domenica 21 febbraio 2021

Antonio Silvestre e l'incredibile storia di Ralph De Palma, un pilota grandissimo ma sconosciuto. L'intervista di Fattitaliani

Un docufilm che ripercorre le gesta di Ralph De Palma, un personaggio quasi sconosciuto, emigrato insieme al padre e ai suoi tre fratelli in America e ben presto grazie alla sua passione per i motori era diventato il più grande pilota della storia del motorismo sportivo. Un’idea nata per curiosità e dalla quale è venuta fuori una storia incredibile su un eroe dimenticato. Elisabetta Ruffolo per Fattitaliani.it ha intervistato Antonio Silvestre.

Come nasce l’idea di un docufilm su Ralph De Palma? Nasce qualche anno fa quando sono stato contattato dal Sindaco di Biccari, paese natio di mio padre, in provincia di Foggia. M’informa che un giornalista, Maurizio De Tullio, ha scritto un libro, una piccola raccolta di risultati sportivi su Ralph De Palma, un personaggio quasi sconosciuto che era nato nello stesso paese. Mi chiede di leggerlo e trovo molti spunti narrativi interessanti e lì ho pensato di ricavarne un docufilm. La mia idea iniziale era quella di fare un Film ma la ricerca dei fondi non è stata sufficiente per fare un lavoro in costume, molto impegnativo, sui primi del ‘900. Abbiamo deciso di fare una parte di ricostruzione storica quindi Fiction con attori, costumi, scenografia, una parte di interviste ed infine una parte di repertorio fotografico e di contributi video che ho acquistato sulle Banche dati del mondo.
L’idea nasce sicuramente per curiosità e voglia di raccontare un personaggio talmente tanto grande e allo stesso tempo, sconosciuto che fa sembrare questa storia, incredibile.
Negli Stati Uniti è celebrato come il più grande pilota della storia del motorismo sportivo e in Italia è conosciuto solo da pochissimi addetti ai lavori. Per scoprire chi fosse il personaggio e la sua grandezza, dobbiamo tornare a cento anni fa, quando diventò famoso come pilota di automobili e che ha fatto l’attore di alcuni Film muti in cui interpretava il ruolo di se stesso. In uno di questi film lui recitava insieme a Charlie Chaplin e William Fairbanks, i due totem del Cinema muto americano ma soprattutto mondiale di quegli anni.
 
Sono stato sulla sua tomba a Culver City in California, vicino South Pasadena dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita ed è sepolto vicino a Rita Hayworth e a John Houston.

Parliamo di un personaggio che negli Stati Uniti era arrivato all’apice della popolarità e del successo. Siamo negli anni in cui i grandi successi sportivi li consegue durante la prima guerra mondiale. Le notizie che arrivavano in Italia erano pochissime. Ho trovato alcune riviste come “La Domenica del Corriere” ma citavano pochissime cose. Un trafiletto a piè pagina perché ovviamente il giornale era quasi interamente dedicato alla guerra.
La prima grande vittoria che ottiene è nel 1915 non è mai stata più replicata.
Nel 1919 realizza il Record del mondo di velocità sulla spiaggia di Daytona Beach, dove siamo stati a fare le riprese durante questo incredibile viaggio. Pur avendo realizzato questo Record sono pochissime le notizie che arrivano in Italia. Con l’avvento del fascismo, lui non era allineato al regime, sicuramente non c’è stato troppo feeling con la politica dell’epoca e non è stato celebrato come avrebbero dovuto fare. Negli anni ’20 viene naturalizzato americano e gli americani si appropriano di un campione che non gli apparteneva perché era italiano a tutti gli effetti. 
Un uomo che nasce in un Paese di poche anime, in un sud Italia flagellato dal colera ma fortunatamente il padre, Pietro decide di prendere i quattro figli e di andare negli Stati Uniti dove già viveva la figlia più grande. Quando loro arrivano in America, il ponte di Brooklyn era ancora in costruzione, c’erano delle minoranze etniche tra cui anche italiani ed erano famiglie molto povere.  Italiani che venivano emarginati come accade oggi con i flussi migratori che popolano il nostro Paese e l’Europa. 

