domenica 6 ottobre 2019

Virginia Zullo: mai amato le strade predefinite, ho sempre solo inseguito attitudini e passioni. L'intervista

Virginia Zullo, giornalista, autore, conduttore, regista. Intervista di Andrea Giostra.  «Non ho mai amato le strade predefinite, ho sempre solo inseguito le mie attitudini le mie passioni»

Ciao Virginia, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Qual è stato il tuo percorso artistico/professionale che ti ha condotto dove sei ora?
Non ho mai amato le strade predefinite, ho sempre solo inseguito le mie attitudini, le mie passioni. Da bambina mi piaceva la danza classica, volevo diventare una étoile... la danza mi ha insegnato la disciplina, la fatica, il senso dello spazio, del ritmo, dell’armonia della musica. Lasciai per ragioni famigliari, fu doloroso. Ho fatto poi un percorso molto classico, liceo scientifico, una laurea in Filosofia in Estetica su Jacques Lacan e Maurice Merleau-Ponty sulla questione dell’immagine. Studiavo nella biblioteca di Villa Mirafiori a Roma, persino nove ore al giorno, ero come una perfetta impiegata sveglia alle 7, biblioteca, pausa pranzo - si fa per dire, mangiavo poco o nulla - e di nuovo studio fino all’ora di chiusura della biblioteca. La filosofia è stato il primo grande amore dei miei vent’anni, seguivo poi contemporaneamente i corsi di storia e critica del cinema di Orio Caldiron nella mitica aula 1 della Sapienza, feci tre annualità ed una tesina su Cinema di Ingmar Bergman. Insomma, arte, cinema e filosofia erano il mio pane quotidiano e diciamo che oggi a quel pane ho aggiunto qualche ingrediente in più, ma il mio lavoro non è altro che la risultante di ciò che ho cominciato ad amare sin dall’adolescenza. Per esempio, dopo il liceo, mi iscrissi un anno all’accademia di belle arti perché amo dipingere...
Chi sono i tuoi modelli e chi sono stati i tuoi maestri che vuoi ricordare in questa intervista?
Emilio Garroni il mio professore di Estetica all’università, il mio professore di italiano alle medie, Guidacci. Poi l’incontro con il pensiero di Jacques Lacan un maestro assoluto... Per il cinema un grande maestro è stato per me Luciano Vincenzoni.
Chi sono secondo te i più bravi registi nel panorama internazionale e nazionale? E con chi di loro ti piacerebbe lavorare e perché?
Un grande regista italiano vivente è Dario Argento.
E gli autori/scrittori?
Sono tanti, troppi, sono una vorace lettrice, ho letto quasi tutti i classici della letteratura italiana e mondiale. Certo, ho una predilezione per Louis-Ferdinand Céline e per i poeti. Della letteratura italiana prediligo i poeti non i romanzieri dove eccelsi sono i francesi. Amo Montale, Ungaretti, Alda Merini, una voce femminile meravigliosa. Ho un amore imperituro poi per Carmelo Bene, sintesi suprema di una certa genialità irripetibile che è oltre il teatro, oltre la regia, oltre la mise-en-scène, insomma, un uomo che incarna L’opera d’arte totale....
«La sceneggiatura è il genere di scrittura meno comunicativo che sia mai stato concepito. È difficile trasmettere l’atmosfera ed è difficile trasmettere le immagini. Si può trasmettere il dialogo; se ci si attiene alle convenzioni di una sceneggiatura, la descrizione deve essere molto breve e telegrafica. Non si può creare un’atmosfera o niente del genere…» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa ne pensi delle parole di Kubrik sulla sceneggiatura? Quanto è importante la sceneggiatura per la realizzazione di un’opera cinematografica, un corto, un documentario?
La scrittura, come insegnava Akira Kurosawa, è tutto in un film, Alfred Hitchcock riteneva che un film una volta scritto è finito… parliamo ovviamente di un cinema d’autore di grande qualità. Citi Stanley Kubrick, lo adoro, credo di aver visto Arancia meccanica almeno venti volte, un genio assoluto che ha saputo dominare lo spazio filmico in ogni sua componete, musica, fotografia, scrittura, regia... insuperato ....
«Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito». Sergio Leone (1929-1989). Cosa pensi di questa frase detta dal grande maestro Sergio Leone? Cosa deve essere il cinema, e oggi la TV in streaming, per chi lo crea e per chi ne gode da spettatore?
