venerdì 18 ottobre 2019

Proscenio, Alice Lutrario a Fattitaliani: che ansia quando un mio lavoro va in scena! L'intervista

In scena fino al 20 ottobre allo Spazio 18b lo spettacolo Rieducazione Sentimentale di Alice Lutrario, vincitore della prima edizione della rassegna "Sostantivo Gender- rassegna La Karl Du Pignè” 2018/19. L'autrice ne parla a Fattitaliani per la rubrica "Proscenio".

"Rieducazione Sentimentale" in che cosa si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?
"Rieducazione Sentimentale" è stato un testo che è nato come risposta ad una sfida lanciata dalla rassegna Sostantivo Gender. Mi sono soffermata a riflettere sul significato che la parola "genere" ha in senso strettamente etimologico e quello che invece le viene attribuito convenzionalmente, dalle sovrastrutture sociali all'interno delle quali siamo abituati a vivere. Il mio rapporto con il mio "genere" in senso strettamente biologico non è mai stato problematico, ma il mio rapporto con ciò che la società si è sempre aspettata da me in quanto donna sì. Non mi riferisco a dati eclatanti come la professione o l'abbigliamento (anche se su questi temi ci sarebbe molto ancora da dire), ma a qualcosa di più sottile: alla percezione del mondo che la società si aspetta da una donna, alle inclinazioni intime che vengono costantemente invase e pilotate da coloro che ti insegnano come essere un individuo "non disturbante", in linea con ciò che tutti si aspettano tu sia in quanto appartenente al tuo genere. Credo che questo discorso valga per tutti, uomini, donne, cisgender, transgender e qualunque declinazione si voglia dare al proprio rapporto con il proprio "genere", ma per quanto riguarda me in particolare credo che "Rieducazione Sentimentale " sia il testo nel quale più sono stata sincera nell'esprimere il disagio e la rabbia che gli stereotipi di genere hanno causato all'interno del mio sviluppo come essere umano.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti (se c'è)?
Credo che tutti i miei testi contengano il doppio tema dell'esclusione, della claustrofobia, della non appartenenza al tempo che ci è dato di vivere e del bisogno disperato di aderire a se stessi per sopravvivere. Mi ritrovo spesso ad avere dei giovani protagonisti, o comunque dei protagonisti che sentono il bisogno di crescere, di aprire le prospettive, di superare un confine, un orizzonte che per il mondo che li circonda è ovvio e invalicabile, ma che loro hanno la profonda necessità di varcare a qualunque costo.
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? Racconti...
Il mio primissimo approccio al teatro è stato piuttosto traumatico. Il primo ricordo che ho (del teatro e forse il primo ricordo in generale) è una rappresentazione di teatro "amatoriale" nella quale recitava mio padre. Credo si trattasse di Cechov, un atto unico. Lo spettacolo in realtà era comico (il comico di Cechov). Ricordo però che io rimasi terrorizzata nel vedere mio padre che non era più mio padre, ma un'altra persona che parlava e si muoveva in modo diverso sul palcoscenico. Questo fu il mio primo terrorizzante contatto. Ma il mio reale coinvolgimento iniziò anni dopo, al liceo, con un corso diretto da Marco Angelli (quando aveva ancora il tempo di dedicarsi ai corsi scolastici), fu l'inizio della fine. Sostanzialmente da allora non ho mai smesso. 
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
Non è una cosa che mi accade spesso. Più che ad attori precisi spesso scopro che l'uno o l'altro personaggio sono chiaramente ispirati a persone che ho conosciuto. Spesso sono persone che non fanno più parte della mia vita da tempo ma evidentemente hanno lasciato un segno, il più delle volte non particolarmente positivo devo dire.
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Personalmente ho una formazione prima di tutto registica (ho frequentato il triennio di regia alla Paolo Grassi), dunque tendo ad avere un'idea abbastanza delineata della messa in scena mentre scrivo. Sono però preparata al fatto che la regia non sia un atto meramente esecutivo, ma un atto creativo in sé per sé, inevitabilmente una ri-scrittura del testo. La paura maggiore credo sia quella di non essere compresi. Ci sono dei presupposti fondamentali quando si racconta una storia, se questi presupposti non vengono compresi dal regista più che ri-scrivere il testo si rischia di sovra-scrivere un nuovo testo che ha poca attinenza con quello che l'autore propone. Io credo che questo sia uno dei principali problemi delle proposte registiche in generale. Ovviamente quando si tratta del proprio testo questo rischio (al quale sono esposti anche i grandi classici) si trasforma nella paura di vedersi traditi o di non aver saputo segnare in maniera incisiva i presupposti del proprio discorso. Fortunatamente questo non è il caso. Sono molto felice del lavoro che Massimo e le attrici hanno fatto sul mio testo.