Lui viene celebrato soprattutto dalla Comunità italiana. 
Nel 1912 quando per la prima volta gareggia ad Indianapolis è in testa fino a due giri dalla fine quando si rompe un pistone e la macchina comincia ad andare sempre più piano e all’ultimo giro della corsa, purtroppo la macchina si ferma definitivamente e lui scende e la spinge insieme al meccanico perché per arrivare almeno al premio di consolazione per aver partecipato alla gara, bisognava tagliare il traguardo.  Per avere un paio di migliaia di dollari che servivano per costruire una nuova macchina, partecipare a nuove gare, era importante arrivare al traguardo. Il giorno dopo, questo gesto viene celebrato su tutti i Media americani, dai giornali alle radio che parlano solo di lui, definendolo “Un italiano che non si era arreso ad un destino avverso” invece di celebrare il pilota che aveva vinto la corsa che lo aveva superato solo perché si era rotto il pistone. E’ una parabola molto simile a quella di Dorando Petri che arriva al traguardo ma viene squalificato perché era stato sostenuto dai giudici. 
De Palma riempie d’orgoglio, il petto degli Italiani in America che per una volta possono dire “Uno dei nostri è diventato qualcuno”. Uno dei nostri che è arrivato qui senza una lira, senza possibilità economiche, con  una famiglia molto povera e riesce a diventare un Campione.  Gli anni delle grandi vittorie erano costellati di successi, come i Campionati del mondo che all’epoca si svolgevano in America e De Palma li ha vinti due volte. Ha vinto la Vanderbilt cup che è un’altra grande corsa americana. 
Nel viaggio di questo docufilm abbiamo ripercorso tutte le tappe americane della sua vita. Siamo stati a New York dove lui viveva e dove il papà aveva aperto questo Barber Shop dove lui faceva il garzone, siamo stati al Daytona beach dove lui ha realizzato il record di velocità, in California sulla sua tomba  e sul circuito di Indianapolis  dove abbiamo fatto domande ai veterani che stavano nel circuito  e mi hanno detto: “Se noi siamo qui oggi e questo Museo è aperto durante la settimana quando non ci sono gare e se oggi è ancora così famoso, noi lo dobbiamo ai pionieri  del motorismo sportivo dell’epoca tra cui Ralph De Palma. Indianapolis è diventato mitico proprio in quegli anni dove la maggior parte dei piloti morivano d’incidente perché le macchine dell’epoca avevano un grado di sicurezza bassissimo, si correva senza casco, in una situazione al limite. Ralph invece muore di cancro negli anni ’50, rimanendo uno dei pochi campioni che è riuscito a portare avanti la sua carriera senza molti stop.  Ha avuto qualche incidente ma si è sempre salvato. Incredibilmente muore abbastanza in disgrazia dal punto di vista economico. Quando sono stato in California nell’ultima casa in cui ha vissuto, era poco più di un bungalow, c’erano due stanze e un piccolo giardino davanti, in una zona abitata quasi esclusivamente da afro americani. Questa condizione era stata dettata dalla malattia della seconda moglie e poi dalla sua malattia. Lui aveva speso tutto quello che aveva guadagnato per le cure mediche. È stato un campione un po’ sfortunato. Negli anni dei grandi successi aveva guadagnato cifre esorbitanti e poteva diventare ricchissimo. Lui è stato l’ispiratore di Enzo Ferrari! 

