lunedì 10 agosto 2020

Edoardo Siravo è Prometeo: il teatro è bellezza, giustizia e libertà. L'intervista di Fattitaliani

Giovedì 13 agosto al Calvi Festival appuntamento con il teatro: in scena "Prometeo" di Eschilo con Edoardo Siravo, Ruben Rigillo, Silvia Siravo, Gabriella Casali. Adattamento e regia di Patrick Rossi Gastaldi. Amico dell’umanità e del progresso, il titano Prometeo ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini e subisce la punizione di Zeus. Lo interpreta Edoardo Siravo intervistato da Fattitaliani.
Che Prometeo viene rappresentato sulla scena?
È un Prometeo tradizionale come può essere tradizionale adesso: è un testo bellissimo con delle cose da cui non si può derogare, tra cui il fatto che inevitabimente un attore porta la sua esperienza e la sua forza per un personaggio di questo genere. Facendo le prove, ne capisco la fatica e la difficoltà: però abbiamo un grande regista, Patrick Rossi Castaldi, e attori al mio fianco di grande supporto. Penso sia una bella esperienza per chi verrà a vederlo: non è facile vedere in giro per i teatri un Prometeo così.
Quanto c'è di mito e quanto c'è di attuale in questa rappresentazione?
Tutti i grandi testi classici di Eschilo, Sofocle, Euripide partono ovviamente dal mito forse adesso un po' lontano da noi: però questa antichità si compensa con una modernità straordinaria delle cose che ci raccontano. Tutto parte da loro: anche i comici hanno "rubato" a Melandro, Aristofane; tutto parte da lì e questo vale anche per la tragedia e non a caso Freud quando ha elaborato le sue teorie, è partito proprio dai classici greci: vedi Medea e gli infanticidi. Sono tutte cose di una modernità e di una attualità estrema, compreso Prometeo che è altamente attuale, la ribellione di un dio che ama l'uomo è importante: pensiamo al Covid, all'intreccio fra umanità e divinità perché non si sa bene chi ha mandato questo virus. Prometeo, come tutti i grandi testi dell'antichità, fa pensare: questo manca molto alla scuola di oggi, alla televisione, alla letteratura, anche al teatro. Ecco, non pensiamo più. Questo è un tentativo per ricominciare a pensare: e le persone che verranno a vederlo, comunque penseranno.
Lei ha ricevuto il Premio Flaiano: che cosa del riconoscimento le dà maggiore soddisfazione?
Quando uno riceve un premio alla carriera, si comincia a pensare "Oddio, è finita!" (ride, ndr). Ho cominciato giovane e ho fatto tanto, più di duecento spettacoli. Non ho mai smesso di fare il teatro e questo mi ha portato ad avere una carriera un po' più lunga di quello che dovrebbe corrispondere alla mia età. È uno dei pochi premi veri che ci sono in Italia, e sono veramente molto onorato: è un anello che chiude un po' una catena e sono pronto a fare altre esperienze, avendo un'età che mi permette ancora di interpretare grandi protagonisti come Prometeo che grazie a questo premio rifarò con rinnovata spinta.
Quanto ha messo di sé, del suo orgoglio, delle sue ambizioni in Prometeo?
Il regista mi ha detto "Sembri tu quando ti arrabbi" (ride, ndr). Io ho un senso spiccato della giustizia, un desiderio enorme di giustizia che mi ha fatto fare anche dei grossi errori come Prometeo. Bisognerebbe vedere perché si commettono questi errori: la motivazione può essere sana oppure tendente all'intrallazzo, alla lobby e questo è triste e avvilente. Ho fatto teatro per questo senso spiccato della giustizia e della libertà che hanno a che fare con la bellezza. Quindi per me il teatro è bellezza, giustizia e libertà. Sto vivendo un periodo non felicissimo da questo punto di vista, ma non posso mollare perché ho avuto grandi maestri di bellezza, cultura, teatro e di vita ed è un testimone che mi hanno passato. Il teatro non è un'arte (a parte casi come Pirandello, Fo, Bene), è un artigianato. E come tutti i tuoi buoni artigianati, ci si passa il testimone: dall'artigiano più anziano a quello più giovane. Ecco, sarebbe ingiusto ed eticamente sbagliato se io non cercassi di portare avanti quello che mi hanno passato i grandi maestri che ho avuto.
Chi sono gli Zeus attuali contro cui vale la pena continuare a battersi?
Sono quelli che agiscono appunto contro giustizia e bellezza. Purtroppo nella mia vita mi sono illuso di veder trionfare coloro che si ribellano a questi Zeus ingiusti e punitivi, e allora da questo punto di vista potrei sembrare uno sconfitto, perché in realtà non sono riuscito nell'intento. Dobbiamo però sempre combattere contro questi Zeus: il teatro fatto male, la tv fatta male, la letteratura fatta male. Ognuno in buona fede deve portare il suo piccolo seme perché poi posa crescere una cosa bella. Ognuno per sé deve fare un piccolo passo.
Secondo Lei, il teatro riesce a trasmettere e a condividere con il pubblico un po' del fuoco prometeico?
Sì. Chi viene ancora a teatro sceglie cosa va a vedere e ne fa un motivo della propria vita, questo è il fuoco prometeico che si può condividere tra artigiani del teatro e pubblico, che sono un'unica cosa, uniti da questo fuoco. Importante è svegliarsi, non assopirsi. Io vedo tanta umanità assopita e il fuoco di Prometeo è un modo con cui si cerca di risvegliare le menti assopite. Giovanni Zambito.

