mercoledì 27 gennaio 2021

Un viaggio chiamato psicoterapia di A. Parentela e M. Longo. Intervista esclusiva per Fattitaliani

Questo libro è per tutti. Perché tutti dovrebbero interrogarsi su chi sono, per darsi l'opportunità di vivere l'unica vita che hanno nel miglior modo possibile. E il modo migliore lo si conquista soprattutto con la consapevolezza di sé. Per chi ha fatto un percorso di psicoterapia. Per chi sta pensando di intraprenderlo. E anche per chi vuole solo conoscere un po' di più della psicoterapia. Per chiunque consideri le relazioni umane pietra miliare della propria esistenza. Perché questo libro parla di psicoterapia, e di una relazione tanto difficile quanto profonda, di quelle che tutti dovrebbero provare, ma che forse non tutti hanno la fortuna di sperimentare nella propria vita. A scrivere sono due donne che si sono incontrate per caso. E a cui, ogni tanto, il caso fa iniziare delle storie che lasciano il segno.

Abbiamo intervistato Alessandra Parentela e Michela Longo, autrici del libro “Un viaggio chiamato psicoterapia”, edito da CTL Editore Livorno. Ecco cosa ci hanno raccontato!

“Un viaggio chiamato psicoterapia” è un libro molto interessante. Qual è stato l’input che vi ha
spinto a scriverlo?

Questo libro trae la sua origine dalla relazione profonda ed unica tra terapeuta e paziente. L'idea del libro nasce in modo molto naturale perché rappresenta l'unione perfetta di due intenti complementari: da una parte l'obiettivo di Alessandra di scrivere un libro innovativo sulla psicoterapia, dall'altra il tentativo di una paziente tra le più difficili che lei abbia avuto di comprendere a fondo il percorso psicoterapeutico attraverso la scrittura di dettagliati resoconti di ogni seduta.

E un giorno ci siamo dette che avevamo tutti gli ingredienti per poter scrivere un libro insieme.

Quanto tempo avete impiegato a scrivere “Un viaggio chiamato psicoterapia”?

Il libro ha visto la sua definitiva stesura a giugno 2019, ci ricordiamo ancora molto bene il giorno in cui abbiamo decretato definitivo il manoscritto. Il lavoro serrato per la scrittura è iniziato a marzo dello stesso anno, pertanto è stata un’attività piuttosto breve, intensa ma breve, a dimostrazione che le idee non ci mancavano e che anzi avevamo molto ben in mente entrambe che cosa volevamo realizzare. 

Quale messaggio volete trasmettere con questo libro?

Il nostro obiettivo è di voler accostare le persone alla psicoterapia, addentrandole in un vero percorso in cui potersi immedesimare, sminuendo quell’alone di vergogna e mistero che ancora c'è dietro al bisogno di rivolgersi allo psicoterapeuta. Chi va dallo psicoterapeuta ha problemi come li hanno tutti. La differenza con chi non ci va è che chi inizia un percorso terapeutico si mette realmente in gioco e vuole iniziare a risolverli.

È un libro che parla di esistenza e si interroga sul senso della vita. Il messaggio più forte che vuole dare è come sia nelle relazioni umane che si trova la risoluzione di qualsiasi conflitto, perché è nella condivisione che si trova la felicità. 

Tre aggettivi per definire “Un viaggio chiamato psicoterapia”.

DIFFICILE perché i percorsi ed i viaggi non sono mai facili, soprattutto quando si parla di relazioni.

Sono difficili da iniziare, ci vuole una certa dose di coraggio per iniziarli e mettersi in gioco.

Difficile perché si è impostata una relazione che si è focalizzata su una problematica esistenziale.

EMOZIONANTE perché le emozioni sono alla base dei nostri rapporti.

Pertanto tristezza, gioia, rabbia, disgusto e paura sono i veri protagonisti di questo viaggio.

Un viaggio che emoziona perché lungo il percorso la paura perde sempre di più il suo dominio per lasciare spazio alla tristezza e alla gioia che da troppo tempo era state messe all'angolo nella vita di Miki.

IRONICO perchè così è il nostro rapporto oggi, e lo era anche durante la terapia.

Perché siamo riuscite ad ironizzare su tanti aspetti della vita.

Perchè l'ironia è un aspetto fondamentale per la vita, che aiuta a superare molte situazioni difficili. 

Se doveste consigliare una colonna sonora come sottofondo durante la lettura di “Un viaggio chiamato psicoterapia”, cosa scegliereste?

Sceglieremmo “Experience” di Ludovico Einaudi perchè la sua melodia è un crescendo di tensione che arriva ad un culmine, che corrisponde metaforicamente al punto più alto del malessere di Miki. Che poi pian piano si dissolve, come si distende anche la musica. 

Qualche anticipazione per i vostri prossimi lavori?

Avremmo l'obiettivo di scrivere un nuovo libro insieme. Non c'è ancora una vera e propria pianificazione del lavoro ma diciamo che le idee non mancano. La nostra sintonia intellettuale non si è ancora minimamente esaurita pertanto ci piacerebbe “usarla” per continuare a fare insieme quelle riflessioni esistenziali che speriamo possano nuovamente emozionare i nostri lettori.

Inoltre possiamo anticipare che Alessandra ha già completato la stesura di un suo nuovo libro che verrà pubblicato a breve.