martedì 2 maggio 2017

Opera, Nabucco al Karlín Music Theatre di Praga: la recensione di Fattitaliani

Fattitaliani ha assistito alla rappresentazione di "Nabucco" di Giuseppe Verdi al Karlín Music Theatre di Praga con la direzione musicale del Maestro Richard Hein e la regia di Karel Němec. 

Una messa in scena semplice, suddivisa in sette momenti narrativi, che nel complesso sortisce un efficace effetto teatrale garantito in primo luogo dalla qualità del coro diretto dal Maestro Adolf Melichar: uomini e donne in modo intenso e partecipato assicurano e trasmettono il pathos dell'opera.
Sono ebrei e babilonesi: ciascuna delle due fazioni porta avanti la propria causa in nome di Dio e del potere. La loro voce viene raccolta e sintetizzata dai protagonisti che continuano con la stessa profondità ad affascinare lo spettatore.
La cifra registica, come la scenografia di Ulrich Hüstebeck, volutamente lineare ed essenziale, si appoggia su alcuni elementi che costituiscono la chiave di lettura e interpretazione della trama e delle relazioni fra i protagonisti.
Il lunghissimo mantello di Abigail (Jolana Fogašová), sorretto dalle tante ancelle, sembra tradurre fisicamente (e visivamente grazie al suo rosso acceso) l'arbitraria presa di potere da parte della donna (lo stesso mantello nella scena finale avvolgerà il personaggio accompagnandolo alla morte), così come la grande maschera che pende sul suo trono ne rappresenta scenicamente la falsa identità. Qui si svolge il dialogo fra lei e Nabucco magnificamente cantato dal soprano e dal baritono Richard Hann.
Torniamo al coro, magnifico sin dalla prima scena: esplode in tutta la sua bravura nell'aria "Va' pensiero", la cui eccelsa resa è suffragata - anche qui - da un elemento scenico che rende ancora più vivida la rappresentazione: le sbarre dietro cui è prigioniero il popolo ebreo. 
Una bella messa in scena: ogni elemento risalta nella sua dimensione più consona e riesce a far vivere nei diversi momenti che si succedono la drammaticità della storia. Da vedere.


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