sabato 15 agosto 2020

Opera, Eufemia Tufano a Fattitaliani: in ogni personaggio deve esserci buona parte di noi stessi. L'intervista

Nello splendido scenario del Teatro Antico di Taormina l'11 agosto ha debuttato "Aida" primo titolo in cartellone della quarta edizione del Mythos Opera Festival: il 31 agosto si replica. Nei panni di Aida Elina Ratiani, Roberto Cresca è Radames, mentre nel ruolo della rivale Amneris troviamo Eufemia Tufano, intervistata da Fattitaliani.

Amneris non è proprio amato come personaggio: per un'artista che significato ha interpretarlo, anche vocalmente?
Amneris è un ruolo di arrivo per la vocalità del mezzosoprano e richiede una grande maturità vocale per essere eseguito. Si tratta di una scrittura impervia, voluta scientemente dal compositore per rendere l’idea di una personalità complessa, dilaniata dalla gelosia e dal potere che comunque non le consente di ottenere ciò che desidera. In contrapposizione con i propri sensi di colpa per aver determinato essa stessa un dramma inarrestabile, appare poi come un personaggio ricco di sfumature da capire fino in fondo. Ai miei occhi Amneris è solo una donna innamorata che, accecata dalla sua gelosia, usa il suo potere per determinare ciò che essa stessa desidera. Si troverà poi a pagare a caro prezzo ciò che ha provocato. Perde tutto, anche il suo potere nel momento stesso in cui si ravvede. Quando siamo Innamorati difficilmente percepiamo la realtà delle cose, l’amore spesso diventa malattia. 
Il suo comportamento potrebbe essere in parte giustificato? che cosa Le direbbe se ne avesse l'opportunità?
Cosa le direi? Esattamente questo, certa comunque di non essere ascoltata. Giustificarla? Umanamente ne comprendo le motivazioni ma non le perdono ciò che ha provocato anche a se stessa, per come sono stata concepita. Stiamo attraversando un momento storico che per il nostro settore è senza precedenti. 

Com'è andato il debutto a Taormina? 
Ho debuttato nel ruolo di Amneris al San Carlo di Napoli diretta da Pinchas Steinberg, avendo a disposizione tanti elementi di supporto che apparentemente aiutano ma, devo dire, che I’esecuzione di Taormina è stata addirittura più intensa. Si è creato un rapporto col pubblico di estrema sincerità, ho avuto la sensazione di essere in contatto diretto con loro e con la mia verità del momento. Mi ha lasciato un segno indelebile che ricorderò per tutta la vita. 
La formula concerto cosa toglie alla resa di un personaggio? o che cosa dà?

Da persona estremamente autocritica, ho avvertito per la prima volta il piacere di lasciarmi andare in un contesto completamente diverso, assolutamente scarno che, invece di togliere, mi ha regalato la libertà di esprimermi senza costrizioni di sorta. Bellissima sensazione.Un punto di grande forza è stato costituito dall’accompagnamento del Maestro Boemi, grandissimo conoscitore di voci e di repertori, e l’energia dei miei colleghi, che come me, si sono ritrovati, suppongo per la prima volta, in una dimensione del tutto nuova.
C'è un personaggio femminile dell'opera che secondo Lei più di ogni altro rappresenta in modo moderno la donna di oggi?
Per quanto riguarda il personaggio che meglio rappresenta la donna di oggi scelgo Carmen. Molto affine al temperamento di una Charlotte del Werther di Massenet, anche se poco attuale per i costumi del nostro tempo, Carmen mi appare come una donna molto emancipata, moderna, coraggiosa, fors’anche per i ricatti e le minacce che subisce nel contesto di quell’epoca, argomenti questi non avulsi dalle nostre cronache giornalistiche. “Libre elle est née et libre elle mourra“ (libera è nata e libera morirà) rinfaccia a don José. È la frase più emblematica che racchiude in assoluto la modernità, forza, la fedeltà a se stessa, l’emancipazione di una donna che non teme minacce pur di realizzare ciò che ritiene giusto per il suo destino. Per deformazione professionale e da mezzosoprano ho citato lei, pur essendo convinta dell’esistenza di tanti personaggi dell’opera, che attraverso il loro profilo psicologico risulterebbero più che attuali.
Se guarda ai suoi esordi, in che cosa si vede cambiata rispetto al suo rapporto con il bel canto, con la professione, con gli insegnamenti ricevuti?

Per quanto riguarda i cambiamenti dai miei inizi, il bel canto rimane la regola principale. Provengo da una formazione classica per eccellenza, quindi ho cercato di utilizzare le regole del bel canto soprattutto per l’interpretazione di questo ruolo memore degli insegnamenti ricevuti seppur consapevole del fatto che questo tipo di scrittura possa fuorviare. Non so quanto sia apprezzabile per quelle che considero le nuove tendenze, ma non essendo abituata alle esternazioni dalle tinte forti ed aggressive, ma rivolta all’interpretazione personalissima di un ruolo così complesso anche dal punto di vista vocale, il bel canto mi è stato di grande aiuto.  Rispetto agli esordi, come sempre c’è un po’ di consapevolezza in più che purtroppo o per fortuna non è mai abbastanza. L’incoscienza degli esordi aiuta molto, la consapevolezza tante volte può limitare nella sperimentazione che deve essere continua e fondamentale per la nostra evoluzione. Nell’interpretazione di ogni personaggio deve esserci buona parte di noi stessi e trovo che questo sia l’unico modo per entrare in contatto con la parte emozionale di chi ci osserva e ascolta. Giovanni Zambito.