di Giovanni Zambito - La 47ª edizione degli Incontri Asolani, storico Festival Internazionale di Musica da Camera promosso da Asolo Musica – Veneto Musica, si apre con un concerto che unisce poesia, intensità e libertà espressiva. Protagoniste della serata inaugurale, lunedì 1° settembre nella suggestiva Chiesa di San Gottardo, saranno Gloria Campaner al pianoforte e Miriam Prandi al violoncello, impegnate in un programma dal titolo Donne in musica. Un viaggio che intreccia i mondi sonori di Nadia Boulanger, Debussy, Brahms e Piazzolla, rendendo omaggio alla creatività femminile e alla forza del dialogo cameristico. Nell'intervista di Fattitaliani Gloria Campaner racconta il suo legame profondo con il festival, il valore dell’intimità nella musica e i progetti che arricchiscono la sua ricerca artistica.
Maestra Campaner, inaugura la 47ª edizione degli Incontri Asolani: cosa rappresenta per Lei essere protagonista dell’apertura del festival
Io sono molto molto legata al Festival di Asolo, agli Incontri Asolani, e sono molto legata all’organizzazione, tutto lo staff e soprattutto a Federico Pupo e alla direzione artistica da tanti anni. Ehm... sono più di 10 anni che lo frequento e per me è un luogo speciale anche perché è successa una cosa abbastanza forte della mia vita: 10 anni fa, il 7 settembre, il giorno in cui è mancato mio padre, cosa che è successa al mattino, io la sera avevo proprio un concerto per Asolo Musica che in nessun modo avrei voluto cancellare. E quindi insomma è stata una serata, come puoi immaginare, molto molto profonda, intima e toccante per tutte le persone che lo sapevano, sia che erano nel pubblico, sia chi ha organizzato la serata. Ma anche in generale si è creata un’atmosfera che mai dimenticherò.
E quindi per me è un ricordo molto forte, familiare, che va oltre qualsiasi descrizione che posso fare a parole. Però, a parte questo, è un festival che adoro davvero e mi sento molto onorata e privilegiata di poter far parte del cartellone. Sono felicissima di condividere questa serata insieme a Miriam Prandi e addirittura inaugurare il festival.
La Chiesa di San Gottardo è uno spazio unico per intimità e atmosfera: come influisce un luogo così raccolto sul Suo modo di suonare e di comunicare con il pubblico?
L’atmosfera e le sembianze di San Gottardo sono qualcosa di unico per chi fa musica, perché c’è la bellezza acustica di una chiesa, quindi una certa omogeneità e generosità acustica e musicale, ma anche un’atmosfera intima e calda. Direi che la parola prossimità è quella che più mi interessa e più mi tocca da vicino nella musica: prossimità con il pubblico, con le persone, prossimità tra presente e passato dei compositori. Io cerco sempre la prossimità e cerco di accorciare il più possibile le distanze: è quello in cui credo come artista, come musicista, per portare la musica a tutti e per non far sentire troppo lontani i compositori, anche se vengono da un passato che sembra remoto.
Il programma intreccia universi diversi, da Debussy a Brahms fino a Piazzolla: come ha costruito questo percorso insieme a Miriam Prandi e qual è il filo che lega epoche e stili così distanti?
Il programma che abbiamo scelto insieme a Miriam non ha esattamente un filo conduttore: è solo guidato dalla bellezza, dalla bellezza di grandi compositori e di grandi opere. Ci siamo forse lasciate un po’ guidare da questo bellissimo titolo, Donne in musica. Questo ci ha spinto a cominciare la serata omaggiando una delle più grandi compositrici, direttrici d’orchestra e insegnanti di composizione del Novecento: Nadia Boulanger. È stata, tra l’altro, l’insegnante dei più illustri musicisti e compositori al mondo, da Gershwin a Bernstein, Philip Glass, ed è stata anche l’insegnante di Astor Piazzolla, con il quale vorremmo chiudere il programma. Quindi c’è un piccolo filo conduttore che può essere questo. Poi abbiamo scelto due bellissime sonate per violoncello e pianoforte — anzi, nel caso di Brahms, per pianoforte e violoncello, come lui scrive.
Il rapporto pianoforte–violoncello è uno dei più intensi della musica da camera: quali possibilità espressive La affascinano di più in questa combinazione?