Sarebbe bello trasmettere e far comprendere queste parole di Sergio Leone ai cineasti di oggi, sono cresciuta con i suoi film da bambina, li guardavo con mio padre che ne andava matto. Amo il cinema di Leone e, dici molto bene, lui aveva accolto la dimensione del mito...
Perché secondo te oggi il cinema è importante? Qual è il suo valore culturale e sociale?
Il cinema, ma parliamo del cinema d’autore, come la grande letteratura, se ben scritto e ben fatto, ha un valore prima ancora che culturale, di emancipazione ed educazione. Dovrebbe diventare materia di studio sin dalla scuole medie.
Nel gigantesco frontale del Teatro Massimo di Palermo, la mia città, c’è una grande scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu cosa ne pensi di questa frase? Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea fondata sulla tecnologia e sulle comunicazioni social?
Diceva qualcuno, più autorevole di me, parlo di Fëdor Dostoevskij, che: la bellezza salverà il mondo. È una frase inflazionata, ma mi piace credere che il bello possa condurci al bene e all’armonia. Lui fu portato per il suo profondo ateismo a trovare nella bellezza una speranza... Mi piace citare Hegel: L’arte è la domenica della vita, che vuol dire quella sintesi dello spirito, la congiunzione delle antitesi in una sintesi superiore... un sogno forse, un Etica alternativa a quella proposta della religione. Datemi pure dell’esteta gelida ed edonista... non mi offenderò...!
Quali sono secondo te le caratteristiche, le qualità, il talento, che deve possedere chi scrive per essere definito un vero scrittore, un vero autore? E perché proprio quelle qualità?
Prima di tutto il talento, o c’è l’hai o non c’è l’hai, poi, certo, serve un pizzico di follia e lo stile, puoi scrivere tomi interi, arrivare primo al premio strega, ma solo chi ha stile resta eterno. Mi piace spesso dire che leggo solo i morti perché solo i così detti classici hanno superato la morte e dunque sono eterni, e se devi passare del buon tempo, meglio passarlo con l’eterno che con l’effimero presente...
«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.). Cosa ne pensi di queste parole di Bukowski? In uno scritto, in una storia, in un romanzo, cos’è secondo te più importante, la storia (quello che si narra) o come è scritta (lo stile, la narrazione, la scrittura originale, l’armonia, etc.…)?
Ho letto molto Bukowski, ha una scrittura pungente, folgorante, isterica, uno stile trasgressivo e sofisticatissimo, una velocità nel descrivere il dettaglio, mi piace molto.
«Per scrivere bisogna avere immaginazione. L’immaginazione non si impara a scuola, te le regala mamma quando ti concepisce. Non ho fatto nessuna scuola per imparare a scrivere. Ho visto tanti film e letto tanti libri.» (Luciano Vicenzoni (Treviso 1926), intervista di Virginia Zullo, 12 aprile 2013, YouTube, https://www.youtube.com/channel/UCDiENZIA6YUcSdmSOC7JAtg ). Cosa ne pensi delle parole di Vincenzoni, che hai intervistato qualche anno fa? Oggi proliferano le cosiddette scuole di scrittura creativa che promettono agli appassionati di scrittura che hanno l’ambizione di diventare scrittori di successo, che possono diventarlo se seguiranno i loro consigli e i loro corsi di formazione. Ma è davvero così secondo te?
Penso esattamente ciò che pensava Luciano...
Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere entro la fine di quest’anno.
Louis-Ferdinand Céline, Gustave Flaubert, Fëdor Dostoevskij.
Immagina una convention all’americana, Virginia, tenuta in un teatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema e di storie da leggere. Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti. Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della scrittura e della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti da raccontare loro sul tuo mestiere, sulla tua arte?
Andare al cinema, guardare i grandi capolavori del cinema e leggere i grandi classici. Con gente che non ha mai visto Truffaut, Bergman, Fellini, Bertolucci, Lynch, Kubrik, e tanti altri, non mi metto nemmeno a parlare...

Virginia Zullo

Andrea Giostra