Eh già! Ferrari nel vederlo disse “questo è un italiano. Perché un giorno non potrò essere anch’io un pilota d’automobili? 
Su questo pezzo di un’intervista che Ferrari aveva rilasciato negli anni ’80 per il Film “Rosso Ferrari”, siamo riusciti a recuperarla grazie ad una Cineteca Nazionale.  L’abbiamo usata come incipit del nostro docufilm!  E’ molto importante quello che dice perché quando aveva letto su La Stampa illustrata, di Raffaele De Palma, era un ragazzino. Era stato ispirato dalla gara di Indianapolis. Successivamente dice un’altra frase che è il vero trampolino per raccontarlo ed è davvero sconvolgente.
Lui dice “Tutti gli atti della mia vita successiva, sono tutti da ricondurre a questo mio sogno dell’adolescenza.   Se non avessi avuto quel brivido in quel momento e pensare “voglio diventare come Ralph De Palma” probabilmente non si sarebbe tuffato con tanto ardore in quello che poi ha realizzato nella vita. Il tutto diventa straordinariamente romantico. 
Potremmo dire che ognuno è fabbro del proprio destino, entrambi hanno fortemente  voluto ciò che hanno fatto e senz’altro Ferrari aveva una situazione economica migliore rispetto a quella di De Palma. 
Certo! Il papà di Ralph si è inventato il lavoro di barbiere ma quando stava a Biccari, trainava i carretti. Biccari è un piccolo centro dei Monti Dauni che ha come risorsa l’olio ed un grande bosco dove lui andava con un carretto, tagliava la legna e la portava in paese per venderla.  Aveva un lavoro modesto. Aveva cinque figli, quattro maschi e una femmina, non aveva una vita facile. Sono andati a Foggia con un carretto, poi da Foggia hanno preso una diligenza che li ha portati a Napoli e si sono imbarcati sul piroscafo. A seconda della potenza del piroscafo ci volevano tra i diciotto ed i trenta giorni di navigazione. Le valigie erano piene quasi esclusivamente di prodotti alimentari perché dovevano affrontare un viaggio così lungo con quattro bambini piccoli. Dal punto di vista dello spaccato sociale di quell’epoca e dei flussi migratori che dal Sud sono partiti verso l’America latina, sono storie straordinarie. Gente che aveva un grande coraggio, spinti dalla povertà, la maggior parte erano analfabeti. De Palma ha studiato. La sua storia è stata dettata dalla fortuna perché facendo il garzone nella barberia del padre, un giorno si siede un personaggio facoltoso chiede al padre di dargli il figlio perché gli serve nei negozi di ortofrutta per fare le consegne e crede che il ragazzino sarà veloce nel farle. In qualche modo il padre gli dice “Vai! Tanto con quello che guadagno io devo far mangiare anche te, almeno tu hai un’entrata differente”. Raffaele comincia a fare le consegne con una bicicletta che diventa il mezzo di trasporto che utilizza ed è così che inizia ad appassionarsi alla velocità e a fare le gare con la bicicletta. Successivamente si appassiona alla motocicletta e diventa uno dei primi pionieri a provarla. Fa delle gare anche di motociclismo, si appassiona la mondo dei motori e poi chiaramente passa alle quattro ruote e da lì inizia un’epopea di vittorie che lo ha consegnato alla Storia.
Il docufilm è stato presentato alla Camera dei Deputati nel luglio 2019. Era una versione un po’ grezza ma c’era grande voglia di presentarlo in una sede istituzionale e di farlo conoscere a qualcuno che per curiosità o per affetto del personaggio, possa tirarlo fuori dalla polvere. La più importante operazione che stiamo facendo è quella di togliere da un cassetto questa storia, questo ricordo dimenticato e farlo conoscere a più persone possibili. E’ una storia di grande interesse sia dal punto di vista sociale che sportivo. 

