mercoledì 17 maggio 2017

Yuri Lamarche, Fattitaliani intervista il giovane e talentuoso musicista e compositore canadese: che onore sarebbe suonare in Italia

YURI Lamarche è giovane e talentuoso compositore canadese, venuto alla ribalta e all’interesse musicale internazionale grazie ai social e ai più importanti canali internautici di musica. I suoi tantissimi fan, virtuali e reali, lo chiamano già “Il prossimo Yiruma”, il famosissimo pianista e compositore sud-coreano, di formazione artistica anglosassone, apprezzato in tutto il mondo. «Dalle affascinanti ballate ai misteriosi lenti che toccano le odi e si connettono con la natura, la musica di Yuri è un soffio d’aria fresca tra un mare di pianoforti senz’anima»: sono queste le parole di presentazione che troviamo nel suo sito ufficiale. Il Maestro Yuri, con questa intervista, ci racconta la sua interessante storia di musicista e compositore.

Maestro Yuri, se volessi presentarti ai nostri lettori italiani come Artista e come Musicista, cosa diresti loro?
Oggi con l’utilizzo crescente di internet, che è arrivato a 3,5 miliardi di utenti, qualsiasi artista appassionato d’arte, anche se non bravissimo, può essere scoperto e seguito in tutto il mondo. Il mondo non ha più confini per quel che riguarda i suoi migliori continenti … questo significa che possiamo raggiungere l’intero pianeta con le nostre creazioni. La bellezza va oltre le parole, non sei più limitato dalla barriera linguistica. È un buon momento storico per un artista.
Quando hai scoperto di possedere il tuo talento di musicista e di compositore? Qual è la tua storia di Artista che vuoi raccontare agli italiani appassionati di musica?
Per quello che ricordo, il mio insegnante di pianoforte utilizzava il suo righello per riportarmi a seguire il programma di studio del pianoforte. Io invece ho sempre suonato le mie composizioni invece dei compiti di pianoforte da fare a casa. Da allora, da vent’anni oramai, la composizione è stata parte della mia routine quotidiana.
La parte incredibile della mia storia, è perché e come ho abbandonato per dieci lunghi anni il mio sogno di musicista. Sono cresciuto con mio padre, che era un chimico, e con i miei cinque fratelli. Per mantenere alto il nostro morale, mio padre ci diceva sempre che potevamo ottenere qualsiasi cosa che volevamo dalla nostra vita. Non essendo un ottimo studente, ho deciso allora di puntare alla composizione musicale. Avevo 18 anni quando scelsi l’università della musica. Fu allora che mio padre, ricordo, mi fece sedere in una piccola sedia di legno e mi disse qualcosa che avrebbe cambiato per i dieci anni successivi la mia vita. Mi disse che l’arte non era un modo per andare avanti e che gli artisti rendono le loro vite povere e affamate. Mi disse che non poteva permettere che io lasciassi andare la mia vita in questo modo. Per il mio bene fui costretto a scegliere il secondo interesse che avevo: la psicologia. Fu l’inizio di un’avventura pericolosa durata dieci anni, e per farla breve, nel momento in cui entrai in psicologia ho accettato di pensare che nessuno mi avrebbe ascoltato suonare il piano per il resto della vita. Questa scelta che presi allora, mi ha dato un grande insegnamento su quella che è la vera natura dell’arte. Una delle grandi domande che posi a me stesso è stata: «L’arte è ancora così rilevante quando nessuno vede quello che tu puoi portare al mondo?» A questa domanda risponderò nell’intervista.
A questo punto, ho composto e suonato il piano ogni giorno, ho accumulato tantissime composizioni che forse un giorno i miei nipoti troveranno. Ho sempre sentito questo flusso di ispirazione incessante che potevo toccare con un dito. È una componente naturale per molte persone. L’ispirazione può manifestarsi con parole, idee, suoni emozioni … non importa se suoni uno strumento oppure no. Non credo si debba manifestare attraverso una via in particolare.
Nel 2015 ho deciso di incidere il mio primo album musicale con tutte le mie composizioni fatte al pianoforte quell’anno, “Walking on Water”. Stessa cosa feci per l’anno successivo, incisi il secondo album, “The Tree of Life”, che mi ha dato tantissimo successo, attraverso internet, in tutto il pianeta. Adesso sto lavorando al terzo album, un lavoro veramente imponente.
Se non fosse stato per tutti gli straordinari commenti che ho ricevuto dai miei fan, non avrei mai saputo che c’era un posto nel mondo per la mia musica. Non mi sarei mai aspettato questo successo. Ho visto tutto questo come una chiamata del mio destino.
