Marco Niro e il 1° romanzo: scrivere "Il Predatore" è stata una bella sfida


(Leggi l'incipit) Arriva in libreria il 24 gennaio  il romanzo d’esordio di Marco Niro, uno dei membri del collettivo di scrittura Tersite Rossi. S’intitola Il predatore ed è un noir avvincente che indaga la difficile relazione fra l’uomo e gli animali selvatici, fra l’orso e i cittadini di una comunità, fra la sete di potere e la fragilità degli esseri umani. 

Il predatore è ambientato in un piccolo borgo montano, dove una notte, sulla cima che sovrasta l’abitato, accade un fatto di sangue orribile, una strage destinata a sconvolgere per sempre la vita del paese. Le pulsioni represse e le paure ataviche trovano di colpo libero sfogo e a quel punto comincia la caccia al mostro. La bestia. L’orso. Mentre i fucili sparano, s’intrecciano le vicende di quattro uomini, sulle cui esistenze gli artigli assassini hanno lasciato il segno più profondo: il potente sindaco che sogna la poltrona più alta della politica regionale; uno stimato cardiochirurgo che vorrebbe diventare primario; un commissario di provincia che fantastica di diventare questore; un prete ribelle che sogna di ritrovare la fede. E quando il cerchio dei cacciatori in battuta inizierà a chiudersi inesorabile attorno al mostro, sarà forse troppo tardi per capire che il gioco, per tutti, è a perdere, e che ogni predatore, uomo o bestia, prima o poi rischia di diventare esso stesso preda.

Marco Niro ci racconta le sfide incontrate durante la stesura de Il Predatore.

"Scrivere Il predatore è stata una bella sfida. Nei panni di Marco Niro, infatti, avevo pubblicato finora solo un saggio e un libro per ragazzi.
La narrativa per adulti l’avevo frequentata parecchio, a dire il vero, ma sempre e solo nei panni di Tersite Rossi, il collettivo di scrittura che ho fondato nel lontano 2010 insieme a Mattia Maistri, col quale, in questi tredici anni, abbiamo dato vita a quattro romanzi e due raccolte di racconti.
Di conseguenza, Il predatore è per me, di fatto, un esordio letterario, difficile ed elettrizzante come tutti gli esordi. Trovandomi sfaccendato, io che fermo con le dita non ci so stare, pensai che era arrivato il momento di dedicarmi a un mio vecchio progetto: scrivere un romanzo di puro genere, ambientato in montagna, raccogliendo due sfide.

La prima era legata alla forma: volevo provare a usare gli stilemi del genere, in tal caso quelli del noir e del thriller, per “piegarli” e renderli funzionali alla causa della narrativa militante e d’inchiesta, ovvero l’unico modo, credo, per fare sì che il genere letterario, oggi, resti vivo e significativo, senza limitarsi a essere uno stampino o peggio ancora una gabbia.
La seconda sfida, invece, aveva a che fare col contenuto: senza essere un “montanaro” (in montagna ci vivo da quasi vent’anni, ma ho vissuto in riva al Po i miei primi venticinque), volevo provare a scrivere di montagna focalizzando su una certa realtà meschina che in montagna da troppo tempo vedo prevalere, una realtà popolata da figuri ambigui, a livello tanto politico quanto economico, che dicono di volersi battere per il futuro della montagna e al tempo stesso la distruggono, come ambiente e come cultura. Il rapporto distorto che è venuto a crearsi tra uomo e fauna selvatica, tra noi e gli orsi, m’è parso l’elemento più emblematico, oggi, se si vuole capire la realtà di cui sto parlando. E così ho deciso di metterlo al centro di questo romanzo.
Vi dirò anche da cosa Il predatore non nasce, e probabilmente sarà la cosa più difficile da credere: non è un romanzo che ho scritto per cavalcare l’attualità. Gli amici di Bottega Errante mi sono testimoni: hanno ricevuto la bozza del romanzo ormai quasi tre anni fa, ovvero ben prima che la cronaca recente si riempisse dei fatti tragici che conosciamo, e che hanno trasformato la delicata questione della convivenza tra uomo e fauna selvatica in un feroce, irrazionale dibattito tra tifoserie, tanto privo di scientificità quanto caratterizzato, fin troppo, da strumentalità bieca e opportunista. Eppure... Eppure, chi leggerà oggi Il predatore non potrà fare a meno di pensare che io abbia preso spunto direttamente da quei fatti, e lo dico perché io stesso, nel rileggerlo in questi mesi, ho pensato: “Com’è possibile? Le cose sono andate proprio così, quasi identiche a come le avevo immaginate...”. Quasi, per fortuna.
Se leggerete, capirete cosa voglio dire. E a quel punto sono certo che non mi crederete."

MARCO NIRO (1978) è giornalista e scrittore. Laureato in Scienze della comunicazione, ha collaborato con varie testate giornalistiche e oggi si occupa di comunicazione ambientale. Ha all’attivo un saggio (Verità e informazione. Critica del giornalismo contemporaneo, Dedalo 2005), un libro per ragazzi (L’avventura di Energino, Erickson 2022) e, con il collettivo di scrittura Tersite Rossi, quattro romanzi (È già sera, tutto è finito, Pendragon 2010; Sinistri, e/o 2012; I Signori della Cenere, Pendragon 2016; Gleba, Pendragon 2019) e due raccolte di racconti (Chroma. Storie degeneri, Les Flâneurs 2022; Pornocidio, Mincione 2023).

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