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché: "Teatro è guardare vedendo" di Giorgio Albertazzi?
Piuttosto d'accordo, direi. Il teatro condensa degli attimi segnanti di umanità, di quell'umanità che ci scorre davanti quotidianamente. Magari trasponendola metaforicamente, magari semplicemente proponendone un momento particolarmente significativo. In ogni caso ti costringe ad osservare e a riflettere su ciò che nel quotidiano scorre davanti agli occhi senza che nessuno di noi si soffermi a riflettere sul significato degli eventi.
Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale...
Non amo gli aforismi, ma c'è un passo di Brecth particolarmente a tema con "Rieducazione": "Di nulla sia detto: 'è naturale' in questi tempo di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile."  
Non è sul teatro, ma onestamente credo che il teatro sia più un mezzo che un tema.
Assiste sempre alla prima assoluta di un suo lavoro?
Odio assistere alle prime, provo un'ansia terribile ogni volta che un mio lavoro va in scena, sono terrorizzata dal giudizio del pubblico. Amo le prove, il momento in cui il lavoro prende forma e il momento successivo alla rappresentazione, soprattutto se il pubblico si ferma a parlare dello spettacolo. Ma onestamente durante la rappresentazione vera e propria sono terrorizzata. 
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
Era uno studio scenico, un lavoro di venti minuti (com'era Rieducazione Sentimentale quando è iniziato), davvero un ottimo lavoro. Una sola attrice e il regista in scena con lei. Parlava dell'elaborazione del lutto con un'onestà che mi ha colpito molto. L'attrice era Astrid Casali, se non sbaglio il titolo dovrebbe essere "Diario di un dolore", purtroppo non ricordo il nome del regista. Spero che il lavoro vada avanti.
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo? 
Ne vorrei tantissimi, davvero non saprei scegliere. Vorrei Eduardo, anche se non credo che scriverò mai bene quanto lui quindi non capisco perché mai dovrebbe recitare un mio testo. Vorrei Mariangela Melato in un delirante monologo in cui recita tutti personaggi femminili della storia. Vorrei vedere Marcello Mastroianni e Aldo Fabrizi che discutono del dramma di Amleto con una partecipazione speciale di Laurence Olivier. Insomma davvero una domanda troppo difficile. 
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Vorrei rispondere l'Antigone di Sofocle, ma non è vero. Non è il migliore, è solo quello che risuona di più in me. Non credo esista un testo "migliore" in assoluto.
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
Credo che mi piacerebbe sentirmi dire che le mie storie sono al tempo stesso fuori e dentro il tempo. Più che altro è quello che mi piacerebbe arrivasse agli spettatori.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Non vorrei essere noiosa. L'idea che qualcuno esco dal teatro con la sensazione di aver sprecato del tempo mi ferirebbe molto.
C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé il significato e la storia di "Rieducazione Sentimentale"?  
C'è un momento in cui Gilda finalmente parla senza filtri, un momento disperato in cui dice ciò che pensa della "natura" tanto osannata dalla professoressa. Quello è il momento in cui supera il confine di cui parlavo all'inizio, il momento in cui, anche se incatenata, diventa davvero libera. Giovanni Zambito.
LO SPETTACOLO
RIEDUCAZIONE SENTIMENTALE 
di Alice Lutrario
Con Elisa Rocca e Gaia Petronio
Regia Massimo Roberto Beato
Allestimento scenico Jacopo Bezzi
Rieducazione Sentimentale, interpretato da Elisa Rocca e Gaia Petronio e diretto da Massimo Roberto Beato,  è una parabola che porta alle estreme conseguenze un pensiero univoco, incapace di concepire la diversità, l’individualità, la complessità multiforme dell’umano. In un’aula troviamo un’allieva e un’insegnante: ci sono delle verità che è giusto trasmettere e delle convenzioni che non si possono ignorare. Cosa succede però quando un modello di riferimento, un arbitrario stile di vita, viene elevato a modo “naturale” di vivere? L’impresa della professoressa è destinata a fallire. Gli esseri umani infatti non sono contenitori: le inclinazioni, le emozioni e i sentimenti non possono essere selezionati e inseriti negli individui a piacimento.

INFO:
Dal 17 al 20 ottobre 2019
SPAZIO 18 B Via Rosa Raimondi Garibaldi 18B (zona Garbatella) 
ORARI
da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 18.
PREZZI
biglietto unico a 10 Euro
tessera semestrale obbligatoria €3

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
📞 tel. 0692594210 
📲 cellulare e wapp 3333305794 
📧 biglietteria@spazio18b.com