Mi sento incredibilmente umile e fortunato per come è cambiato il corso degli eventi della mia vita.
Nel tuo sito ufficiale, scrivi che le tue influenze artistiche sono e sono state big star del passato e del presente come Erik Satie, Joe Hiashi, Enya, Yiruma, Alan Silvestri, Ennio Morricone, Bach, Chopin, André Gagnon, Karl Jenkins. Vuoi dire ai nostri lettori perché loro? E qual è il tuo stile nel creare musica e composizioni?
Alcuni musicisti sono più talentuosi nell’interpretazione, altri lo sono di più nella composizione. Molto presto ho capito che non sarei stato un grande interprete. È stato quando mi sono trovato di fronte a pezzi magistrali e bellissimi che ho deciso di scrivere musica. Da moltissimi anni oramai la composizione è uno dei miei modi principali di provare emozioni. Nel lavoro di composizione mi piace prima di tutto creare l’atmosfera, poi la melodia vien fuori da questa. Raramente comincio diversamente, questa è una mia seconda natura.
Un grande innovatore della musica classica di fine ‘800 inizi ‘900 fu il grande pianista e compositore francese Claude Debussy (1862-1918). Nelle tue composizioni c’è qualcosa che si ispira alla musica di Debussy?
Debussy fu un amico di Satie, anche se ancora molto giovane. Entrambi hanno trovato ispirazione l’uno dall’altro. È divertente il fatto che io abbia trovato più interessanti le composizioni di Debussy create da quella parte di Debussy più simile al lavoro di Satie. C’è qualcosa di misterioso e segreto nelle composizioni di Satie … in particolare in the “Gnossiennes”” e in the “Gymnopedies”. La composizione di Debussy che preferisco è “Clair de Lune”. Con il dovuto rispetto, ho interpretato alcune delle sue opere, ma in generale sono poco incline alla sua musica.
Prima di Satie, tutte le composizioni per pianoforte che volevano essere considerate tali, dovevano essere una dimostrazione di virtuosismo. Satie ha osato scavare in luoghi più profondi, da dove vengono le vere domande. Chi sono io? Qual è il mio scopo? Ogni persona si pone queste domande, più di quanto ammetterebbe mai.
Hai mai fatto concerti in quello che viene definito il “Bel Paese” che ha una storia e una tradizione di musica classica importante? Di grandi artisti quali Antonio Vivaldi, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Nicolò Paganini, e molti altri. Cosa pensi della musica classica composta da questi grandi nomi?
Ho tenuto concerti nel mio Paese, ma mai fuori. Non mi sorprenderebbe se dovessi organizzarli molto presto. Considero l’Italia la terra che ha ospitato la crema dei compositori più importanti al mondo. Raramente si ottiene una leggenda musicale così grande frutto dello stesso grembo. Molti di questi maestri sono grandi tutt’oggi, e non hanno eguali nel loro campo. Purtroppo in Canada non abbiamo avuto una storia musicale così importante, ed è un peccato.
Quando verrai in Italia per un tour di concerti? Se sì, quando e dove saranno tenuti i tuoi concerti perché i nostri lettori possano venire ad ascoltare la tua bellissima musica?
Sarebbe davvero un onore per me.
L’ultima volta che ho pensato ad un tour, è stato quando ero un adolescente sognatore. Con questa domanda mi sorprendi! La prossima volta che ci vedremo potrebbe essere in una delle storiche location di concerti del tuo Paese.
Se due bambini di dieci anni dovessero chiederti con spontaneità, innocenza e curiosità: «Maestro Yuri, vuoi per favore spiegarci cos’è l’Arte?», come risponderesti a questa domanda per far capire loro quello che vogliono sapere?
Se dovessi ascoltare in profondità il mio intuito, direi che l’Arte è dare forma a quello che non si può vedere. È un processo di allineamento con la tua pulsione interiore. Quando l’identità personale viene per un momento accantonata, allora c’è posto per la spontaneità, per l’ispirazione e per la chiarezza. È qui che ha vita l’arte.
Maestro Yuri, grazie tanto per avermi concesso questa intervista … Spero di incontrarti presto in Italia … grazie ancora e … break a leg!
Grazie a te Andrea (sorride!) … lo spero anch’io … l’Italia è uno dei Paesi che con più desiderio voglio visitare.
ENGLISH VERSION
Per chi volesse sapere di più del Maestro Yuri Lamarche, ecco alcuni link:
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Autore dell’intervista, Andrea Giostra:
https://www.facebook.com/andrea.giostra.37 ;

https://www.facebook.com/andrea.giostra.31 .

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