mercoledì 24 agosto 2016

I solisti del teatro, Simona Patitucci in "Noi Romane (Noantre)". L'intervista di Fattitaliani

Stasera ai Giardini della Filarmonica Romana, nell’ambito della XXIII edizione “I Solisti del Teatro”, Noi Romane (Noantre) da un’idea di Simona Patitucci, testo, liriche e regia di Toni Fornari. Interpreti: Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Noemi Sferlazza, Gloria Miele ed Ilaria Nestovito. L'intervista di Fattitaliani.

Come nasce l’idea di parlare di grandi figure femminile, miti e leggende? 
Sono sempre stata appassionata di Storia, non solo quella di Roma ma è ovvio che essendo romana ce n’è da studiare e da imparare dai personaggi storici. Ero sempre insoddisfatta dei libri di storia ed ho sempre notato che le figure femminili venivano sempre trattate in maniera superficiale. Ho sempre avuto la curiosità di saperne di più, di dare voce e di raccontare tante figure femminili che sono state da sempre fonte d’ispirazione ma non sono mai state ascoltate. Quando c’è stata questa proposta da parte di una delle interpreti, Valentina Martino Ghiglia ha incontrato l’idea che avevo in testa da molto tempo. Altra fonte d’ispirazione è stato il grande Gigi Magni con il quale ho avuto la fortuna di lavorare in teatro e che aveva la grande capacità di raccontare i fatti di Roma e dell’Italia con la stessa naturalezza con la quale raccontava i fatti di famiglia. Ho coinvolto Tony Fornari, giovane drammaturgo, attore e musicista e ci siamo divisi i compiti. Io mi sono occupata della ricerca storica ed abbiamo lavorato sulla verità del racconto. È un tentativo di far rivivere in qualche modo, la naturalezza che trovavo in Gigi Magni. Vogliamo riprendere da dove per forza di cose si è interrotto Gigi e raccontare questi fatti storicamente accertati ma anche leggendari. Partiamo dalla Lupa ed attraversiamo i secoli, arrivando fino agli anni Sessanta. L’ultimo personaggio in ordine cronologico è Elide, la sartina delle sorelle Fontana che è simbolico. Ne abbiamo ricostruito la storia attraverso le varie testimonianze raccolte durante il lavoro di ricerca. Parliamo della Papessa Giovanna, Donna Olimpia o Giuditta Tavani Arquati (eroina risorgimentale che ha partecipato all’assedio della Lungaretta, incinta del quarto figlio fu uccisa insieme al marito ed al figlio dodicenne dalle Guardie Papaline), personaggi che qui a Roma sono conosciuti solo per la toponomastica. 
Quale personaggio preferisci e perché? 
Preferite tutte, in questa edizione estiva ci siamo limitate a due monologhi a testa. Lo spettacolo tornerà al Teatro Belli per tutto il mese di marzo e stiamo studiando una formula un po’ a sorpresa, ovvero faremo ogni sera uno spettacolo diverso. Aggiungeremo altri personaggi che adesso abbiamo un po’ sacrificato. Sarà una bella sfida sia per noi che per il pubblico perché c’è veramente tanto da scoprire. In questa versione interpreto Giuditta Tavani Arquati e la Lupa. Il primo è recitato in versi. Il personaggio a cui sono molto affezionata e che da sempre mi ha molto incuriosito è Donna Olimpia. Narrata dalla storia come donna ambiziosa, ricattatrice, ma nella realtà era una donna che in anticipo sui tempi ha rifiutato di fare la “Monaca” ed è diventata una donna di grande potere a cui naturalmente segue l’invidia dei terzi. È passata alla storia grazie alla Statua di Pasquino come La Pimpaccia. Un altro personaggio che pensavo non esistesse era una Monaca garibaldina.  Ha combattuto armata a fianco di Garibaldi, in più ha scritto il primo best-seller dell’Italia Unita “Memorie del Chiostro napoletano” in cui racconta i soprusi subiti in Convento. Il libro non viene mai ricordato a differenza di quanto avviene con quello di Massimo d’Azeglio che viene ancora studiato in tutte le scuole. Attraverso il sorriso, con leggerezza vogliamo far riflettere ed anche commuovere senza appesantire. Nello spettacolo ci sono anche delle canzoni composte dal Maestro Massimo Siggillò Massara.
Hai dato loro voce non solo per raccontarsi ma anche per “rettificare” alcune inesattezze. Quali? 
Donna Olimpia donna ambiziosa e spietata, ambiziosa sì ma a ragion veduta. Agrippina madre di Nerone, assassina e sanguinaria, istigatrice del figlio. Noi vi raccontiamo la storia non basandoci sulle cose che si trovano di primo acchito, ma i libri e gli annali ci hanno portato a capire meglio la loro storia e abbiamo voluto raccontare la verità. Pensiamo che la Papessa Giovanna non sia esistita, invece dopo il suo passaggio sul soglio di Pietro è stata istituita la sedia gestatoria per assicurarsi che nessuna donna si travestisse da uomo e venisse eletta Papa. Chi veniva eletto, doveva sedersi sopra e attraverso un buco sulla sedia, un Diacono doveva assicurarsi che avesse gli attributi maschili. Toni Fornari ha saputo dare voce alle donne attraverso la poetica di un uomo. Perché no? Qual è il problema?
Hai lavorato con Garinei e Giovannini. Un ricordo particolare? 
Tanti! Il primo ingresso al Sistina per i provini “I sette Re di Roma” di Gigi Magni, con Gigi Proietti, musiche di Nicola Piovani e la regia di Pietro Garinei. Il mio primo ingresso non più da spettatrice, in quella sala immensa dove non c’era il pubblico ma solo Garinei. Salendo su quel palcoscenico vuoto per fare l’audizione, il mio primo pensiero fu “Vediamo cosa s’inventano perché da qui non scendo senza contratto” e così è stato. Dopo ho proseguito con Pietro Garinei al quale sono stata e sono ancora legatissima e mi ha insegnato tantissimo. Ho avuto la grande opportunità di lavorare con grandissimi attori come Gino Bramieri, Gigi Proietti, Valeria Moriconi, Nicola Piovani. Tutto quello che sono adesso, il mio percorso professionale, lo devo in grandissima parte a Pietro Garinei. Ancora oggi quando faccio i miei progetti, continuo a parlare con il mio Papà Gambalunga come chiamavo Garinei perché era molto alto con questa voce da burbero ma era un pezzo di pane. Mi ha insegnato tanto riguardo al rispetto. Grandi Maestri che appartenevano ad un mondo che ho avuto il privilegio di vivere. 
Elisabetta Ruffolo
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