venerdì 10 aprile 2020

Decreto Liquidità ed Europa, parla il prof. Giovanni Farese

Decreto Liquidità ed Europa: quale via di uscita dalla crisi e quali soluzioni per rimettere in moto il sistema produttivo? Il Prof. Giovanni Farese, ordinario di Storia dell’economia e dell'impresa presso l'Università Europea di Roma, risponde a Fattitaliani.

"Il decreto va nella giusta direzione. In questa fase la liquidità è essenziale alle imprese per navigare attraverso la crisi. Ma attenzione quando si parla di "liquidità". Gli interventi messi in campo fino a oggi dal governo riguardano, per una parte, "denaro fresco" per il sostegno ai redditi e per un'altra "garanzie" alle banche. Con il Decreto Liquidità parliamo, appunto, di garanzie. In estrema sintesi, lo Stato garantisce il 100 per cento dei nuovi prestiti fino a 25 mila euro e il 90 per cento di quelli fino a 800 mila euro. Due le criticità: la garanzia avrebbe potuto essere del 100 per cento, almeno fino a 1 milione di euro; i tempi dei rimborsi si potevano fissare in 10-15 anni, invece che 6 anni. Ma ripeto: la direzione è quella giusta. Tenere in vita le imprese è essenziale anche per la tenuta dei livelli di occupazione. Ovviamente, l'Italia sconta una condizione di finanza pubblica più fragile rispetto ad altri paesi e ciò ne limita, e non di poco, la "capacità di fuoco". Quanto all'Europa: sono state assunte decisioni importanti, la più importante delle quali riguarda i programmi di acquisto di titoli da parte della Banca Centrale Europea e la revisione dei criteri attraverso i quali gli acquisti sono effettuati. Ma per quanto riguarda le altre istituzioni europee la dimensione degli interventi ipotizzati e i tempi di maturazione delle decisioni risultano, ad oggi, rispettivamente insufficienti e lenti, specie se confrontati con quelli di altre aree del mondo (Cina, Stati Uniti: ma i contesti politico-istituzionali sono diversi). La soluzione ideale resta una qualche forma di eurobond (titoli di debito comune), ma è difficile che ci si arrivi in pochi giorni. Occorrerà quindi una combinazione di più istituzioni e strumenti, europei e nazionali: dalla Banca Europea per gli Investimenti al Piano di Ricostruzione Europea di cui si parla in questi giorni. Ma dovremo anche aiutarci da soli, perché il crollo del PIL sarà dell'ordine di 10-12 punti quest'anno. Ora, è vero che l'Italia ha un elevato debito pubblico; ma è anche vero che il Paese gode di un elevato risparmio privato (oltre 4 mila miliardi solo di attività finanziarie delle famiglie, contro 926 miliardi di passività). Il risparmio può essere mobilitato con un prestito (non forzoso) di ricostruzione, garantito dai beni dello Stato. Darebbe un segnale, anche di fiducia nel Paese, importante"