Dal 14 febbraio "CHETOGENESI" di Giuseppe Matera in mostra a Casa Vuota (Roma)

Fattitaliani

 


Pane e pasta, esaltati in dipinti e sculture, si trasformano in forme organiche aliene, ipersessualizzate e deformi. È surreale, ironica e spiazzante la selezione delle opere che compongono la prima personale di Giuseppe Matera, intitolata Chetogenesi e ospitata dal 14 febbraio al 12 aprile 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo.

La mostra siinaugura sabato 14 febbraio alle ore 18 e, dopo l’inaugurazione, si può visitare su appuntamento fino al 29 marzo 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com.

L’artista prende spunto dal recente riconoscimento, da parte dell’Unesco, della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità e mette in scena, nel percorso della mostra, le ossessioni contemporanee per l’alimentazione e per il corpo, in una duplice declinazione parossistica: l’eccesso di cibo da una parte e l’uso smodato di diete dall’altra. Da qui il titolo del progetto espositivo, Chetogenesi, che indica il processo biochimico, attivato da un digiuno prolungato o da un insufficiente apporto alimentare di carboidrati, capace di convertire i grassi in fonte energetica alternativa per il funzionamento di cervello e tessuti. Antifrasticamente, la Chetogenesi di Matera è un tripudio di carboidrati.

«L’immaginario pittorico e scultoreo di Giuseppe Matera – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette al centro il cibo e in particolare la pasta e i prodotti di panificazione, considerati tra gli alimenti più rappresentativi della dieta italiana nel mondo, rielaborandoli dentro un panorama di mutazioni e deformazioni. Come in uno straniante “Sottosopra” fantascientifico,elementi del quotidiano vengono decontestualizzati, perdono la loro familiarità e si fanno alieni e misteriosi. Osservate nei dettagli, aumentate nelle dimensioni, astratte in componenti matematiche, geometriche, grafiche e compositive e modificate nella loro volumetria, le forme di maccheroni, cornetti, pagnotte e friselle si animano di una nuova vita e danno corpo a inedite tassonomie organiche, postumane e perturbanti. Nelle atmosfere inquietanti e livide dei dipinti, dove l’osservatore si sente osservato dalle cose pittoriche che osserva, le tumide visioni di Matera ostentano orifizi e turgori, caricandosi di una carnalità sessualizzata e di una tattilità sensibilissima, esasperate da un virtuosismo pittorico che unisce olio e fusaggine e dal silicone delle sculture. Food porn per cuori intrepidi, per chi si arrende a piaceri inediti e irresistibili. Molliche di pane e croste vedono fiorire sulla loro superficie irregolare colture di batteri e stratificazioni di muffe, mostruosamente estetizzate: ed è lì che sosta l’occhio del pittore, come per la carezza di un amante che si sofferma su una qualche epidermide marziana. Giuseppe Matera proclama il trionfo dei carboidrati insorti e insurrezionali, apparecchiando per il suo pubblico barocche “nature quasi-morte”, caratterizzate dall’agglutinazione di presenze fito-antropo-zoomorfe, giocate sul contrasto tra verosimiglianza e straniamento, in forza di una maliziosa pareidolia».

Nelle intenzioni dell’artista, è «una riflessione esistenziale sulla vita, sulla sua fugacità, sulla contemplazione della sua bellezza e della bellezza delle piccole cose, ma anche un’ironica critica alla perdizione nei piaceri sensuali».

«Questa mostra – dichiara Giuseppe Matera – è un’opportunità di indagine sulla percezione e sulla memoria, restituita in opere ambigue e sfuggenti. In alcuni dipinti la composizione presenta un rimando diretto con il genere della natura morta, sulla quale ho riflettuto sia a proposito dei valori formali sia sulla perizia tecnica degli autori antichi – una perizia che è necessaria al fine di rendere riconoscibile il soggetto raffigurato. È nato un corto circuito dove le nature morte dalla natura aliena si impongono come tali per via della familiarità della composizione –suggerendo quindi un senso possibile di riconoscibilità dei soggetti – pur rimanendo in fondo ignote, misteriose. Una delle conseguenze di queste operazioni è l’annullamento – e contemporaneamente un maggiore vigore – dei pattern e delle forme all’interno dell’intera composizione, quasi a simulare il processo di interazione sensibile con la struttura della realtà, laddove un rapporto reiterato e compulsivo con alcuni aspetti di essa guida la nostra mente a non porre più attivamente l’attenzione su di essi. La specificità dei soggetti da cui traggono ispirazione le opere, unita ai temi e agli interessi maturati durante gli anni, sono anche, a mio avviso, un’occasione di riflessione – o decostruzione – ironica del concetto di identità, in particolar modo gastronomica, ma anche puramente formale».

 

Giuseppe Matera (Acquaviva delle Fonti (BA), 1999) vive e lavora a Roma. Nel 2023 si è diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sta completando gli studi magistrali. La sua pratica artistica utilizza discipline e mezzi espressivi radicati nella tradizione, con un’impostazione concettuale contemporanea. Tra le mostre collettive in cui ha esposto, nel 2022 E questo è forma a UNAGaleria a Bucarest in Romania, nel 2023 Lézardes nello spazio Rue de Livourne 143 a Bruxelles in Belgio in collaborazione con ENSAV La Cambre, nel 2025 A gathering of souls alla Temple University di Roma e DA A AD A all’Istituto Polacco di Roma, la mostra del Premio Giovanni Colacicchi al Palazzo Bacchetti di Anagni e la fiera ArtVerona con la galleria Liquid Art System.

 

INFORMAZIONI TECNICHE:

TITOLO DELLA MOSTRA: Chetogenesi

ARTISTI: Giuseppe Matera

LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A

QUANDO: dal 14 febbraio al 12 aprile 2026

ORARI: visitabile su appuntamento

VERNISSAGE: 14 febbraio 2026 (orari: 18-21)

INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 – 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com

INGRESSO GRATUITO

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