sabato 16 luglio 2016

Festival di Borgio Verezzi, 19 luglio prima nazionale dei "10 piccoli indiani...e non rimase nessuno!" di Agatha Christie

Scritto nel 1936 e pubblicato nel 1939, E non ne rimase nessuno è considerato ancora oggi il capolavoro letterario di Agatha Christie, tanto che anche la cinematografia è piena di rimandi all’opera della scrittrice, basti pensare al film di René Clair con un cast d’epoca eccellente, oppure a tutti quei film successivi che adattavano il plot della storia a versioni più moderne. Ma questo testo resta nella memoria universale soprattutto per la perfetta struttura letteraria capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Forse il romanzo più cupo della scrittrice, probabilmente a causa degli echi della guerra in arrivo:ne nasce una vicenda piena di intrigo e suspense che trova il suo apice in un finale tra i più elettrizzanti e spiazzanti mai scritti. L’uso della filastrocca infantile, ribadisce il clima angosciante che pervade tutto il romanzo e che si manifesta tra i due poli contraddittori della colpa e dell’innocenza.

MARTEDÌ 19 LUGLIO prima nazionale Festival di Borgio Verezzi

10 PICCOLI INDIANI…E NON RIMASE NESSUNO!  di Agatha Christie
Traduzione di Edoardo Erba

Con, in ordine di entrata in scena:
Giulia Morgani, Pierluigi Corallo, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia
Mattia Sbragia, Ivana Monti, Alarico Salaroli, Luciano Virgilio, Carlo Simoni

Regia di Ricard Reguant

DIECI PICCOLI INDIANI… E NON RIMASE NESSUNO! - PRESENTAZIONE

Scritto nel 1936 e pubblicato nel 1939, E non ne rimase nessuno è considerato ancora oggi il capolavoro letterario di Agatha Christie, tanto che anche la cinematografia è piena di rimandi all’opera della scrittrice, basti pensare al film di René Clair con un cast d’epoca eccellente, oppure a tutti quei film successivi che adattavano il plot della storia a versioni più moderne. Ma questo testo resta nella memoria universale soprattutto per la perfetta struttura letteraria capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Il libro fu originariamente pubblicato nel 1939 in Inghilterra come Ten Little Niggers (Dieci piccoli negri, o Dieci negretti), a richiamare il primo verso della filastrocca a cui si fa più volte riferimento nelle sue pagine. Per evitare di offendere la sensibilità dei cittadini di colore, il titolo del libro subì una prima variazione l'anno seguente, in occasione dell'uscita negli Stati Uniti, dove si scelse come titolo l'ultimo verso della filastrocca, And Then There Were None. Anche in Italia la Mondadori Editore, prima casa editrice a pubblicare il romanzo (1946), scelse la seconda versione, titolandolo ...E poi non rimase nessuno. Questo titolo rimase fino al 1977, per poi essere definitivamente cambiato con il più musicale Dieci piccoli indiani, mentre negli U.S.A. è rimasto ancora oggi And Then There Were None.
La storia è nota: Siamo nel 1939, l’Europa è alle soglie della guerra. Dieci sconosciuti per vari motivi sono stati invitati su una bellissima isola deserta. Arrivati nelle camere, trovano affisse agli specchi una poesia, Dieci piccoli indiani. La filastrocca parla di come muoiono, uno dopo l'altro, tutti i dieci indiani. Di qui in avanti, una serie di morti misteriose infonde il terrore negli ospiti dell'isola, che iniziano ad accusarsi a vicenda fino ad arrivare ad una scioccante conclusione: l’assassino si nasconde tra di loro.
Forse il romanzo più cupo della scrittrice, probabilmente a causa degli echi della guerra in arrivo:ne nasce una vicenda piena di intrigo e suspense che trova il suo apice in un finale tra i più elettrizzanti e spiazzanti mai scritti. L’uso della filastrocca infantile, ribadisce il clima angosciante che pervade tutto il romanzo e che si manifesta tra i due poli contraddittori della colpa e dell’innocenza. La filastrocca, come definisce il critico inglese Falzon “E’ un’arma a doppio taglio che aiuta a creare quell’atmosfera magica e surreale, quella regressione infantile verso una vacanza nell’irrazionale, e allo stesso tempo scandisce con il suo ritmo inesorabile, la minaccia di morte che incombe su ciascun personaggio. Tutti professionisti sicuri di sé e della propria solida posizione sociale, che viene messa in discussione dal preciso momento in cui sbarcano sull’isola”.
Nel 1943 la Christie decide di adattare il romanzo per il palcoscenico: lo spettacolo rimane in cartellone a Broadway per 426 repliche. L’opera teatrale però differisce dal romanzo nel finale: l’autrice, per evitare al pubblico un finale cosi drammatico, decide di cambiarlo con un lieto fine, che oggi ci appare forse un po’ deludente e frettoloso...
Per questo motivo, per la prima volta nella storia della commedia e in accordo con la Aghata Christie limited, siamo riusciti ad ottenere il finale originale, quello del romanzo del 1939, con lo stesso svolgimento mozzafiato che siamo certi incontrerà i favori del pubblico e renderà giustizia ad un adattamento operato dalla stessa Christie e degno dei migliori drammaturghi teatrali.
La versione che vi presentiamo, diretta dal regista spagnolo Ricard Reguant, è stata un enorme successo sia a Madrid la scorsa stagione, sia a Barcellona. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati e delineati nelle loro profondità interiori. La stessa epoca del romanzo viene rispettata, grazie ad un’ambientazione nei suggestivi anni 40’ resa grazie alla scenografia in stile Art-Decò, con l’utilizzo di colori bianchi e neri, che darà certamente grande impatto visivo ad uno spettacolo che vede sul palcoscenico,per la prima volta insieme, dieci protagonisti della scena italiana, appartenenti a varie generazioni e con background artistici differenti.
Come scrive Reguant nelle sue note di regia:“Questa nuova versione teatrale si adatta ai tempi e all’estetica del momento facendo godere il pubblico nella ricerca dell’enigma preparato dalla Signora Aghata; questi dieci “piccoli indiani” bloccati nell’isola sono vittime o assassini? Questa è la stessa domanda che la scrittrice pone a se stessa mostrando al pubblico il lato nascosto di una classe borghese e aristocratica mischiati insieme in un’unica arena, rivelando le proprie carenze, facendoli confrontare e sbranare per la sopravvivenza fino a diventare esseri volgari e ordinari. Sembra quasi una vendetta della stessa Christie verso una classe dirigente nella società inglese in cui la stessa scrittrice vive agiatamente e dalla quale vuole evadere costringendosi a diventare lei stessa la carnefice verso i suoi personaggi”.