mercoledì 11 novembre 2020

Intervista a Michele Gazo, uno studioso, uno scrittore e un sognatore

(intervista) di Laura Gorini Bisogna andare oltre la Storia con la S maiuscola, ritrovando nei grandi avvenimenti storici elementi in cui la gente possa riconoscersi.

Ha da poco ricevuto il prestigiosissimo premio “Leonardo - The immortal light”, lo scrittore lombardo Michele Gazo per la sua opera I Medici - Lorenzo Il Magnifico pubblicata nel 2018 da Mondadori e dalla quale è stata tratta una meravigliosa fiction, trasmessa in prime time su Rai Uno. E ora, durante la nostra chiacchierata a cuore aperto ci rivela a che cosa sta attualmente lavorando...

Michele, è passato un po' di tempo dalla nostra precedente chiacchierata... Riprendiamo dunque il filo del discorso da allora... A quali testi ti sei dedicato a livello di stesura e di studio nel frattempo?

Sto lavorando a vari progetti differenti tra loro. Il principale è un romanzo d’avventura a cui sto pensando da tanto tempo, da molto prima de “I Medici – Lorenzo il Magnifico”. È ambientato all’epoca di Cosimo de’ Medici e ruota attorno a una reliquia misteriosa. Gli elementi principali sono l’esoterismo rinascimentale, il “meraviglioso” e tanta azione, tra battaglie, duelli, intrighi, misteri e amori contrastati. Mi sto documentando parecchio e devo dire che, come spesso accade, più si studia e più si scoprono aspetti intriganti e straordinari nascosti nelle pieghe della nostra Storia.


Recentemente ti è stato conferito un importantissimo riconoscimento a livello internazionale... Da italiano, che effetto ti fa?

Il premio “Leonardo - The immortal light” è stato conferito dal “Leonardo Da Vinci International Committee” in occasione del 500° anniversario della morte di Leonardo: è stato assegnato un solo riconoscimento per ciascun campo del genio umano e averlo ricevuto per la sezione Letteratura e Scrittura è stato un grandissimo onore, che mi ha riempito di gratificazione e gratitudine sia a livello professionale che personale. Leonardo è uno dei più grandi simboli del Rinascimento italiano e il fatto che io sia nato a mia volta in Italia mi fa sentire in qualche modo più vicino a lui. Questo naturalmente non può che aggiungere orgoglio ed emozione a questa magnifica esperienza.

Sovente i romanzi storici, al di là dell'epoca e del periodo in cui sono ambientati, risultano piuttosto tosti a livello di lettura per molte persone. Quale è il segreto - a tuo avviso - per renderli popolari?

Sicuramente andare oltre la Storia con la S maiuscola, ritrovando nei grandi avvenimenti storici elementi in cui la gente possa riconoscersi, sia a livello di sentimenti che di esperienze. Questo avvicina eventi e personaggi lontani al nostro presente e ci coinvolge in prima persona. E poi puntare molto sull’azione, sull’avventura, sull’intreccio narrativo. In questo aiuta moltissimo utilizzare uno stile semplice e visivo così come scegliere situazioni intriganti e dinamiche, lasciando ai volumi accademici le spiegazioni verbose e il nozionismo inutile. La scrittura dovrebbe infatti rivelarsi sempre “trasparente”, consentendo al lettore un’esperienza “immersiva” che risulti, proprio per questo, il più possibile avvincente.


Certamente il tuo romanzo più popolare è “I Medici - Lorenzo Il Magnifico” anche grazie alla messa in onda su Rai Uno della fiction omonima. Che ricordi hai di questa esperienza?

Ricordo l’emozione di aver potuto contribuire con la mia penna a questo progetto, scrivendo il romanzo della seconda stagione di quella che probabilmente si è rivelata la serie tv anglo-italiana di maggior successo internazionale: è stato per me un grande onore e un grande privilegio. E poi ricordo le lunghissime sessioni compositive in cui alternavo la scrittura allo studio del nostro meraviglioso Rinascimento. È stato un lavoro appassionante quanto impegnativo… e si è tradotto in una immensa soddisfazione.

Ma se ti chiedessero di ripetere tale esperienza con altri tuoi libri, quale o quali sceglieresti e perché?

Se dovessi trasporre uno dei miei romanzi in un film o in una serie tv la prima scelta ricadrebbe su Mediolanum - La conquista dei Celti [Centauria, 2016], sia perché la sua struttura si presta molto a un adattamento televisivo o cinematografico (in effetti, diversi lettori lo hanno definito “un film su carta”), sia perché racconta una vicenda tanto straordinaria quanto poco conosciuta, ovvero l’epica fondazione della città di Milano, così romanzesca da sembrare leggenda e che, invece, è storia vera. L’argomento e le gesta del mitico eroe Belloveso, fondatore della città, appassionerebbero sicuramente il pubblico dello schermo come hanno appassionato i lettori del romanzo.

Abbiamo parlato di tuoi libri, e quindi di te come scrittore, ma non di Michele in qualità di lettore... Quali sono i testi che hai amato particolarmente nell'infanzia e nell'adolescenza e che in qualche maniera ti hanno segnato a livello umano e/o professionale?

Ho scoperto la narrativa da bambino grazie a due romanzi di genere fantastico, Lo hobbit di Tolkien e soprattutto La storia infinita di Ende, a cui sono particolarmente legato. In adolescenza ho poi scoperto il genere weird anglo-americano ed è stata una vera rivelazione: autori come Poe, Lovecraft, Smith, Howard, Hodgson e molti altri mi hanno accompagnato per molti anni nella mia formazione e nella mia crescita personale insieme a quello che considero il più grande autore contemporaneo di narrativa popolare, ovvero Stephen King, a cui un po’ tutti gli autori della mia generazione devono qualcosa. Sul fronte storico-avventuroso, nonché italiano, cito su tutti Salgari, di cui ho ritrovato in tempi recenti un’eco, straordinariamente riveduta e corrotta, nello splendido Veracruz di Valerio Evangelisti. Quando poi è toccato a me passare dall’altro lato della penna, ho mantenuto l’impianto “eroico” che la narrativa fiabesca aveva attinto dal mito e l’ho inserito però in ambientazioni storiche, cercando esempi di personaggi reali. Questo perché a mio parere la narrativa trova il suo massimo potenziale quando esprime il cosiddetto “realismo fantastico”, ovvero quando è in grado di rappresentare la realtà rendendola “straordinaria” e al tempo stesso di trovare nel quotidiano elementi “fantastici”, nel senso di immaginifici. Penso sia un ottimo esercizio da fare anche con la nostra vita di tutti i giorni.

E se dovessi sceglierne uno che rappresenta il Michele di oggi e quello di domani, quali sceglieresti e perché?

Scelgo Il grande Meaulnes, di Alain Fourier, per la tensione verso lo straordinario e l’avventura e per la visione trasognata in cui immaginazione e realtà si confondono e si compenetrano. Ma anche per la particolare alchimia generata dal contrasto tra esaltante aspettativa e malinconica rimembranza.

Infine, un augurio che vuoi rivolgere alla tua persona e ai tuoi lettori...

A me stesso auguro che ciò che esprimo tramite la scrittura incontri sempre i gusti e l’apprezzamento di chi lo sceglierà e lo leggerà. Ai miei lettori auguro di ritrovare sempre la verità dentro la finzione dei romanzi e la potenza del romanzesco nella vita reale.