lunedì 9 dicembre 2019

Proscenio, Renato Civello: il teatro, miniatura del mondo. L'intervista di Fattitaliani

Va in scena dal 16 al 18 dicembre al Teatro de’ Servi, nell’ambito della Stagione Fuoriclasse dedicata alla drammaturgia contemporanea, Mummy di Dario Postiglione, con la regia di Renato Civello, intervistato da Fattitaliani per la rubrica Proscenio.

"Mummy" in che cosa si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?
Mummy è il lavoro con cui ho iniziato ad avvicinarmi alla regia, un esperimento che era nato partendo da testi contemporanei e che oggi ha tanto di originale e innovativo. Rappresenta, più di altri, la volontà di portare qualcosa di nuovo. Qualcosa che non abbia un genere preciso o una “categoria”, ha una doppia faccia ed è un modo per provare ad esprimere tanti concetti un unico spettacolo, una sfida che spero possa presto avere la sua forma finale nonostante la sua continua evoluzione.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti?
Sicuramente una costante è la doppia faccia della medaglia, la maggior parte dei progetti che porto o vorrei portare in scena in iniziano in un modo per concludersi in un altro diametralmente opposto. Mummy è fortemente comico nella prima parte e fortemente umano e drammatico nel finale. Un po’ come tanti aspetti della nostra vita. Il continuo mutamento è forse la linea che mi sento di seguire in teatro.
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? Racconti…
Quando frequentavo la scuola media mi ha avvicinato al teatro il professore di italiano. Mi ha fatto scoprire la magia del teatro e mi ha coinvolto molto nello studio di Goldoni: l’ultimo anno abbiamo messo in scena “La Locandiera” e “Il servitore di due padroni”, quest’ultimo visto poi in scena con la regia di Strehler. In seguito ho frequentato vari corsi teatrali durante il liceo che mi hanno fatto capire di voler seguire questa strada, sia come attore che come regista, il tutto confermato dagli studi di recitazione alla Silvio d’Amico.
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
Non ho lavorato a tanti progetti come regista, ma quando si pensa a un progetto nuovo non capita subito di avere chiara la fisionomia dei personaggi, spesso capita il processo contrario: un personaggio può grossomodo richiamare alla fisicità/recitazione di un attore che però plasma di conseguenza il personaggio stesso.
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Avendo la passione della recitazione come per la regia, capita spesso di lavorare con regie firmate da altri, sono principalmente un attore. Il rischio di pensare “io questa scena la farei così” è sempre alto, ma mi impegno professionalmente per mettere da parte le idee registiche e mettermi completamente a disposizione di chi ho davanti.
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché: "Il teatro è una zona franca della vita, lì si è immortali" di Vittorio Gassman?
Sono assolutamente d’accordo. Questa affermazione è una delle grandi verità del teatro. È un luogo dove il tempo si ferma e nonostante ciò che vediamo accada per una singola ora, è eterno.
Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale…
Mi piace pensare che il teatro sia una sorta di miniatura del mondo. Tutto ciò che accade è lecito e tutto ciò che vediamo è il risultato della libertà. Un luogo di tutti per tutti. Ogni cosa è falsa, ma è vera.
Assiste sempre alla prima assoluta di un suo lavoro quando non vi prende parte anche come attore?
Assisto sempre a tutte le repliche, il lavoro non finisce quando si conclude la regia. Lo spettacolo vive e nasce la sera della prima.
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
“Così è se vi pare” diretto da Francesco Giuffrè, nel cast c’è anche la protagonista di “Mummy”. L’ho apprezzato molto soprattutto dal punto di vista registico, pulito e con tutti i tasselli incastrati in modo giusto.
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo? 
Anna Marchesini. La troverei adatta al tipo di comicità che vorrei in teatro, e la sua bravura “matematica” è teatro al 100%. 
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Sarò scontato ma l’innominabile Macbeth.
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
Tempi giusti, spettacolo coinvolgente e visivamente accattivante.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Non ho capito alcuni passaggi. Purtroppo è una critica che è dietro l’angolo specialmente nelle prime regie.
C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé il significato e la storia di “Mummy"?
Tutta la seconda parte racchiude il significato dell’opera in sé. Nonostante questo non mi sento di riassumere, preferisco far vedere lo spettacolo più che spiegare, sicuramente l’acquisizione di certe consapevolezze da parte dei personaggi ha un ruolo fondamentale. Giovanni Zambito.

