lunedì 1 maggio 2017

Bifest 2017, Jacques Perrin: "I miei film sulla natura sono film politici"

L’attore, produttore e regista Jacques Perrin, protagonista della Masterclass del 29 aprile al Teatro Petruzzelli, dove ha ricevuto il Federico Fellini Platinum Award nel corso della serata di chiusura del Bis&st 2017. Prima dell’incontro, la proiezione di “Il deserto dei tartari”, da lui interpretato e prodotto, e il cui direttore della fotografia era Luciano Tovoli, anch’egli presente all’evento moderato da Marco Spagnoli.

“I miei film sulla natura sono film politici perché ci rendono più attenti e responsabili su ciò che è attorno a noi e da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza. Donald Trump, con la sua politica antiambientalista, sta minacciando la vita di tutti noi”.
Sul palco del Teatro Petruzzelli, Jacques Perrin ha motivato la sua attività di produttore di documentari naturalistici che tanto successo hanno riscosso in tutto il mondo. Ma nel corso della sua Masterclass al Teatro Petruzzelli, Perrin ha anche rievocato l’esperienza di produttore e interprete di “Il deserto dei Tartari” di Valerio Zurlini, proiettato prima dell’incontro; accanto a lui, il direttore della fotografia e suo amico Luciano Tovoli e il critico Marco Spagnoli.
“Amavo moltissimo il romanzo di Dino Buzzati, così come lo amavano gli attori che avrebbero interpretato il film, da Vittorio Gassmann a Max von Sydow e Jean-Louis Trintignant. Tuttavia e nonostante l’interesse di registi come Antonioni e Miklós Jancsó, c’erano molte difficoltà che ne impedivano la realizzazione, sia di ordine economico che logistico. Mi impegnai così io stesso su entrambi i fronti, trovando co-produttori e il luogo giusto dove girare. Ho viaggiato per tutta Europa prima di trovare la fortezza ideale nella località di Arg-e Bam, in Iran, che ora non esiste più, quasi completamente distrutta da un terremoto nel 2003. A quel punto il film era salvo, a volte i sogni possono diventare realtà”.
“Perrin fu un produttore molto attento e disponibile” - ricorda Tovoli - “grazie a lui, abbiamo potuto girare una scena durante una vera alba, ciò che generalmente al cinema si fa al tramonto, per praticità. Lui fu determinante nel convincere la troupe a partire in piena notte per il luogo dove avremmo dovuto girare. Aveva capito che un’alba va girata necessariamente all’alba”.
Tovoli fu anche testimone di quando Costa-Gavras contattò Jacques Perrin per “Z - L’orgia del potere”. Oltre che a interpretarlo, Perrin ne fu anche co-produttore: “Fu la mia prima esperienza. Anche qui fu difficile trovare finanziatori perché eravamo in pieno ’68, i produttori non volevano fare film politici. Girammo in Algeria (“Ogni tanto, Jacques mi chiamava per venire fin lì solo per cucinare gli spaghetti alla troupe” - ricorda Tovoli), perché naturalmente girare nella Grecia di allora era impossibile. Dopo il successo e l’Oscar, mi venne voglia di proseguire con altri film politici, anche con lo stesso Costa-Gavras”.
“In seguito, passai ad occuparmi di film naturalistici. Mi ero reso conto di come l’uomo stesse trascurando il suo pianeta, dei danni ambientali in atto in continenti come il Sudamerica e l’Africa. Foreste distrutte, animali in estinzione…. Il primo ‘Le peuple singe’ lo feci nel 1989 ma il grande successo arrivò con ‘Microcosmos’ che mi fece scoprire l’esistenza di un universo affascinante sotto i nostri stessi piedi, senza bisogno di recarsi in paesi lontani. I miei documentari sono andati bene ovunque, segno che la natura interessa a tutti. E sono film realizzati a partire da incontri con scienziati di vari campi e da un grande lavoro di documentazione, d’altronde io non ho fatto l’Università, ho lasciato gli studi a 14 anni e quindi faccio questi film anche per imparare io stesso. Ho voluto che fossero privi di commento, in modo tale che gli spettatori possano percepire quello che vedono ciascuno secondo la propria sensibilità, senza filtri.”
Tovoli: “‘Microcosmos’, così come altri film di Jacques, li ho visti praticamente nascere. Una volta eravamo in macchina e lui improvvisamente mi disse: ‘voglio fare un film su una goccia d’acqua che cade su una formica’. Questa immagine è poi diventata una delle scene più forti e famose del film.”
Immancabile un ricordo di Vittorio Gassmann, cui è dedicata la Retrospettiva del Bif&st 2017. “Attore grande, immenso, ma che come anche Marcello Mastroianni aveva il dono della semplicità.”

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