sabato 17 dicembre 2016

Fiction, Juan Diego Botto parla di "Good Behavior" e di sé: mio padre è uno dei desaparecidos della dittatura argentina


Juan Diego Botto ha presentato al Roma Fiction Festival 2016 Good Behavior, un thriller seducente che racconta la storia di una ladra e artista della truffa, Letty Dobesh, interpretata da Michelle Dockery, e di un assassino interpretato dall'affascinante attore spagnolo.
Letty è una donna amante del rischio che nella vita ha fatto sempre le scelte sbagliate, appena uscita di prigione vorrebbe essere una persona migliore e riavvicinarsi al figlio di 10 anni, da sempre accudito da sua madre – interpretata da Lusia Strus (Wayward Pines, Cotton). A vigilare su di lei e sul suo reinserimento nella società ci sarà l’agente di sorveglianza Christian (Terry Kinney) il cui operato però non è del tutto chiaro.
Ovviamente non tutto andrà come previsto, Letty non riesce a stare a lungo lontana dai suoi “demoni” e proverà a rapinare i clienti di un hotel nella Carolina del Nord. Mentre si trova in una delle stanze dell’albergo per caso scopre che un serial killer (Juan Diego Botto) è stato assunto da un uomo per uccidere sua moglie. Dopo aver passato tutta la vita nella criminalità, Letty decide di voler fare qualcosa di buono e si intrometterà per far fallire il piano del killer. Tra i due inizierà presto una relazione intrigante e pericolosa.
Definita la migliore serie prodotta dalla TNT, la storia porta lo spettatore a restare incollato allo schermo per tutta la durata di questo thriller e Sembra che ci sia molto da scoprire sia sul personaggio di Juan Diego Botto che su quella di Michelle Dockery.
Good Behavior è una serie TNT tratta dai romanzi di Blake Crouch.
La cosa interessante è il punto di partenza di questa serie, dove c'è un personaggio di donna appena uscita dal carcere con problemi di droga e alcool, che incontra un sicario e finiamo per affezionarci a questi due terribili personaggi da cui nella vita reale sicuramente scapperemmo. Mi è sembrato uno spunto affascinante per una serie. Nel mio personaggio si uniscono una premessa moralmente inaccettabile ed elementi di grande rigore morale. Come diceva il mio collega, il mistero dell’anima umana è sempre affascinante e quanto più oscuri sono questi misteri tanto più intrigante è la possibilità di interpretarli.
La dinamica tra i due protagonisti di Good Behavior ricorda un po’ quella in Out of Sight e Nikita, c’è stato un riferimento consapevole? 
Risponde Botto: Ho visto i film ma non li ho associati a questo progetto che ha origine da una serie di racconti di Blake Crouch sul personaggio di Michelle, Letti, mentre il mio appare appena all'inizio del primo racconto, è una creazione direttamente televisiva. Avevamo in mente altri riferimenti, questo progetto si muove su un terreno ambiguo, tra la commedia, il thriller e il dramma. Credo che l'alchimia tra di noi sia quello che sostiene la serie, questa tensione per cui vuoi che lei scappi e al tempo stesso che si metta con l'assassino vuol dire che funziona, è la storia di due personaggi marginali che cercano disperatamente di essere normali in un mondo che non li prevede.
Avere una fonte letteraria alle spalle aiuta? 
J.D. Botto: In genere è un aiuto perché ci sono informazioni che non sono presenti nella sceneggiatura, come in questo caso che molte parti del libro sono state tolte. Il pericolo è fare troppo riferimento a cose eliminate dal romanzo, che non sono nella storia e che lo spettatore non conosce. Servono come materiale di ricerca ma non è la materia prima che ti serve per costruire il personaggio. Bisogna essere scrupolosi nel farlo. 
Ma a sorpresa, Botto rivela il suo impegno e il suo tragico vissuto personale, commuovendo i presenti. Hijos è un'associazione creata a Buenos Aires negli anni Novanta dai figli dei desaparecidos della dittatura argentina tra il 1976 e il 198, io ne faccio parte perché mio padre è stato sequestrato e assassinato nel 1977. Quella che facciamo è una delle poche domande sociali che sono riuscite a ottenere una vittoria che poteva sembrare impensabile. È molto difficile in un processo storico che si prendano i responsabili di una dittatura, ma in Argentina si è riusciti a farlo, sono in corso processi civili e i colpevoli vanno in prigione, in ambito artistico ho scritto molti progetti che parlano di questo. Teatro per l'Identità è un progetto itinerante che affronta il problema dei molti figli nati in prigionia e affidati a persone amiche della dittatura, va in tutte le città dell’Argentina per far sì che vedendolo alcuni si chiedano se sono loro questi figli. Al momento se ne sono recuperati più di cento su 500 sequestrati. Io ho scritto cinque opere teatrali e tutte hanno a che fare con l'esilio e la dittatura argentina, l'ultima è stata premiata in Spagna e voglio farne un film entro due anni.
Emanuela Del Zompo

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