venerdì 13 settembre 2019

Intervista a Alessandra Tamburella cantante e autrice catanese. Le nostre musiche siciliane sono storie di passione e ripensamento, di slanci e di riflessione


di Andrea Giostra.

Ciao Alessandra, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale cantante e autrice di testi e musiche siciliani?

Ciao Andrea, grazie per quest’intervista. In realtà il mio approccio alla musica come cantante è cominciato con il Gospel. Mi sono trasferita a Roma per lavoro nel 2011. Dopo qualche anno, nel 2015, mi sono unita ad un coro per cercare di utilizzare la mia voce in un contesto artistico. Fino ad allora avevo sempre cantato in modo assolutamente amatoriale, ma molti mi spingevano a fare qualcosa di più perché evidentemente si accorgevano di quanto fosse importante per me. Il modo più semplice per esercitarmi e apprendere divertendomi era entrare in uno dei cori semiprofessionali della capitale. Contestualmente decisi di prendere lezioni private di canto per professionalizzare un talento che a me sembrava comunque acerbo. Solo nel 2018, dopo aver conosciuto musicisti della scena Blues romana, ho incontrato un chitarrista napoletano che frequentava quella cerchia il quale, sentendomi parlare in siciliano, mi disse apparentemente per scherzo: “perché non canti in siciliano?”. Ho cominciato a pensarci e gli ho scritto che mi sarebbe piaciuto. Da quel momento mi sono accorta che lui non scherzava tanto. Alla mia risposta positiva, dopo qualche tempo, lui mi spedì degli abbozzi di musica che aveva composto, suggerendomi di scrivere qualche testo.

Nell’arte musicale fai coppia con il maestro Alfonso D’Amora con il quale create i vostri testi e le vostre musiche. Ci racconti questa avventura? Come e quando è iniziata e qual è stato il vostro percorso artistico?

Ho scoperto che Alfonso D’Amora era molto legato alla musica mediterranea. Lo avevo conosciuto come chitarrista Blues, ma la sua storia di musicista era più complessa. Compositore di musica per documentari, appassionato di elettronica e sperimentazione, chitarrista nel lontano 1992 con Enzo Gragnaniello e presente in studio in un brano cantato da Roberto Murolo, greco da parte di madre, in realtà non vedeva l’ora di avviare un progetto come il nostro. Abbiamo cominciato a mandarci a vicenda quello che avevamo scritto. Lui mi spediva registrazioni veloci di chitarra sul cellulare con le linee melodiche cantate da una improbabilissima voce che, pur essendo intonata, mai e poi mai avrebbe potuto essere usata in pubblico. Avrei potuto ricattarlo... ma la musica era bella e mi suscitava mille idee da trasformare in testo, che poi gradualmente gli spedivo, per poter poi adattare il tutto alle esigenze ritmiche e metriche. Dopo poco nacque il nostro primo brano, Comu Lu Mari. Ci siamo incontrati a casa sua a Fregene e siamo andati in pineta per provarlo, semplicemente con una voce e una chitarra. Usciva così naturale e compiuta che per me fu un’emozione fortissima. Penso che lo fosse anche per lui. Da quel momento il ghiaccio era rotto, e fu un susseguirsi di nuova musica e nuovi testi, con una naturalezza che mi sembrava magica.

Tu e Alfonso avete creato un Blog che avete chiamato “Liscìa”, un antichissimo detersivo siciliano ottenuto dalla cenere che veniva usato donne sicule per fare il bucato. L’incipit del vostro Blog recita così: «Un modo di essere, di sdrammatizzare le situazioni più assurde, attraverso espressioni buffe che fanno ridere, ma al tempo stesso riflettere.» Ci parli di questo Blog? Come mai questo nome? Qual è il messaggio che volete lanciare ai vostri fan e cosa troverà chi lo visita?

In realtà è una pagina Facebook, ma siccome sono piuttosto attiva nel gestirla e postare spunti di riflessione sulla cultura mediterranea e sulla nostra attività artistica, si potrebbe definire un Blog. Io e Alfonso, nei momenti di relax, ci divertiamo spesso con dell’umorismo surreale. Quando gli ho detto che nella mia lingua e nella mia città, Catania, questo modo di passare il tempo si chiama “Liscìa”, lui mi ha detto che gli sembrava un nome bellissimo per la nostra collaborazione. Quello che vogliamo esprimere si trova nelle nostre canzoni. Sono storie di passione e ripensamento, di slanci e di riflessione, c’è amore per la vita, ma anche malinconia. Alle volte nel nostro “Blog” compare qualche riferimento ai problemi del presente, spesso per iniziativa di Alfonso. Viviamo in un momento molto difficile per la cultura, la tolleranza e la profondità. Mentre lui tende ad esprimere molto direttamente gli ideali che abbiamo di fratellanza e scambio culturale, Io preferisco mostrare le bellezze artistiche, scampoli di storia che hanno fatto grande la cultura mediterranea. Ma credo che il messaggio vero che lanciamo sia sintetizzato nella nostra musica, senza bisogno di troppe spiegazioni.

Come definiresti il tuo stile di interprete? C’è qualche cantante al quali ti ispiri?

Non so come definire me stessa come cantante. Mi sento ancora in una fase, che probabilmente non finirà mai, in cui cerco con curiosità di imparare da tutto quello che incontro. Il mondo è pieno di interpreti e artisti favolosi, credo che la cosa migliore da fare sia quella di tenere il cuore e le orecchie ben aperti, consapevoli del fatto che ciascuno ha le proprie peculiarità di cui è bene essere coscienti. Mi piace tantissimo Rosa Balistreri per la sua forza e la sua capacità di esprimere cose anche difficilissime, un dolore che non ha nulla di posticcio. La sua voce graffia l’anima come poche. Non credo però di poterla citare come modello, sono una cantante molto diversa, più morbida. Rispondo a questa domanda semplicemente da ascoltatrice che parla di un’artista che ama moltissimo.

