“Olimpiccato” è la nuova opera di Rigaff, al secolo Riccardo Gaffuri, direttamente dalla collezione artistica chiamata “Politic POP”, un’opera sempre provocatoria ed ironica nella quale si riconoscono elementi sia rassicuranti ma anche destabilizzanti, come solitamente succede nei lavori di questo artista visionario.
Un po’ come nel vecchio giochino
che si faceva da piccoli si può scoprire in quest’opera un’ironia diabolica
costruita su di un fatto terribile: “l’impiccagione”; per di più le corde
penzolano dai 5 cerchi olimpici, per cui nasce spontanea la domanda: “Perché
Rigaff vede del male nelle Olimpiadi?”. Domanda rivolta direttamente
a lui, ed ecco di seguito la risposta:
“La mia non è una visione negativa delle olimpiadi, anzi; in quest’opera lo scopo è quello di esaltare il senso di unione, fratellanza e pace che scaturisce dalla bandiera olimpica. I 5 cerchi simboleggiano i 5 continenti e sappiamo perfettamente che in ognuno di essi si nasconde il male, la sopraffazione, la mancanza di libertà, ovviamente in maniera differente, chi più e chi meno deve fare i conti con i propri scheletri nell’armadio. Attraverso quest’opera, ho voluto simboleggiare le forze del bene, custodite dai cerchi, che contaminano, con il loro colori di armonia e pace, le forze del male rappresentate dai corpi penzolanti verso il basso, corpi senza nome, corpi anonimi ma che ognuno di noi può immaginare nella propria mente”.
Dunque la visione di Rigaff in questa raffigurazione artistica, nonostante il solito impatto cruento, lascia intravvedere uno spiraglio di luce, una vera unione salda e propositiva tra i popoli per la pace, la fratellanza e l’eliminazione di ogni guerra e di ogni sopraffazione.
Ovviamente Rigaff, come usa spesso
fare con le sue opere, unisce lavoro artistico tradizionale e street art sul
territorio, ed ecco comparire quasi magicamente un’istallazione in un luogo
iconico, sotto più punti di vista;
Piazzale Loreto a Milano, sulla piccola costruzione bianca, all’imbocco di Via Andrea Costa si può vedere una riproduzione dell’opera in oggetto che ci guarda in maniera disincantata e cruda.
Rigaff, al secolo Riccardo Gaffuri, continua ad elaborare lavori dinamici e colorati ma sempre rigorosamente pervasi da sfaccettature sociali con un grande impatto emotivo. Questa nuova opera che già dal titolo, “Aeternae Pietas”, lascia intravvedere contenuti profondi, ci racconta di una realtà tremenda, del dolore di una madre per il proprio figlio, ma non solo.
Il parallelo è chiaro e struggente, “La Pietà” di Michelangelo, presente come citazione nell’opera di Rigaff, è come se ci volesse dire che nulla cambia, tutto si ripete, odio e malvagità saranno sempre dietro l’angolo, e così una nuova madre rimane impotente contro i signori del male, contro la ferocia della distruzione, contro le bombe e le armate moderne.
Un’Eterna
Pietà ? Una lotta
continua? Una mancanza di pensieri di
pace effettivi?
Forse sì, ma mai rinunciare a
sperare, e questo lavoro vuole esserne un po’ l’esempio …
In quest’opera c’è un profondo dolore, ma c’è anche il grido di milioni di persone che, con le loro scritte sui muri, con i loro “NO WAR”, con le loro lingue ed idiomi continueranno ad urlare pace … pace … pace!
Anche dal punto di vista tecnico quest’opera si presenta in una maniera piuttosto nuova per Rigaff, abituato com’è lui a portare in giro per le città la sua street art, ora, al contrario, è la street art che contamina la rappresentazione artistica del quadro, come se un pezzo di muro sporco e degradato di una periferia si staccasse come per magia ed andasse a posizionarsi proprio sullo sfondo di quest’opera.
Lo sfondo, per l’appunto, è un susseguirsi di colori, scritte, pezzi di carta incollata, proprio come se si trattasse di un muro in balia dei “writers” di una città veloce ed animata.
Ma Rigaff ha fatto “quadrare i
conti” e come la contaminazione della strada è entrata nell’opera ora l’opera,
nel suo complesso, contamina le strade mischiandosi ai pensieri ed umori della
gente, persone che distrattamente passano lanciando un occhiata stanca e
rassegnata, ma forse qualcuno la guarderà con occhi diversi ed interessati,
pronto a portare con sé quel messaggio di pace e libertà.
La riproduzione dell’opera è
visibile sul muro del civico 12 di Via Palestro, Milano, nelle strette
vicinanze di altre due opere dell’artista, dedicate all’antimafia ed alla
legalità.

