lunedì 5 settembre 2016

TEN CUTS, il 1° disco della band palermitana NOISE DEMON. La recensione di Fattitaliani

Il trio palermitano Noise Demon è composto dai fratelli Giorgio e Carlo Trombino (rispettivamente sax contralto e basso) e da Giulio Scavuzzo (Elevators to the Grateful Sky, Palmanana, Furious Georgie ecc.) alla batteria. I tre operano da molti anni nella scena indipendente palermitana e italiana con progetti come Haemophagus, Morbo, Undead Creep (death metal), The Smuggler Brothers (funk-jazz), Sergeant Hamster, Bigg Men (stoner/sludge/doom), Mezz Gacano (rock sperimentale) e via dicendo. È uscito il loro disco d'esordio "Ten Cuts" (registrato presso gli studi Zeit di Palermo), il cui titolo è ispirato a dieci "haiku compositivi" scritti da Giorgio sotto forma di frammenti verbali o semplici temi su pentagramma, utilizzati dal gruppo come canovacci improvvisativi. Fattitaliani lo ha ascoltato.

Quando il jazz o il funk jazz, incontra il death metal è inevitabile che il risultato sia un disco molto interessante e sperimentale. L'album in questione si chiama Ten Cuts ed è stato composto dai Noise Demon nelle circostanze che più si addicono  alla musica proposta dal disco: 4 ore filate di session in sala prove, avendo a disposizione soltanto dieci canovacci che le abili mani dei fratelli Trombino e di Giulio Scavuzzo hanno trasformato nei dieci brani presenti nel disco. Nomi già noti nell'ambiente musicale palermitano anche se, appunto, legati a generi nettamente differenti fra loro.
Il risultato è un'esperienza noise, catartica, della giusta durata e senza troppi eccessi, perché si sa, più carne metti sul fuoco, più rischi di bruciate tutto. I tre componenti del gruppo propongono basi di batteria tipicamente metal su cui si muove il sax contralto jazz, ma anche brani più soft in cui sono i fiati ad essere protagonisti lasciando un po' in secondo piano la sessione ritmica. 
Non mancano tracce dalla brevissima durata, sottili richiami alla musica orientale e medio-orientale, synth, e ambientazioni quasi spaziali, insomma tante le influenze per un'opera che alla fine risulta completa. È appunto il senso di completezza, di un prodotto generato e unito nella sua identità, che si avverte una volta ascoltato per intero il disco.
Foto di Cloud Martino
La traccia maggiormente degna di nota si può trovare a circa metà disco e si intitola Blobs of Blood. Quasi un manifesto di poetica che non supera neanche il minuto di durata e di cui è presente un video che riesce ad esprimere al meglio le intenzioni del disco e il chiaro messaggio sonoro che vuole trasmettere. I demoni, quindi, stanno già ballando sulle note prodotte dagli strumenti dei Noise Demon e non risparmieranno nessuno, vi prenderanno per mano e vi porteranno con loro all'interno di un'esperienza sonora, dimostrandovi quanto quest'ultima può essere cruda, violenta e spietata. Giuseppe Vignanello.
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