Quali sono i generi musicali che ami di più e che interpreti durante i tuoi concerti?

Mi è capitato di fare concerti dal vivo cantando Gospel coi cori e Jazz e Bossa Nova col virtuoso romano Alessandro Russo, musicista di grande esperienza e favoloso intrattenitore, dal quale ho imparato moltissimo l’importanza di essere giocosi sul palco e il gusto per l’improvvisazione. Liscìa è un progetto che in questo momento attraversa la sua fase creativa. Per portarlo sul palco servirà del lavoro intenso. L’allargamento del repertorio, la configurazione del gruppo di musicisti, tutto il lavoro necessario a rendere dal vivo lo spirito e il suono che abbiamo creato in studio.

Chi sono secondo te i più bravi interpreti di musica siciliana, del presente e del passato? Chi ami ricordare e perché?

Il mio avvicinamento alla musica siciliana è piuttosto recente. La mia vita è stata per lo più caratterizzata da uno sguardo verso il resto del mondo. Aver fatto pace dentro di me con la realtà da cui provengo mi ha portato a cercare tramite Liscìa la Sicilia dentro di me che non è mai scomparsa. Per questo, invece di fare una classifica di bravura, preferisco ricordare quegli artisti siciliani che mi hanno sempre accompagnato come una parte di me nel mio vivere da cittadina del mondo. Oltre alla Balistreri di cui ho già parlato, ho una grande ammirazione per Franco Battiato, trovo bellissime la voce e l’interpretazione di Olivia Sellerio, credo che gli Agricantus siano stati l’esempio più riuscito dell’integrazione della cultura siciliana nella world music.

Qual è stata la più bella esperienza professionale che hai vissuto nella tua arte da raccontare ai nostri lettori, e perché proprio quella?

Siamo ancora agli inizi, è un progetto in costruzione, ma di sicuro Liscìa mi sta dando emozioni speciali. Ho la possibilità di scrivere cose mie e di esprimere me stessa, condividendo la gioia con Alfonso che è altrettanto felice di comporre attingendo alle sue origini.

Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, in una bella intervista del 1967 disse… «A cosa serve l’Arte se non ad aiutare gli uomini a vivere?» (Intervista a Michael Perkins, Charles Bukowski: the Angry Poet, “In New York”, New York, vol 1, n. 17, 1967, pp. 15-18). Tu cosa ne pensi in proposito. Secondo te a cosa serve l’arte della musica da questo punto di vista?

Io direi non solo a vivere, ma a vivere bene, con amore per il mondo e per l’umanità.

Nel grande frontale del “Teatro Massimo” di Palermo, la mia città, c’è una scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu cosa ne pensi di questa frase? Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea? E se sì, a cosa serve l’arte della musica secondo te?

L’arte e la bellezza sarebbero di estrema utilità nella nostra società, come lo strumento per riprendersi il tempo, riflettere, approfondire. Invece la società tende alla fretta, evita la complessità e ci vuole soli e diffidenti. Cerchiamo di opporci a questo.

Oggi esiste un nuovo mondo, quello multi-mediatico e internautico, che si compone di molteplici opportunità per sperimentarsi e lavorare come artista in senso lato, e nello specifico, se parliamo della tua professione, come cantante e musicista. Non a caso, negli ultimi anni, molti grandi nomi di grandissimo successo planetario vengono proprio dal Web e non dai grandi e rinomati Festival o dalla Televisione. Tu come artista come vedi questa nuova prospettiva Web che è divenuta molto complessa ma che forse dà ai giovani artisti di oggi delle nuove opportunità di lavoro e di fare esperienza artistica che fino a pochi anni fa sembrava solo fantascienza?

È uno strumento potente. L’umanità ha sempre costruito nuovi strumenti per potenziare la propria attività, per comunicare meglio e per offrire nuove opportunità. Come tutte le innovazioni anche questa è per sua natura neutra, siamo noi esseri umani a riempire di contenuto questi spazi, con bellezza e col suo contrario, come è sempre stato. Non trovo una grande differenza nel rapporto che i media hanno con la qualità delle proposte artistiche offerte al consumo. La differenza principale è nella quantità e nei costi. Noi, come Liscìa, beneficiamo moltissimo di queste nuove opportunità. Il nostro progetto è totalmente autogestito, siamo noi i proprietari esclusivi di quello che abbiamo creato e abbiamo accesso alla diffusione senza dover sottostare a indicazioni artistiche di altri soggetti. Questo porta onori ed oneri, ma preferiamo prenderci totalmente la responsabilità delle nostre scelte artistiche.

Per finire una domanda difficile Alessandra. Se dovessi consigliare ai nostri lettori di comprare e ascoltare i tuoi dischi cosa diresti loro? Perché dovrebbero comprare e ascoltare la tua musica?

Facciamo questo con passione e amore. Non so se questo sia un motivo sufficiente, ci sono tante cose belle da ascoltare. Per fortuna la tecnologia di cui abbiamo parlato nella precedente domanda offre la possibilità di ascoltare e scegliere se comprare le nostre canzoni. Se apprezzano quello che facciamo e desiderano sostenerci, possono farlo così.

Alessandra Tamburella

LISCÌA

Andrea Giostra