Io sono sempre stata affascinata dagli strumenti ad arco e in particolare il violoncello mi fa impazzire, perché è uno strumento che per suonarlo bisogna abbracciarlo. Anche il pianoforte richiede di essere un po’ fisici, ma sicuramente uno strumento che interamente viene abbracciato da tutto il corpo è ben diverso. E mentre lo suoni vibra con te e si sente proprio la sua vibrazione: per me è qualcosa che mi ha sempre attirato tantissimo.
Allo stesso tempo è uno strumento che può toccare dei bassi molto profondi, come la voce umana ma anche di più, e raggiungere acuti molto toccanti e sensibili. Mi piace per questa sua ampia gamma di registro musicale e sonoro. Mi sento molto fortunata perché il pianoforte di fatto suona con tutti questi strumenti, e quindi anche se non riuscirò mai a suonare il violoncello, mi sembra bello poterlo seguire, arricchire, nutrire di suoni di uno strumento altrettanto meraviglioso che è il pianoforte.
“Donne in musica” non è soltanto un titolo ma anche un manifesto: quanto sente che la Sua esperienza di pianista e artista dialoghi con il tema della libertà espressiva femminile?
Donne in musica è di fatto un manifesto. Sono molto contenta che sia il nostro titolo per quella serata e che voglia anche essere inaugurazione del festival. Questo mi fa credere, con molta gioia e serenità, che le cose stanno cambiando. Già la presenza di artiste straordinarie in tutti i cartelloni concertistici è sotto gli occhi di tutti: i tempi sono migliorati e cambiati.
Fino a pochissimo tempo fa non c’erano donne nelle orchestre e ancora oggi è molto difficile per chi sceglie la direzione d’orchestra. Anche l’affermarsi di compositrici è ancora a percentuali bassissime in tutto il pianeta. Però mi rendo conto di essere privilegiata: conosco colleghe straordinarie e ovunque mi giro trovo talento meraviglioso nelle donne che finalmente possono esprimersi, cosa che fino a poco tempo fa non accadeva.
Noi iniziamo il concerto con i brani di Nadia Boulanger, che ha rappresentato un’eccezione in un Novecento storico in cui quasi nessun’altra poteva avere l’autorità che lei ha avuto nella musica. Di fatto, lei è stata la prima direttrice d’orchestra della storia. Per noi è molto importante, siamo onorate e orgogliose.
Se dovesse descrivere in poche parole il messaggio che questo concerto vuole lasciare al pubblico, quale sarebbe?
Il nostro messaggio è sicuramente di libertà: libertà di espressione, ma anche libertà nella musica, nel modo di suonare, di intenderla, di plasmarla e costruirla una frase dopo l’altra. Sicuramente questa è la parola.
Guardando oltre questo appuntamento, quali progetti La attendono nella nuova stagione concertistica?
La mia vita ultimamente è un po’ cambiata, si è aperta a direzioni che forse io nutrivo dentro e desideravo fortissimamente. Da quando ho intrapreso con molta dedizione anche la strada del mental coaching per musicisti (Palestra delle emozioni, guida per giovani artisti), ho deciso di frequentare un po’ meno le stagioni concertistiche per dedicarmi anche ad altro.
La mia contemporaneità artistica racchiude tanti progetti che non avrei mai pensato di riuscire a fare con amore, successo e gioia. In realtà faccio cose molto diverse, tutte collegate alla musica: continuo con il progetto della Palestra delle emozioni per giovani musicisti, ma anche spettacoli di musica, letteratura e poesia — per esempio con Franco Arminio, con Valeria Solarino. Faccio l’assistenza di regia al prossimo Barbiere di Siviglia, una ripresa dello spettacolo di Damiano Michieletto che andrà in tournée in tutta Italia. Sarò al Festival della Filosofia di Modena con una grande artista e cantante italiana, Margherita Vicario.
E poi continuo anche a divertirmi suonando con musicisti straordinari come Miriam, ma anche con Alessandro Carbonari e Mario Stefano Pietrodarchi, con cui ho un trio dedicato alla musica del tango e in particolare a Piazzolla. Facciamo molti spettacoli con due ballerini campioni mondiali di tango e abbiamo questo spettacolo che si chiama appunto Libertango.
Questi sono i colori e un po’ la tavolozza dei miei gesti futuri, e di questo sono molto felice.