venerdì 28 febbraio 2020

Mozart, Trilogia a La Monnaie. Tre grandi opere, un'unica cornice. La recensione di Fattitaliani

Alla Monnaie 10 ore di musica per una rappresentazione di Mozart che racchiude tre opere - Le nozze di Figaro, Così fan tutte e Don Giovanni - pur rispettandone l'identità individuale: un'idea del sovrintendente Peter de Caluwe ha portato alla realizzazione di una messinscena delle tre opere in successione, quasi fossero episodi di una serie televisiva; un'idea che ci ha permesso di rivedere i tre capolavori mozartiani in una nuova intrigante forma che crea un effetto moltiplicatore e ne aumenta la leggibilità mettendone in evidenza i tratti comuni; in un medesimo luogo - un edificio moderno qualsiasi nell'arco delle ventiquattro ore di una medesima giornata - gli stessi protagonisti delle singole storie intrecciano le loro vicende in una esplosione incontenibile di vitalità. La trama è inquadrata inizialmente dalla morte del commendatore e alla fine da quella di Don Giovanni e, come in una moderna serie televisiva, in ciascuno dei tre "episodi" compaiono accenni, anticipazioni, ricordi degli altri episodi e degli altri personaggi, in una sorta di 'interazione interna' fra le tre opere che a mio avviso aumenta la leggibilità dei singoli caratteri - come a dire, per esempio,  "guarda che la rabbia di questo personaggio di Cosi' fan tutte è come quella di don Giovanni!" - in un gioco continuo di rimandi, in scena ma anche cinematografici: un meccanismo narrativo moderno che contamina le singole opere ma rispettosamente, non le disturba né le distorce, e che garbatamente aumenta la leggibilità del tutto.
Le riprese cinematografiche utilizzate, con gli stessi attori/cantanti nei medesimi ruoli, radicano le storie in una Bruxelles contemporanea, che diventerà Palermo nella prima italiana del Teatro Massimo (che coproduce).
Jean-Philippe Clarac e Olivier Delœuil, i due registi, hanno creato così una  struttura unitaria, una spina dorsale unica che attraversa e sostiene le tre opere  mantenendole pero' nello stesso tempo indipendenti e 'integre' nel loro contenuto musicale e narrativo. Operazione legittima? Sono accettabili questi déplacement dei personaggi che, attraverso i doppi ruoli di quasi tutti i cantanti o che attraverso gli inserimenti cinematografici che accompagnano tutta la trilogia, compaiono 'altrove' e fluiscono da un'opera all'altra, ad accompagnarne lo svolgimento?
A mio parere è necessario fermarsi e riflettere sulle differenze fra i protagonisti di un'opera letteraria - sia esso l'Io narrante nella Recherche o la Lucia ne I promessi sposi - e i personaggi creati dal libretto di un'opera lirica: il personaggio creato nell'opera letteraria si struttura e viene in vita attraverso un'infinita e sapiente complessità di dettagli; ognuno di questi dettagli contribuisce alla tenuta dell'insieme; nell'opera letteraria, così come nell'opera pittorica, non puoi togliere o aggiungere un particolare senza devastare l'opera originale, senza trasformarla in qualcosa di inappellabilmente altro: una piccola modifica e l'originale come creato dal suo autore non esiste più! Non puoi togliere o modificare un solo elemento senza distruggere quell'equilibrio delicatissimo e unico che costituisce la rappresentazione pittorica o letteraria.
Nell'opera lirica invece il libretto - cioè la narrazione della vicenda - è quasi una sorta di traccia; è certamente più di un semplice canovaccio ma è piu' vicino a una 'struttura di guida', ad un binario che a un'opera compiuta: resta, per sua intrinseca natura, un qualcosa da riempire attraverso la messinscena; il libretto è quindi ben diverso, funzionalmente e letterariamente, da un'opera letteraria narrativa: è un genere in sé anzi direi - cum grano salis, e sperando di essere bene inteso e che Da Ponte non mi fulmini!- che non ha vita in sé stesso ma che si compie soltanto quando accompagna e a rende visibili i flussi della musica sottostante, che lo vitalizzano e gli danno senso: ogni personaggio del libretto  esplicita cosi' una composita serie di elementi musicali, e alcuni di questi elementi sono comuni a diversi personaggi, come in una sorta di intersezione di insiemi nella  teoria matematica degli insiemi (dove c'è una porzione degli insiemi che si interseca e che forma un insieme comune): nell'ambito dell'intersezione - cioè nello spazio comune ai due personaggi - esiste per il regista uno spazio di manovra, la possibilità ragionata di accostamenti e parallelismi fra personaggi simili; certamente si tratta di 'contaminazioni' ma se fatte con sapienza possono aiutare ad ampliare il punto di vista, evidenziando le somiglianze; ovviamente è una operazione delicata ma a mio avviso legittimata e resa possibile da una comprensione profonda dell'opera.
Mozart scava con la sua musica nella profondità dell'anima e genera un flusso che porta a galla le sue molteplici sfaccettature, la sua complessità, la sua inafferrabile ricchezza: ogni personaggio creato dal libretto è una via di uscita di questi flussi straordinariamente complessi, ogni personaggio ne svela e interpreta delle componenti, in una miscela di pazzesca ricchezza: io credo che questa trilogia rispetti profondamente i flussi fondamentali di questa  musica meravigliosa.
Con questa premessa godiamoci i blu, i gialli, i rossi, colori che connotano ciascuna opera  (il rosso va al Don Giovanni e alla sua affascinante trasbordante sensualità, ça va sans dire, il giallo a Cosi' fan tutte) e che ci danno degli indizi per capire gli inserti, le anticipazioni, le commistioni, come in un restauro corretto sono segnalati i rifacimenti e gli inserti nell'originale; godiamoci una chiave di lettura di Mozart dichiaratamente ed esplicitamente al femminile, con i personaggi che si confrontano con le nuove realtà del MeToo e con una nuova sensibilità verso la diversità dei generi;  godiamoci la meravigliosa musica diretta da Ben Glassberg e Antonello Manacorda; godiamoci il notevole cast delle tre opere; godiamoci l'intelligenza di chi vede nell'opera un mezzo culturale in evoluzione e trasformazione  e non un polveroso stantio entertainment per agés annoiati.
Giovanni Chiaramonte
Foto scena: Forster.