giovedì 5 dicembre 2019

Simonetta Calosi l'equilibrista del vivere a Fattitaliani: Scrivere è come dipingere. È mettere la tua anima per iscritto. L'intervista


di Laura Gorini -  Ha ottenuto meritatamente il prestigioso marchio Microeditoria di Qualità 2019, la scrittrice bresciana Simonetta Calosi, con il suo primo romanzo intitolato Il Punto Di Non Ritorno e pubblicato da Acar Edizioni. Un romanzo a due voci in cui si alternano i punti di vista, i pensieri e le emozioni dei due protagonisti: la giovanissima Sara e l'affascinate Giulio. Un romanzo attualmente disponibile nelle migliori librerie e su Amazon al seguente link: l'intervista.

Chi è Simonetta Calosi? Che ci azzecca una restauratrice con la scrittura?
Sono un’equilibrista del vivere, una persona che ama pensare in positivo, sempre alla ricerca di nuove sfide da affrontare. Il restauro con la scrittura ci azzecca eccome. Se non facessi questo lavoro, molto probabilmente non sarei riuscita a portare a termine Il punto di non ritorno. A tu per tu con la bellezza di antiche opere, in un silenzioso isolamento, ho avuto modo di pensare molto, immaginare, costruire nella mia testa storie e dialoghi. Scrivere è come dipingere. E’ mettere la tua anima per iscritto.
Ma perché sei diventata scrittrice? C'è stato un evento scatenante che ti ha indotta a diventarlo?
Non c’è un perché. Scrivere ha sempre fatto parte di me, del mio modo di essere fin da quando ero ragazzina. Tutto ciò che avevo di importante da dire l’ho comunicato attraverso delle lettere, chi mi conosce lo sa. C’è stato un momento tuttavia, e lo ricordo bene, nel quale, all’ennesima notizia del sai quel tizio ha scritto un libro, mi sono guardata allo specchio e ho capito che dovevo credere fino in fondo nel mio sogno di scrivere un romanzo. Due giorni dopo ho iniziato Il punto di non ritorno.
Che effetto ti fa essere definita tale?
Essere definita scrittrice mi fa lo stesso effetto di quando ti chiamano per strada con un altro nome e non ti riconosci. Più che scrittrice sono una che ci prova. Sono un’esordiente e, benché questo mio primo romanzo stia piacendo parecchio, cerco di non dimenticarlo mai. Sono solo all’inizio del percorso.
E le etichette in generale che effetto ti fanno? Ti spaventano o le trovi talora inevitabili?
Le etichette, in generale, non mi piacciono. Non mi spaventano ma riconosco che bisogna essere ben saldi ai propri valori e convinzioni per non rimanerne intrappolati.
A proposito di etichette, se dovessi dare una definizione netta e precisa al tuo primo romanzo, quale daresti e perché?
Se proprio dovessi trovare degli aggettivi per descrivere il mio romanzo lo definirei genuina emozione perché l’ho scritto di getto, in maniera autentica. Lo paragonerei ad una ricetta eseguita bene, alla torta perfetta che, una volta assaggiata, ti lascia un buon sapore in bocca.
E con quali parole descriveresti Giulio e Sara, i suoi indiscussi protagonisti?
Sia Giulio che Sara compiono, nell’arco della storia, un percorso che li porta a completarsi come persone. Il primo ha un temperamento sanguigno ed un grande carisma. La protagonista femminile, invece, è più pacata e riflessiva ma fortemente caparbia.
Che cosa di te c'è in loro?
C’è tantissimo di me in entrambi i personaggi. Senza dubbio mi ritrovo in Sara e in alcune situazioni che appartengono al mio vissuto. In Giulio c’è la parte maschile che ho dentro e che, nel romanzo, è portata all’eccesso, senza filtri. Anche se, per quanto riguarda il carattere di Giulio, ho avuto del buon materiale sottomano, avendo tratto ispirazione da mio marito.
Tu sei mamma, c'è qualcosa delle tue figlie in Sara? Hanno avuto modo di leggerlo? che ne pensano?
Più che in Sara, c’è qualcosa delle mie figlie in Viola. Che nella storia è la figlia della protagonista. Soltanto la maggiore delle mie figlie ha avuto modo di leggerlo per ovvie ragioni dettate dall’età. Ci ha ritrovato molto di me. Credo le sia piaciuto.
Rimanendo in argomento lettori, quali sono stati i commenti più lusinghieri che hai ricevuto al riguardo?
Da quando Il punto di non ritorno è stato pubblicato ho ricevuto una marea di commenti positivi che mi hanno commosso e fatta sentire accolta. Forse, il parere che li riassume tutti è quello di una lettrice che si è imbattuta casualmente in questa lettura e ha definito il romanzo come “Un libro per tanti. Per chi vuole lasciarsi un passato pesante alle spalle, per chi vuole godersi il presente e per chi sogna un futuro prospero”. C’è chi mi ha ringraziato definendola “una storia che fa bene al cuore”, “un libro che insegna senza essere pesante”. Insomma, vado fiera dei miei lettori a cui sono enormemente grata.
Ma tu metti d'accordo non solo i lettori, ma anche gli addetti ai lavori, visto che di recente hai anche ricevuto il prestigioso marchio Microeditoria di Qualità, ce ne vuoi parlare? Quale è stata la prima cosa che hai pensato quando ti hanno comunicato tale vittoria?
Avendo presentato il romanzo alla fiera della Microeditoria di Chiari (BS) nel novembre 2018 e avendo riscosso fin da subito buoni apprezzamenti, il mio editore Amos Cartabia, ha pensato di metterlo in concorso per il marchio di qualità 2019. E’ stato un onore vincerlo. Sapevo che in tanti, nel corso di questi mesi stavano leggendo la mia storia ma sentirsi comunicare l’attribuzione del marchio è stata un’emozione indescrivibile. Fantastica.
Ma che cosa significa essere vincenti nella vita? Tu quando ti senti di esserlo?
Essere vincenti significa, secondo la mia personale opinione, rimanere fedeli a se stessi. Non sempre purtroppo è possibile perché la vita, a volte, ti pone innanzi a delle scelte che limitano la tua libertà di espressione. Io mi reputo fortunata per aver avuto il sostegno di chi ha creduto in me e la caparbietà di insistere fino alla realizzazione dei miei sogni.