venerdì 26 agosto 2016

Venezia 73: Daniele Parisi, protagonista di "Orecchie", si racconta a Fattitaliani. L'intervista

Sarà presentato in anteprima mondiale alla 73a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nell’ambito di Biennale College, Orecchie, lungometraggio scritto e diretto da Alessandro Aronadio (Due vite per caso) e interpretato da un ricco cast, che comprende il protagonista, Daniele Parisi, al suo esordio al cinema e Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Massimo Wertmüller, Niccolò Senni, Francesca Antonelli, Sonia Gessner e Paolo Giovannucci. L'intervista di Fattitaliani a Daniele Parisi.
Innanzitutto complimenti per l’interpretazione. È stata dura entrare nel personaggio?
Mi sono divertito molto. La serenità e la concentrazione sul set ha dato la possibilità di lavorare al meglio. Prima di girare, alle prove, insieme abbiamo messo a fuoco le dinamiche del testo e abbiamo tracciato l’arco del personaggio con grande meticolosità ponendoci sempre con un atteggiamento critico. Tracciata questa rete solida è stato possibile giocare con il testo e mettersi in ascolto con gli altri attori con estrema libertà. Ad ogni ciak si trovava qualcosa di diverso, di nuovo.

C’è qualche aspetto del personaggio che interpreta che la rispecchia? Qualcosa in cui si riconosce?
Il personaggio di Orecchie si pone nei confronti dell’esistenza con eccessiva razionalità, ed è proprio questo extrema ratio, che ha consolidato le sue certezze e il suo modo di stare al mondo, a metterlo in crisi. Il mondo gli appare assurdo, dunque, e invivibile. Porsi nei confronti dell’esistenza in maniera critica lo porta a questo senso di smarrimento. Non posso non essere d’accordo con il personaggio che interpreto circa l’assurdità del mondo e dell’esistenza.

La storia raccontata nel film è veramente significativa: come è stato viverla dall’interno? Le ha lasciato qualcosa?
È interessante come viene affrontata la materia della crisi. Succede a tutti, ameno una volta nella vita e ci si augura accada più spesso, di perdersi, di smarrirsi, di vedersi sgretolare davanti le proprie certezze. Il che non è sempre un male. La crisi innesca il bisogno di mettersi alla ricerca di altre soluzioni, è il modo migliore per andare oltre se stessi, per superarsi, sempre. Mi piace dire che farsi lo sgambetto sul più bello, a volte, è necessario.

Dal teatro (scritto e interpretato), alla TV e ora al cinema, un esordio sul grande schermo veramente degno di nota, come ha vissuto il passaggio? Quale di queste forme espressive le è più congeniale?
Bisognava ricalibrare tutto. In questo caso l’adesione al reale doveva essere inequivocabile. Il teatro si avvale del segno e dunque di un linguaggio altro. È sempre interessante per un attore cambiare modalità espressiva. Davanti alla telecamera mi sono divertito parecchio, non nascondo che mi piacerebbe farlo ancora. Il teatro è comunque il luogo da dove provengo, sono un teatrante, uno scrittore di scena.

Un esordio che, tra le altre cose, l’ha vista al fianco di attori già affermati nel mondo del cinema. Com'è stato il confronto con il resto del cast, sia a livello professionale che personale?
Tutti gli attori del film hanno molta più esperienza di me al cinema, e dunque ho avuto il privilegio di recitare davvero con dei mostri sacri. Ho cercato di imparare molto da loro, rubando con gli occhi. Si è creato da subito con tutti una grande disponibilità all’ascolto e al gioco con il testo. Davvero una grande esperienza umana e professionale.

Quali sono le sue emozioni quando pensa che a breve comparirà sugli schermi della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia?
Non nascondo di essere molto teso. È una grande responsabilità. È la prima volta che faccio un film da protagonista, ed è la prima volta che vado al Festival del Cinema di Venezia, spero di riuscire a dormire in questi giorni …
C’è qualche attore in particolare a cui si ispira?
Ce ne sono diversi. Ne citerò due in particolare. Uno, in qualità di esponente di quella tradizione di attori legata alla Commedia all’Italiana, è Nino Manfredi, l’altro, con cui sono cresciuto e che amo artisticamente come solo si amano le cose di inestimabile bellezza, è Francesco Nuti.

Un’ultima domanda: ci può parlare di qualche progetto nel suo prossimo futuro? O qualche sogno nel cassetto?
Sto preparando il mio quarto spettacolo. Spero di riuscire a debuttare in teatro prima della fine del 2017. Nel frattempo continuerò a far circuire gli altri tre in repertorio. Continuerò dunque con i mie spettacoli anche se custodisco da sempre dentro di me il desiderio di fare Rugantino in teatro. Giuseppe Vignanello.
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