domenica 25 aprile 2021

Maria Pia Basso, un'autrice schietta e sincera: ai bambini di oggi dico di avere fiducia in se stessi e di non avere fretta. L'intervista

di Laura Gorini - Gli esordi in campo narrativo di Maria Pia Basso risalgono al 2014 con la pubblicazione del testo “Noi Due”, un viaggio introspettivo compiuto da una giornalista che fa i conti la sua esistenza.

Ad oggi, gli scritti sono sei e hanno quasi tutti carattere pedagogico. A dicembre, con la Tomolo Edi Gió edizioni ha pubblicato “Elica”, una fiaba il cui protagonista è un drone pronto a compiere la sua prima missione sul cratere di Nord Est dell’Etna.

Tra il primo e l’ultimo, vi sono dei romanzi., tutti molto intensi e degni di nota. Proprio come lei...

Maria Pia, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi e virtù...

Facciamo introspezione, allora! Partiamo dai vizi?

Nessuno! Scherzo, sono iper critica verso me stessa, per cui ne ho tanti. Tra questi, credo di dover annoverare la schiettezza… La sincerità, a volte, può rivelarsi un mezzo diretto per accaparrarsi riscontri fastidiosi. Se, invece, l’interlocutore fa tesoro del nostro atteggiamento diretto, diventa un ottimo strumento. Nel primo caso, allora, posso affermare che è un vizio! Sono anche istintiva, parecchio istintiva, e troppo, a volte, pragmatica. Sostengo che questo possa non essere un vizio, ma so che per tanti è qualcosa di scomodo poiché porta ad essere razionali. E la razionalità, secondo la stragrande maggioranza, non consente di sognare. Sarà proprio così? Forse, ma a me piace prima realizzare e, dopo, sognare ciò che ho raggiunto, abbandonandomi allo stato d’animo sereno e gioioso di chi ha tagliato il traguardo! Virtù…ne ho? Sarebbe più giusto che lo dicessero gli altri, ma potrei considerare la ponderatezza e la pazienza che ho imparato quando sono diventata mamma, osservando le mie figlie nel percorso di crescita che è necessariamente composto di momenti non frettolosi. Sono state loro a ribaltare il mio essere frenetico, offrendomi una chiave di lettura differente e, di gran lunga, più proficua.

Chi o che cosa ti ha indotto a scrivere dei libri?

“Chi”, più che altro: un carissimo amico, Massimo Cantarero, che ha curato la prefazione di “Elica, un drone in missione sull’Etna”, svelando proprio l’arcano!

Avevo scritto una sorta di “poesia” in occasione di una recita scolastica alla quale aveva partecipato mia figlia e lui, leggendola, ha pensato che potessi dare sfogo alle mie emozioni attraverso, addirittura, la pubblicazione di libri! Ovviamente, sulle prime, non ci ho creduto, ma…alla fine, aveva ragione. Da allora, sono arrivata alla sesta pubblicazione…

Ma c’è anche un “cosa” mi abbia indotto a scrivere: il rendermi conto di voler “uscire dal guscio”, di confrontarmi e di crescere grazie a esperienze nuove. La scrittura mi ha consentito di rivedere me stessa e di accogliere pensieri e atteggiamenti altrui, grazie ai quali maturare.

In che situazione ami dedicarti alla scrittura?

Scrivo quando ne ho voglia, preferibilmente nella cucina di casa, il mio regno.

E alla lettura?

Leggo al mattino, mentre faccio colazione e riscaldo il latte tre, quattro volte perché, immersa nella narrazione, lo faccio, puntualmente, raffreddare!

È un momento della giornata che dedico a me stessa, cominciando dal fotografare l’alba: un miracolo alla cui vista non ci si dovrebbe mai sottrarre.

Si dice che un bravo scrittore sia in primis un eccellente lettore. E' così anche per te?

Leggere aiuta tantissimo perché amplia il proprio vocabolario, aiuta ad apprendere la costruzione delle frasi, nutre la sintassi. Purché si leggano testi validi che abbiano, pertanto, la capacità di fungere da “maestro”…

Tu che genere di lettrice sei?

A me piace addentrarmi nelle letture di autori sconosciuti o emergenti, perché sono curiosa ed essendo anch’io un autore non alla ribalta, vorrei trovare lettori che, pur avvicinandosi a testi, validi, famigerati, possano dedicare il loro tempo anche a chi, per svariati motivi, bazzica nelle “retrovie”. Io lo considero un atto di apertura e di fiducia verso queste “penne” dimenticate o poco valorizzate perché, magari, prive, alle spalle, di grosse opportunità promozionali.

