sabato 15 aprile 2017

Pasqua, vacanze e meditazione

Siamo prossimi ad una ricorrenza religiosa molto significativa per noi Cristiani: La Pasqua. La parola Pasqua deriva dall’aramaico “Pasha,”che significa "passare oltre", "tralasciare", e deriva dal racconto della Decima Piaga, nella quale il Signore vide il sangue dell'agnello sulle porte delle case di Israele e "passò oltre", colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone (Esodo, 12,21-34).
La Pesach indica quindi la liberazione di Israele dalla schiavitù sotto gli egiziani e l'inizio di una nuova libertà con Dio verso la terra promessa. La Pasqua con il Cristianesimo ha acquisito un nuovo significato, indicando il passaggio da morte a vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce e chiamati a risorgere con Gesù. La Pasqua, quindi, è la risurrezione di Gesù ed è avvenuta, secondo le scritture, nel terzo giorno successivo alla sua morte in croce. Ci sono simbolismi e tradizioni da rispettare per questa festa. Nelle sue celebrazioni liturgiche, tre elementi sorgono a simbolo di questa festività: il fuoco, il cero e l'acqua. Ma, facendo un piccolo passo indietro, nel periodo che precede queste  festività cioè la Quaresima, un elemento è fra tutti il protagonista, la cenere. La cenere che viene sparsa sul capo dei fedeli nelle celebrazioni del mercoledì dopo martedì grasso, vuole ricordare la transitorietà della vita terrena. È un monito che prepara alla penitenza per ricordare che "polvere tu sei e in polvere tornerai" come recita il libro della Genesi. La tradizione gastronomica è molto rispettata, ovviamente, diversificata da Regione a Regione, ma l’Uovo è il simbolo comune a tutti. Simbolo della vita che nasce, l’uovo cosmico è all’origine del mondo: al suo interno avrebbe contenuto il germe degli esseri. Presso i greci, i cinesi e i persiani, l’uovo era anche il dono che veniva scambiato in occasione delle feste primaverili, quale simbolo della fertilità e dell’eterno ritorno della vita. Gli antichi romani usavano seppellire un uovo dipinto di rosso nei loro campi, per propiziarsi un buon raccolto. La Pasqua, come festa di primavera è anche la prima grande occasione per concedersi una vacanza. Quale migliore connubio di Festa Sacra e meditazione? Ormai, infatti, da qualche anno le vacanze non sono più solo evasione ma anche occasioni per riflettere,entrare in stretto contatto con i nostri pensieri, per questo i Monasteri sono luoghi ideali.. Dapprima si sceglie per curiosità o perché oggetto di un regalo, poi vivendo la vacanza si comprende il perché sia tanto richiesta. I monasteri sono, infatti, da secoli luoghi d'accoglienza e di rifugio per viandanti e per certi versi potremmo considerarli gli antenati degli alberghi. Una vacanza in un monastero consente di vivere, per alcuni giorni, in un mondo parallelo rispetto a quello che ci accoglie nel resto dell'anno, un universo contrassegnato dalla meditazione, dall'ascolto dei propri sentimenti, dalla riscoperta del rapporto con gli altri e con la natura, ma soprattutto con Dio. Queste strutture conventuali sono quasi sempre in splendide località lontane dagli affollamenti delle città e sono circondate dal verde. La routine quotidiana ci allontana dall’opportunità e dal valore del silenzio, dall’introspezione,dal senso religioso della vita. La valenza di questa vacanza alternativa sta nel dialogo e nel confronto con i religiosi che gestiscono i monasteri e le strutture conventuali. Vivere totalmente o in parte la quotidianità che impone la regola religiosa dell’Ordine dei frati, consente di riscoprire e lasciare libertà d’espressione alla propria interiorità. Il lavoro è una componente della vacanza in un monastero, e rappresenta un'occasione per riscoprire stili di vita in disuso nella nostra società, citando buone abitudini del passato. Nei monasteri ci si ricorda ancora che per dormire è sufficiente un semplice materasso, che il cibo più gustoso è quello preparato insieme agli altri e non servito su un vassoio. Il ritorno, quindi, per alcuni giorni all’essenzialità, alla preghiera e alla meditazione sono aspetti che caratterizzano queste particolari vacanze, adesso diventate”di moda”. Il valore di queste vacanze è soprattutto l’incontro con i religiosi o le religiose, capaci di far percepire la gratuità della loro vita, che si esprime in attenzioni e premure quotidiane verso gli ospiti. Ma anche nella capacità di ascoltare e cogliere i loro bisogni, da quelli più semplici fino a quelli più profondi. Queste comunità religiose,  nei mesi estivi, organizzano per i loro ospiti una serie di attività: corsi di spiritualità e biblici a vari livelli, esercizi spirituali, convegni, itinerari spirituali per fidanzati e per famiglie, lectio divina, incontri vocazionali, ma anche, ad esempio, corsi di ebraico e di greco biblico, canto gregoriano, cetra, scrittura di icone. Molte comunità, inoltre, propongono ai ragazzi campi-lavoro, campi-studio, corsi di spiritualità ed esercizi spirituali.Questi luoghi dello spirito sono in ogni regione italiana ed hanno un costo simbolicoconcepito come offerta libera. Ci piace concludere questo servizio informativo con le parole con cui San Benedetto celebrava l’ospitalità:«Tutti coloro che giungono in monastero alla ricerca di nostro Signore, siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno Egli dirà: “Sono stato ospite e mi avete accolto”». Auguri a tutti i lettori che ci leggono con interesse e curiosità, che sia Pasqua nei vostri cuori. Caterina Guttadauro La Brasca