mercoledì 19 ottobre 2016

Sara Romano e il 1° disco "Ciricò" frutto della sua odissea artistica. La recensione di Fattitaliani

Si chiama Ciricò l'ultima fatica artistica della cantautrice siciliana Sara Romano, che in una pausa dai suoi numerosi viaggi in giro per il mondo, ha trovato il tempo di incidere otto tracce che raccontano tutto quello che ha imparato durante la sua Odissea artistica.
Un disco dalle frequenze basse e profonde, come profondi sono i messaggi veicolati e i temi trattati. Un'opera personale, intima, che mette in scena l'essenza stessa dell'artista. Essenza senza dubbio arricchita dalle varie influenze artistiche (sia per quanto riguarda la musica, sia per quanto riguarda i testi), che la musicista palermitana ha raccolta nel corso dei suoi viaggi. 
Nell'album, quindi, possiamo trovare di tutto: dal porto di partenza, che altro non è che la sua isola, rappresentata dalla title-track Ciricò, in dialetto siciliano, al folk rock di matrice statunitense riscontrabile in brani come Il complesso. Brani che, tra l'altro sono scanditi da un basso marcato e preciso (come avviene anche in La ballata delle parole complesse), che esclude completamente la possibilità di annoiarsi e fornisce una cadenza precisa al ritmo delle parole, le quali acquisiscono un significato profondo che a tratti pesa come un macigno. Sara Romano non si esime neanche dal varcare i Pirenei regalandoci anche un folk iberico che possiamo ascoltare in brani in lingua spagnola dal titolo La suerte politica e Mi casa.
Sicilia, Spagna, Stati Uniti d'America, Irlanda, tante sono le nazioni e le culture che la cantautrice riesce a toccare con questo disco così come tante sono le culture che realmente ha conosciuto e apprezzato e con cui, nel corso della sua vita, ha sviluppato un vivace rapporto e scambio artistico. Degno di nota inolte l'apporto tecnico fornito dai musicisti, fra i quali è giusto citare Marco Corrao (che si è occupato, oltre che delle chitarra e dell'elettronica, anche della direzione artistica) e Luca De Lorenzo (che fra i vari strumenti è stato il curatore della sezione bassi). 
In conclusione, ascoltando questo disco è possibile conoscere la storia di Sara Romano e gli eventi che l'hanno portata ad essere l'artista che è ora, ma, come avviene alla ragazza illustrata nella copertina dell'album, è possibile conoscere anche se stessi, osservando il vuoto che costantemente sta sotto i nostri piedi, anche se spesso non ce ne accorgiamo.
Giuseppe Vignanello
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