Lo spettacolo nato nel 2015 in occasione del “Festival Contaminazioni” organizzato dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e tratto da “Figura Materna” di A. Ayckbourn , è stato ampliato e riscritto totalmente.
Marial Bajma Riva, Caterina Bonanni, Renato Civello, Fabrizio Milano sono, dunque, i protagonisti di un testo completamente inedito, ispirato al genere tragicomico e ambientato in un mondo surreale, ma nonostante tutto inverosimilmente vicino a noi.
In un appartamento sinistramente asettico, una donna tagliata fuori dal mondo ripete ossessivamente le sue mansioni domestiche, riordina, prepara colazioni per dei bambini di cui si vedono solo le tracce. Quando una coppia irrompe nel suo loop, presentandosi come i nuovi vicini di casa, l’equilibrio s’incrina. La fissazione della donna per l’infanzia ha qualcosa di morboso: i vicini provano ad assecondarla, ma vengono trascinati in un vortice di assurdità e ridicoli malintesi, che vira la comicità verso il grottesco. Ma intanto, segni incongrui invitano a pensare che dietro il velo di un esaurimento piccolo-borghese la realtà sia tutt’altra: da quanto tempo la donna è chiusa in casa? Cosa sanno i vicini? Dove sono i bambini? Perché il tempo sembra fermo come in un carillon? Qualcosa parrebbe indicare che questo non è il nostro mondo, o non lo è del tutto – forse ne è solo il negativo comico e cupo, in cui i concetti di maternità, umanità, ragione e follia sono radicalmente messi in discussione.   
Il distopico mondo in cui vivono i personaggi, è surreale ma tuttavia molto vicino alla nostra quotidianità. In questo grottesco microcosmo ogni elemento ha una doppia faccia, ogni cosa è diversa da come sembra, proprio come la nostra vita. Ed è così che il pubblico viene accompagnato in un onirico viaggio in cui il traguardo nasconde qualcosa di molto più cupo. L’assurda comicità si evolve in grottesco, la spensieratezza in dramma. Ogni personaggio pone importanti quesiti e la tenera signora Lucy è forse vittima di qualcosa più grande e crudele, qualcosa di inimmaginabile che potrebbe non essere poi così lontano dalla realtà, vittima della società stessa, di chi guarda e di chi ascolta, o di chi semplicemente entra in casa per un caffè.
”Lo spettacolo è un circo di emozioni e colori in cui scienza e filosofia si mescolano ponendo importanti dubbi nello spettatore. Cosa è giusto e cosa no? Cosa sono veramente il bene e il male? Tante le domande e tanti i meccanismi che accompagnano i personaggi in cui ognuno di noi si può rispecchiare, personaggi che rendono costante e “ripetitivo” il nostro “essere umani”: senza epoca e senza contesto”- annota il regista Renato Civello.
“Uno degli aspetti che più amo della vita è il doppio: nulla è mai come sembra, c’è sempre un lato diverso in ogni cosa. Nello spettacolo si ride e si piange allo stesso tempo. Si ride attraverso il ridicolo che comincia a delineare e caratterizzare i personaggi, in situazioni inverosimili che non smettono di stupire; si piange amando Lucy, una figura che incarna in qualche modo ogni aspetto dell’umanità.”
 “Mummy” è un vortice di emozioni e sorprese, in cui un linguaggio ricco di diversi “espedienti” e metafore la fa da padrone. La follia nel frattempo è ovunque nel meccanismo “futuristico” in cui ha luogo la vicenda, ogni tassello è al punto giusto in una perfetta “piramide” più grande di noi. Basta togliere un mattone per far crollare un mondo, basta cambiare un dettaglio per modificare un intero punto di vista.