LORENZO BECCATI: UN GIALLO SUL MEDICO CHE USAVA LE SCIMMIE PER RIDARE LA VIRILITÀ AGLI UOMINI

 


di Mariano Sabatini

Impossibile non notare, leggendo i romanzi di Lorenzo Beccati, la raffinatezza della confezione (che contempla anche l’ideazione e l’ambientazione) e l’originalità del plot narrativo. Nell’inflazione, quasi insostenibile, del genere crime, perlopiù le sue storie vagano nella Storia, dal medioevo ai secoli più vicini. Penso all’amatissimo guaritore di maiali Pimain. Stavolta con La notte delle scimmie (per la collana SuperNoir Bross di Fratelli Frilli editori) ci trasporta a quasi un secolo fa, nel 1936, nel suggestivo castello di un medico realmente esistito, dove c’è una gabbia con 80 scimmie. I delitti riguardano proprio i primati, ad indagare l’investigatore Martin Giles. 

Il genere crime, di investigazione, è molto inflazionato. Tu lo frequenti da anni... non ti appare mai un po' condizionante o limitante? 

Inflazionato è dir poco. Negli scaffali delle librerie ha un ampio posto d’onore, a discapito degli altri generi. Credo che l’editoria debba centellinare i gialli. Non se ne può più di “la decima indagine del commissario…”,“Torna per la sesta volta il commissario”, “L’ultimo caso del detective che va in pensione” che poi non ci va mai. Parlando con un’amica carissima, Margherita Oggero, mi diceva che il suo problema, dopo tanti libri, era come ammazzare la vittima. Coltello già fatto, strangolamento già fatto, veleno basta!

E' più difficile scrivere un "giallo" rispetto ad altro tipo di narrativa? 

È di sicuro più difficile scrivere un giallo. Dei personaggi accattivanti, una trama solida, un’ambientazione ben descritta e un finale coinvolgente e il romanzo è fatto. Nel giallo, invece, bisogna aggiungere gli indizi che devono tornare tutti, non si può barare. È di certo la parte più difficile e complessa. Al minimo errore crolla l’impianto del libro giallo. È evidente che è una maggiore fatica cui molti si assoggettano poiché tutti scrivono gialli!

Soprattutto i tuoi sono thriller storici... Sei stato tentato da altri generi?  Non è un buon momento per i thriller storici. Anche qui, troppi. Io ho già sperimentato altri generi con libri grotteschi, come “Il santo che annusava i treni” riedito in questi giorni da Aporema Edizioni. Ora sto scrivendo un libro umoristico “Humor& Horror”. La satira fa parte del mio lavoro abituale come autore televisivo (da Drive In a Striscia la Notizia). Confesso che di sicuro tornerò presto al thriller. Già mi manca.

Martin Giles, simile agli investigatori classici Holmes e Poirot, come è arrivato a te? 

Martin Giles, il detective de “La notte delle scimmie”. È saltato fuori dalla mia intenzione, per una volta, di avere il più convenzionale degli investigatori, perché volevo mettere in risalto la figura principale della storia: lo scienziato Serge Voronoff. Un medico esistito veramente e caduto nel dimenticatoio. Ai suoi tempi, prima metà del Novecento, era famoso in tutto il mondo. Si rivolgevano a lui centinaia di uomini che rivolevano il vigore fisico perduto.  E lui li accontentava con innesti testicolari tra uomo e scimpanzè. Pen brevità non aggiungo altro, ma vi invito a cercare le tracce del Dottor Voronoff, ne rimarrete stupiti.

Sei attratto molto dalle ambientazioni storiche, la contemporaneità ti annoia? L’attualità non mi annoia certo. Ho scritto anche un giallo contemporaneo “Aenigma” e mi è piaciuto farlo. Il mondo così com’è spesso non lo comprendo e mi intristisce parecchio, e allora mi rifugio nel passato.


Un delitto in ambito televisivo potresti immaginarlo e raccontarlo? 

Un delitto in ambiente televisivo? Perché limitarci a un delitto. Sarebbe bella una strage tipo al “Grande Fratello Vip”. Purtroppo, sarebbe troppo facile scoprire l’assassino: il pubblico! Naturalmente, celio. Devo però dire che non è male come idea. In tv ci sono tanti personaggi amati e seguiti e probabilmente gli spettatori li apprezzerebbero anche come vittime di un crime. Oppure una fiction.

In questo romanzo assistiamo a delitti di scimpanzè, un po' il capovolgimento del celeberrimo racconto di Poe? 

Ho voluto cambiare un po’ rispetto al solito assassino e alle solite vittime. C’è un serial killer che uccide degli scimpanzè e non donne e uomini. Invece nel racconto di Poe “I delitti della Rue Morgue”, l‘assassino era un orango. Comunque l’accostamento mi lusinga. E senza motivo!

Come mai cambi spesso editore e come hai scelto Frilli? 

Non cambio editore poi così spesso. Mi piace lavorare con amici che stimo e che hanno una grande passione. In più si è più seguiti. I grandi editori hanno tempo solo per chi sforna bestseller o per il personaggio di turno o per Bruno Vespa! Con Frilli ho cominciato anni fa con un libro che parlava della nostra “Zena” ed è stato un successo.

Come ti appare in generale oggi l'editoria? 

Faccio un tifo sfrenato per l’editoria. I libri sono un bene assoluto e anche il Ministero dovrebbe darle una maggiore considerazione. Sento lamentarsi un poi’ tutti gli editori che si vende sempre meno. Anche se per i genitori non è ancora tardi, bisogna invogliare i ragazzi già a partire dalle scuole, dove i libri, spesso, te li fanno odiare. 

Oggi va molto cozy crime, il Gabibbo a cui dai la voce da sempre non potrebbe diventare un investigatore in una serie narrativa?

Il Gabibbo è un assassino imprendibile: è mascherato, non ha impronte digitali, il DNA di una moquette è difficilmente distinguibile. L’unica cosa che potrebbe inchiodarlo è l’impronta dei piedoni, decisamente fuori misura. Il Gabibbo può fare i più efferati delitti nelle mani del mandante: Antonio Ricci.


Fattitaliani

#buttons=(Accetta) #days=(20)

"Questo sito utilizza cookie di Google per erogare i propri servizi e per analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google, unitamente alle metriche sulle prestazioni e sulla sicurezza, per garantire la qualità del servizio, generare statistiche di utilizzo e rilevare e contrastare eventuali abusi." Per saperne di più
Accept !
To Top