Simone Montedoro con Andrea Rizzi
Come mai hai scelto un narratore? 
È stata un’idea che mi è venuta strada facendo, non mi piace molto il concetto della voce narrante che racconta tutto e basta. Ho pensato di vestire Simone Montedoro dei panni di un uomo dei primi del 900 e di farlo interagire direttamente con le scene che dovevamo raccontare. Lui si siede veramente nella Barberia di Pietro De Palma e si fa fare i capelli da lui per raccontarci quello che stava avvenendo. La figura di un narratore che è anche attore ed è al centro della scena. 
Vincenzo De Michele

È 
come se fosse un alter ego? 
È un uomo che conosce i fatti e che ce li può raccontare come una voce esterna. Nello stesso tempo era anche all’interno perché si è finto come personaggio all’interno della scena stessa. 
Per la scelta del cast mi sono rivolto ad attori che conoscevo e con i quali avevo già collaborato. Da Alessandro Tersigni a Simone Montedoro, ad Alessandra Carrillo. Tutte figure che in qualche modo sono rimaste colpite dai miei racconti e quando gli ho detto che era un piccolo progetto e che non aveva grandi budget di produzione ma era una bella storia, mi hanno detto che volevano salire a bordo e sono stato molto contento di dividere questa esperienza con loro. Sono stati giorni entusiasmanti con delle scene girate su una vera autovettura del 1917, restaurata da un collezionista del Nord Italia e che ci ha dato la possibilità di mettere Alessandro Tersigni che interpreta De Palma, di sfrecciare oggi a 90 Km all’ora, mentre nel 1917 faceva 200 km all’ora.   E’ stato molto interessante capire cosa vivevano i piloti di quell’epoca. Vedendola dall’esterno mi sembrava un divano con quattro ruote. Pericolosissima, non ci sarei mai salito sopra. Tersigni è un grande attore che si è calato nel personaggio ed abbiamo realizzato delle scene anche ad una velocità discreta. Questo docufilm ci ha fatto fare un passo indietro in una storia abbastanza recente del nostro Paese che però sembra così tanto lontana. Abbiamo ricostruito la casa di Ralph dove non c’era l’energia elettrica ma c’erano le candele. La scena in una Chiesa dove Ralph cerca di consolare la madre in lacrime perché quando loro partono non avevano i soldi per partire tutti e quindi la madre rimane a Biccari. Partono solo il padre con i quattro figli maschi nella speranza di poter guadagnare dei soldi in modo da permetterle di partire successivamente. Purtroppo la fortuna non li ha aiutati perché la mamma si ammala e muore in America poco dopo essere arrivata. Abbiamo ripercorso dei quadri della sua vita abbastanza emblematici. Tutto questo è stato possibile grazie ad una serie d’interventi che sono stati quelli della MAC Film che è la società che lo ha prodotto. La Twister Film che è intervenuta in fase di post produzione a concludere il montaggio finale e a permetterci di arrivare su Chili e poi grazie alla Apulia Film Commission che ha sposato il progetto e lo ha sostenuto. Devo dire che in questo momento in Puglia c’è un grande movimento cinematografico che è dovuto soprattutto alla forza della Apulia Film Commission che ha cercato in tutto e per tutto di portare progetti nel territorio. Investire in Cultura in un momento storico come questo è importante e riesce anche a far avere una ricaduta sul territorio stesso. Grazie al contributo di Fortore Energia che è una società ecosostenibile di Energia eolica che si è innamorata del progetto dal primo momento e hanno deciso di darci una mano per farci riuscire a fare questo lavoro. All’ACI che è riuscita a farci avere la macchina del 1917 e a portarla in Puglia. Siamo riusciti in una grande impresa, conosco i costi e siamo riusciti a farlo con un quarto di quello che sarebbe stato un budget realistico. Da quel punto di vista siamo stati molto fortunati.
Elisabetta Ruffolo

Ralph de Palma - L’uomo più veloce del mondo

Un docufilm di Antonio Silvestre che ha curato anche la sceneggiatura e la Regia.
Con Simone Montedoro nel ruolo di narratore, Alessandro Tersigni, Vincenzo De Michele, Alessandra Carrillo, Andrea Rizzi, A. Urbano Silvestre.

DISPONIBILE DAL 15 FEBBRAIO SU CHILI (https://it.chili.com)