giovedì 6 maggio 2021

Intervista a Francesca Collovà, autrice di favole “emozionali”

di Laura Gorini - Auguro ai bambini di aver voglia di imparare sempre, perché solo così si realizzano i sogni

È una donna speciale Francesca Collovà. Mamma e insegnante nella scuola primaria, con esperienza lavorativa ventennale, ha dato alle stampe Imparato per la Edigiò. Un libricino dedicato ai bimbi piuttosto piccoli ma che tra le sue pagine ha molto da insegnare anche a noi adulti perché, si sa, nessuno, ma proprio nessuno, nasce “imparato”.

Francesca, presentati ai nostri lettori...

Con un po’ di imbarazzo scrivo di me…

Sono mamma di due bambini. Insegno nella scuola primaria da vent’anni.

Sono laureata in scienze dell’educazione e ho una grande passione per l’espressione artistica in generale.

Fin da piccola ho sviluppato un grande amore per i libri e l’illustrazione. Ho dipinto molti quadri (alberi) e successivamente scritto favole che mi piace definire “emozionali”.

Tu sei insegnante per la scuola primaria, come li vedi i tuoi alunni in questo periodo?

Aiuto! Che domanda difficile!

I bambini sono molto distratti in questo momento. “Distratti” proprio nel senso che è difficile creare “attrazione” verso qualcosa.

L’animazione alla lettura e la scrittura collettiva sono tra le poche attività in cui li veda coinvolti.

La didattica a distanza come l'hanno vissuta? E tu come educatrice?

All’inizio è andata meglio del previsto.

I miei alunni erano in prima e avevamo avviato il metodo montessoriano in classe, perciò temevo che non poter lavorare con la libera scelta e non poter usare i materiali fosse un grosso problema.

Invece, con la collaborazione dei genitori, i bambini hanno auto-costruito materiali, seguendo video di presentazione e tutorial creati ad hoc.

Quest’anno, per fortuna, siamo stati in DAD per pochissime settimane ed è stato più difficile.

Ma l’ostacolo più grande è stato vivere distanziati in classe, con poche possibilità di movimento fisico e senza condivisione: non sono abituata alla didattica tradizionale, che non è adatta ai bambini d’oggi.

Ti sei forse ispirata a loro quando hai scritto “Imparato”?

Non a questa classe, ma sicuramente è un testo che parla ai bambini, con intento pedagogico. Imparato è nato qualche anno fa, riflettendo sulla difficoltà, come insegnante, di far comprendere l’importanza del fare le cose con amore e cura e sul significato di educare, di aspettare il momento giusto, senza aver fretta.

Prima del Covid si accusava i bimbi e i ragazzi di trascorrere troppo tempo innanzi al pc e fino a pochi giorni fa erano costretti, per strano e tragico caso del destino, a starci per seguire le lezioni a distanza, oltre che per salutare amici e parenti. Credi che ci troveremo ben presto a che fare i conti con una generazione di persone introverse che faticano a vivere davvero?

Credo nella forza della relazione e dell’abbraccio. Aspettiamo di tornare a quella che consideravamo “normalità”.

Sicuramente la tecnologia è stata un’utile alleata, ma il suo abuso fa danni, soprattutto tra chi è in crescita.

Noi adulti abbiamo la responsabilità di trasmetterne un uso equilibrato, e spesso siamo i primi ad abusarne.

Molti sostengono che le vere vittime della pandemia siano i bambini e che la loro sia un'infanzia rubata. Tu, da insegnante e da mamma, che cosa ne pensi?

Penso che una pandemia sia qualcosa di talmente straordinario in termini negativi, che dobbiamo assolutamente trarne l’insegnamento del valore della vita.

I bambini sono bravi ad adattarsi. Sono stati penalizzati di più i ragazzi, gli adolescenti, i giovani, nelle relazioni in costruzione.

Sta a noi adulti alleggerire il peso di questo momento imprevedibile e difficile.

Come si può – a tuo avviso – cercare di restituire loro almeno una parvenza di normalità?

Credo che potremmo partire dall’educazione alla bellezza delle piccole cose, e dal dare loro tempo e attenzione.

E soprattutto come possiamo farlo senza traumatizzarli?

A volte le parole giuste le hanno loro: basta ascoltarli.


E, infine, un augurio che vuoi rivolgere a loro...

Auguro ai bambini di aver voglia di imparare sempre, perché solo così si realizzano i sogni.

Anzi, Laura: lo auguro a tutti.