domenica 23 febbraio 2020

Trilogia Mozart Da Ponte: Nozze di Figaro, Così fan tutte e Don Giovanni a Bruxelles nel 2020. La recensione di Fattitaliani e le foto

Il flusso della vita, la mescolanza e la sovrapposizione parallela di più esistenze e colori. Il significato della trilogia mozartiana in scena alla Monnaie di Bruxelles (è una coproduzione col Teatro Massimo di Palermo) andrebbe ricercato e pensato in questa prospettiva come punto di partenza sia per la sua comprensione che per il tentativo di goderne profondità, bellezza e idea.

Narrativamente, non c'è alcun reale collegamento fra "Le  nozze di Figaro", "Così fan tutte" e "Don Giovanni": eppure le scelte dei registi JEAN-PHILIPPE CLARAC e OLIVIER DELOEUIL (ideatori anche dei costumi) ne fanno un ensemble che alla fine nella sua molteplicità risulta coerente, ben strutturato, solido, piacevole.
È la dimostrazione del semplice fatto che la vita nei dettagli e nei dati che la connotano non è affatto catalogabile, non è facile da racchiudere fra quattro pareti, in compartimenti stagni. Ogni storia comincia da un'altra, la interseca, la influenza e questo al di là della cronologia (qui tutto è raccontato nell'arco di una giornata brussellese del 2020) e delle vicende personali.
In fin dei conti, le donne e gli uomini sono sempre gli stessi, si ripetono, si rifanno gli uni alle altre, ricommettono gli stessi errori, intraprendono il medesimo cammino di chi li ha preceduti e di coloro che verranno appresso.
Non per niente, si fa sovente ricorso ai "tipi" umani che attraversano le varie epoche, si fa capo a storie di ogni famiglia e consorzio umano, a prescindere dalla specifica collocazione spaziale e temporale, geografica e storica.
Tale idea di base costituisce anche l'organizzazione scenica (complimenti allo scenografo RICK MARTIN e al curatore delle luci CHRISTOPHE PITOISET) e l'intreccio delle tre opere. Un edificio composto di tanti spazi interconnessi fra loro da porte o da scale, dodici artisti su tredici interpretano due ruoli, costituendo così un puzzle che ognuno contribuisce a completare: ed è alla fine, nella sua interezza, che lo spettatore ha il quadro completo e le diverse singole intuizioni percepite lungo le tre distinte serate si ricompongono in un unicum di cui si capiscono intenzioni e finalità.
Lo sguardo d'insieme dà respiro ai singoli dettagli che si affacciano man mano lungo la narrazione, racchiusi e raccolti in un ciclo vitale che ha il suo inizio nel cadavere del Commendatore e la sua fine nella morte di Don Giovanni. I video realizzati da JEAN-BAPTISTE BEÏS e TIMOTHÉE BUISSON continuamente proiettati sullo sfondo hanno questo scopo e palesano l'intento drammaturgico di LUC BOURROUSSE.
La Trilogia andrebbe vista più volte per coglierne appieno le sfumature che contiene: importa però che lo spettatore -sia esperto che occasionale- potrà tornare a casa con un adeguato livello di comprensione e godimento, che -come l'impianto scenico- è concepito in modo stratificato, dosato, secondo più gradini di fruizione.
Ottima l'idea di un Don Giovanni cieco: il suo stile di vita in effetti non lo rendeva insensibile agli altri, irrispettoso verso le donne, incosciente? Inoltre, l'appoggio e il sostegno di Leporello diventano ancor più necessari.
Spiazzante ma ben congegnata la figura e l'azione del Commendatore nella scena finale.
Bellissimi i colori che si alternano nella predominanza in base all'opera rappresentata, rispettivamente blu, giallo e rosso: e notare i dettagli di suppellettili, mobili, capi d'abbigliamento è un ulteriore piacere.
Gli artisti? Tutti, tutti di prim'ordine: un'escalation di bravura, disinvoltura, naturale presenza scenica, padronanza del personaggio. Sarebbero da elencare tutti, a cominciare da ALESSIO ARDUINI, che, chiamato a sostenere i ruoli di Figaro e Leporello all'ultimo momento, è entrato perfettamente nel meccanismo fantasioso del racconto.
Poliedrico e inappuntabile RICCARDO NOVARO nei ruoli di Don Alfonso e Antonio, così come eccezionale la sua mimica quando presta il volto al Commendatore.
Il baritono tedesco BJÖRN BÜRGER canta e si muove con agio nei panni di Don Giovanni e del Conte Almaviva: una dizione perfetta, una voce che accompagna i tanti movimenti cui la trama lo costringe.
L'ucraino IURII SAMOILOV restituisce perfettamente i ruoli di Guglielmo e Masetto.
E le cantanti? Artiste eccezionali, a servizio di una giostra scenica che ne valorizza la sensibilità e la bravura. Da brividi le arie che ognuna di loro ha interpretato negli assoli: LENNEKE RUITEN è Donna Elvira -drammatica, intensa, viscerale- e Fiordiligi; la soprano slovacca SIMONA ŠATUROVÁ interpreta Donna Anna e una Contessa di Almaviva rivelandone appieno psiche e modernità; la mezzo-soprano americana, di origine siciliana, GINGER COSTA‑JACKSON è una disinvolta Dorabella e un eccellente Cherubino che ipnotizza e incanta; la soprano americana SOPHIA BURGOS magnetizza il pubblico con le sue Zerlina e Susanna; la soprano italiana CATERINA DI TONNO è completamente dentro Barbarina e Despina, i personaggi cui dà voce.
Una parola per il M° ANTONELLO MANACORDA: fondamentale il suo contributo. Non ha solo magistralmente diretto l'Orchestra: è come se il movimento delle sue mani accompagnasse il canto e anche i movimenti degli artisti sulla scena, costituendo un perfetto trait d'union tra fossa, palco e platea in un continuo e mutuale riflusso di onde. Giovanni Zambito.
Foto: Forster.
Die Kritik
Die Trilogie Mozart Da Ponte ist sicherlich eine besondere Erfahrung. Die drei Opern “Die Hochzeit des Figaro“, “Così fan tutte“ (So machen es alle) und “Don Giovanni“ haben keine Verbindung. Aber die Regisseure Jean-Philippe Clarac und Olivier Deloeuil haben eine Idee konzipiert, eine Meinung, die einfach und gleichzeitig sehr originell ist. Jede Geschichte ist autonom und vollständig, aber sind die Figuren verbindet und alle sind ein Teil des Flusses des Lebens. Am Ende ist das Resultat kohärent, strukturiert, solide, angenehm. Klar die Bedeutung: es ist unmöglich das Leben in einem Zimmer einzusperren, es zu katalogisieren. Jede Geschichte fängt in einer anderen an, und zu allen Zeiten finden wir dieselben Menschenform abgesehen von der Zeit und dem Raum. Die Inszenierung ist ausgerichtet auf dieses Ziel. Es gibt ein großes Haus mit mehreren Etagen, die Zimmer sind öffentliche Plätze, und zu  jeder Oper passt eine spezifische und vorherrschende Farbe (Blau, Gelb, Rot). Erstklassige alle Sängerinnen und Sänger. Der italienische Dirigent Antonello Manacorda leitet mit seinen Händen das Orchester, aber er scheint auch die Spieler auf der Bühne führen.