Quando si ama molto uno scrittore si può cadere nel grave errore di “copiarlo” a livello di stile, trame e argomenti. Come si può evitare tutto ciò soprattutto se si è alle prime armi?

Se lo si ama, bisognerebbe rispettarlo, per cui far tesoro di ciò che si è appreso, cercando di creare una propria identità. Poi, è chiaro, però, che gli artisti traggono spunto dalla vita, dalle esperienze e che, in quanto essere umani, a tutti capita di vivere situazioni simili ad altri che, quasi inevitabilmente, concorrono a rimpinzare il contenuto dei propri libri. La differenza sta nella sensibilità e nella singolarità di ognuno quale “unico e irripetibile” pertanto differente nell’esporre o nell’analizzare; nel porsi nei confronti del pubblico. Nell’essere, insomma, se stesso, attingendo dalla stessa fonte rappresentata dalla vita.

Sei favorevole a corsi di scrittura o credi che tendano a omologare un po' troppo lo stile?

Non ne ho mai frequentati, per cui non saprei. Io ritengo, però, che bisogna trovare la propria strada, distinguendosi.

A proposito, tu come hai trovato il tuo e con quali parole lo descriveresti?

Non so se io abbia già un mio stile, cioè uno stile che mi caratterizzi in maniera preponderante. Ascoltando le osservazioni di alcuni lettori, apprendo che riesco ad arrivare alla loro interiorità, inducendoli a riflettere su se stessi.

Sii sincera: hai mai avuto il timore della classica pagina bianca?

No, anzi, la “pagina bianca”, quella di Word, per intenderci, stuzzica la mia creatività, tanto da non vedere l’ora di riempirla! Se mi imbatto in una narrazione, vado avanti senza sosta, come se i personaggi abbiano fretta di raccontarmi le loro esperienze, così che io non perda tempo le trasmetta al testo. Il “bello” viene dopo, nella fase di correzione…quando bisogna limare e non lasciarsi andare al sentimentalismo. In quel momento capisci che bisogna fare sul serio!

Tu hai all'attivo numerosi libri, ma svelaci qual è stata la genesi di Elica...

“Elica” è il mio figlio piccolo, “u figghiu nicu” come diciamo in Sicilia. Della sua nascita è responsabile, ancora una volta, Massimo Cantarero che non è soltanto colui il quale mi ha invitato a scrivere, ma un abilissimo tecnico di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Catania, nonché istruttore e pilota di droni. Ed Elica è un drone! Ascoltando i suoi racconti carichi di entusiasmo, i decolli dei suoi aeromobili, i tragitti da essi compiuti sull’Etna, mi è balenata l’idea che proprio quegli strumenti di alta tecnologia potessero diventare personaggi fiabeschi, pur rimanendo ancorati alla realtà, dato il mio essere, lo dicevo prima, pragmatico e razionale. E così, mi sono cimentata in un genere nuovo al quale mi sono subito affezionata.

Tra l'altro è molto amato dai bambini... Tu come li vedi i bimbi di oggi? Spaventati? Stanchi o altro?

“Elica”, con mia grande sorpresa, ha raggiunto il cuore di numerosi bambini, e questo, per me, è motivo di orgoglio e di riconoscenza. I bambini, oggi, stanno assorbendo il triste periodo che ci troviamo a dover fronteggiare e che ha modificato, persino ribaltato, la nostra vita. Hanno bisogno di essere ancor di più ascoltati, sostenuti e rasserenati. L’adulto, in questo, deve svolgere un compito difficile, ma essenziale e imprescindibile. I bimbi che stanno leggendo “Elica”, ad esempio, parlo degli alunni delle classi che lo hanno adottato come testo di narrativa, hanno accanto insegnanti preparati, lungimiranti e appassionati che sono riusciti a creare un clima di notevole entusiasmo in cui lavorare diviene una magia per tutti. Sono bimbi gioiosi e coinvolti per i quali il piccolo drone è un compagno di banco.

Un pensiero che vuoi rivolgere a loro?

Di avere fiducia in se stessi e di non avere fretta. Di essere un po’ come Elica che è piccolo come loro, con le paure e le speranze; con la sua voglia di scoprire il mondo e di incontrare l’ Etna, il più alto vulcano d’Europa, per compiere la sua prima e indimenticabile missione, abbattendo il timore inziale e decollando fiducioso sul cratere di Nord-Est dell’imponente “Muntagna”, con la “u”, come la definiamo nel linguaggio dialettale corrente.