al collo” (ripubblicato da IlSole24Ore) e “Il morto con la zebiba” (candidato al premio Scerbanenco 2015), ambedue con Todaro Editore ; "Il marchio sulle labbra" (premiato al Giallo Garda), "Assassinio alla Targa Florio" e "La difesa del bufalo, tutti e tre con D. Flaccovio Editore. Suoi scritti sono stati premiati al Premio Internazionale Città di Cattolica, al Premio di letteratura umoristica Umberto Domina, al Premio Città di Sassari e al Premio Città di Torino. I suoi libri sono reperibili anche online, in cartaceo ed ebook, su LaFeltrinelli.it e altri store.

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