Lo spettacolo andrà in scena al Calvi Festival giovedì 13 agosto alle ore 21.15 nel Giardino del Monastero (ingresso da Piazzetta dei Martiri).  La prenotazione  allo spettacolo è obbligatoria per il rispetto delle normative di sicurezza vigenti. Il biglietto d’ingresso è di Euro 5 (cinque). Si può prenotare on line tramite vivaticket.com oppure telefonando o recandosi direttamente presso il Punto Informazioni Turistiche (telefono 3339615741; sede in piazza Mazzini n°14 – Calvi dell’Umbria (Terni). Orario di apertura al pubblico: mattino 10/13; pomeriggio dalle ore 20, ovvero un’ora prima dello spettacolo).

 

 ‘CALVI FESTIVAL 2020’ -  sezione CALVI TEATRO

“PROMETEO”  -  (da Eschilo)

Con: Edoardo Siravo, Ruben Rigillo, Silvia Siravo, Gabriella Casali e Alessandro D’Ambrosi.

Calvi dell’Umbria (Terni) -  Giardino del Monastero (ingresso da piazzetta dei Martiri)

Giovedì 13 Agosto 2020 - ore 21,15.

Biglietto: Euro 5 (cinque).

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA:

On line: vivaticket.com.

Telefonicamente o direttamente: Punto Informazioni Turistiche, Calvi dell’Umbria - Piazza Mazzini°14 - Tel.: 3339615741. Orario: tutti i giorni ore 10/13. Il pomeriggio: dalle ore 20 (un’ ora prima dello spettacolo in programma).
LO SPETTACOLO
PRESENTAZIONE
Prometeo è il dio amico degli uomini e loro benefattore, il Titano che li favorisce dando loro il fuoco contro il volere di Zeus.
Il fuoco significa il sapere e Zeus rappresenta lo status quo, la situazione dominante dell’Occi dente attuale.
Prometeo, «colui che riflette prima», il Titano che ama il genere umano, altro non è se non la metafora d’una lotta inesausta, identica a se stessa nell’apparente trascorrere del tempo: lotta contro il potere dei pochi, affidato all’ignoranz a dei molti. Ed è questo il segreto che Prometeo ha carpito ai numi: senza il fuoco della conoscenza lo sfruttato è il miglior alleato dello sfruttatore, perché non ha coscienza dei diritti.
Prometeo non è un solo mito, è un modo d’essere dell’uomo nella storia di tutti i tempi. Come un passero intrappolato, piuttosto che vivere in gabbia si rompe le ali contro le sbarre per riconquistare la libertà di volare, così l’uomo sfida le imposizioni e mette in gioco la vita, se il potere prova a imporgli un’ideol ogia di annientamento della sua libertà di scelta.
La scintilla del fuoco, da Prometeo sottratto all’egoismo degli dèi, accende una luce in un mondo popolato da esseri confusi e atterriti, che si aggirano «simili a larve di sogni», sulla terra desolata, e li guida verso una vita più consona alla loro dignità di uomini. Egli è dunque il fiero eroe ribelle alla tirranide, dotato di una fede incrollabile nell’uomo.
Una condizione senz’altro riconducibile alla nostra attuale in cui anche ciascuno di noi, forse confuso e spaventato, dovrà portare con sé la fiaccola del fuoco sacro della conoscenza per non essere mai asservito al potere ma sempre artefice del proprio destino.

Gabriella Casali

NOTE DI REGIA
Dopo la rivolta di Zeus contro il padre Crono e la guerra che ne segue, Zeus si insedia al potere e annienta i suoi oppositori.
Prometeo, per aver donato il fuoco agli uomini, subisce  la sua collera e viene incatenato ai confini della terra nella regione della Scizia e il suo fegato sarà divorato in eterno da un’aquila famelica.
Il dramma, interamente statico, mette in scena Prometeo di fronte a diversi personaggi divini, senza mai presentare un confronto diretto tra Zeus e il Titano.
La centralità di Prometeo in tutta l’opera è costante: un ribelle contro Zeus e i nuovi Dei che piegano ogni cosa alla loro volontà. Il protagonista appare cosi’ portatore di un valore  che non può non suscitare simpatia nello spettatore cioè la solidarietà verso gli uomini e la volontà di aiutarli a progredire facendo loro conoscere il fuoco.
L’ identificazione del pubblico in Prometeo avviene in quanto il Titano, come l’uomo, aspira ad un pò di più che non gli è concesso. E’ un eroe confinato in un sistema di valori arcaici,dove l’ambizione a un “di più” è considerata un atto intollerabile di superbia e tracotanza.
L’adattamento tende ad essere più diretto possibile, senza però, togliere alcuni misteri che le parole sanno suscitare, incantare, sognare, pensare. Senza sconvolgere i pensieri aulici e poetici che l’autore ci tramanda.
Una domanda sorge ora nel 2020: merita l’uomo questo supplizio atroce, senza pace e senza fine che Prometeo, innamorato dell’umano, subisce?