martedì 27 gennaio 2015

A CHIARA GIACOBELLI IL 22° PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE MARGUERITE YOURCENAR, L'INTERVISTA DI FATTITALIANI: FARE LO SCRITTORE È UN MODO DI ESSERE

Il 31 gennaio presso l’Auditorium «Recagni» della Scuola Sociale Accademia delle Arti a Melegnano, in provincia di Milano, avrà luogo la Cerimonia di Premiazione del Premio Letterario Internazionale Marguerite Yourcenar 2014, ormai giunto alla XXII edizione. La cerimonia è patrocinata dall’Amministrazione Comunale, Assessorato alla Cultura di Melegnano. A  Chiara Giacobelli il Primo Premio nella sezione Narrativa con il racconto “Causa di forza maggiore” con la seguente motivazione: “Il racconto è pervaso da profonda umanità, resa perfettamente dalla scrittura di Chiara Giacobelli, che propone la storia di due figure narrative estreme: da un lato, una donna che “gioca a fare la scrittrice” e, dall’altro lato, un barbone che vive di stenti, come ad enfatizzare la presenza di due mondi agli antipodi. Eppure hanno una cosa in comune: l’inerzia. Seguendo un costante scandaglio dell’animo umano, si giunge al simbolico dono di un libro, con la convinzione che l’uomo ne farà carta straccia, ma non sarà così. Chiara Giacobelli dimostra la sua bravura nel rendere pienamente percepibile la sua intenzione narrativa”. Fattitaliani l'ha intervistata.

Chiara, un commento sul premio... 
Questo è il primo vero premio di narrativa che vinco e quindi per me ha un significato speciale, oltre ad essere una grande emozione. Ero già arrivata finalista ad altri premi e avevo vinto alcuni riconoscimenti importanti per il saggio "Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo", ma intanto quello era un libro scritto a sei mani e poi non si trattava di narrativa, che per uno scrittore è sempre la gratificazione maggiore. Per il momento ho la gioia di ricevere un premio prestigioso nell'ambito di un racconto, un domani spero possa riuscire ad ottenerlo per un romanzo. 
La prima cosa che hai pensato e che ti sei detta dopo aver saputo di averlo vinto? 
Ho letto i risultati online e ho pensato che fossero sbagliati, che ci fosse un errore o che io non avessi capito bene l'ordine delle numerazioni, quindi ho chiamato la segreteria per chiedere conferma e a quel punto mi è scesa una lacrimuccia di commozione. 
Quanto conta per te "giocare a fare la scrittrice? È più un gioco perché ci si diverte oppure perché ci si guadagna poco? 
La frase del "giocare a fare la scrittrice" ha in realtà un significato diverso. Per me non si fa la scrittrice, lo si è. Quello dello scrittore non è un mestiere e basta, è un modo di essere. Quindi, da questo punto di vista non è un gioco, è piuttosto un qualcosa insito in te stessa che non puoi evitare, come una vera e propria necessità. Non è neppure una scelta, pertanto la considero una cosa molto seria. Riguardo al guadagno, so che l'opinione comune - e probabilmente anche la realtà dei fatti - vuole che lo scrittore campi di stenti. Io per fortuna ho un particolare talento imprenditoriale che ho ereditato da mio padre, perciò mi sono prima di tutto posta un obiettivo, che era quello di vivere attraverso la mia arte, ovvero di scrittura, facendone così una professione e non più un hobby. Grazie a dio sono riuscita a raggiungere questo obiettivo con tanta fatica ma alla fine ottimi risultati. Tornando al significato della frase nel testo, il termine "giocare" mi è venuto naturale nel momento in cui ho confrontato me stessa con gli scrittori veri, che sono i classici prima di tutto e poi i grandi scrittori contemporanei. Al loro confronto io non posso che essere una dilettante, e da qui l'espressione "giocare", nel senso: ci provo, anche se sono pienamente consapevole che c'è chi è mille - anzi forse un milione - di volte più bravo di me. D'altra parte, se non lo prendi un po' come un gioco, rischi di sentire costantemente addosso la pressione dei grandi e finirai per non scrivere mai una riga. In fondo, non c'è niente di veramente importante che non sia già stato scritto e detto in passato nel migliore dei modi. 
La figura del barbone esiste davvero nei tuoi incontri? Il barbone è un personaggio in carne ed ossa, anzi, è colui che ha ispirato inizialmente il racconto, perché lo incontravo quasi tutti i giorni e mi incuriosiva moltissimo. Ho provato a immaginare la sua vita, il suo passato: purtroppo non lo vedo più ormai dall'ultima estate e non so che fine abbia fatto. 
L'incontro fra i due potrebbe rappresentare chi in generale?
Indubbiamente sono due figure che rappresentano gli antipodi della nostra società: i fortunati e gli sfortunati potremmo dire, o chi ha tutto e chi ha non ha nulla. A me interessava però, nello specifico, stabilire un legame e un contatto tra due personaggi apparentemente molto lontani, ma da un punto di vista emotivo estremamente vicini. 
L'odio verso il tuo paese d'origine forse non sarà vero come dice la scrittrice nel racconto, però sembra autentico il giudizio negativo verso Moccia e Volo: perché? che ti hanno fatto? 
Non mi hanno fatto nulla e li ho anche letti quando ero più piccola. Semplicemente, al momento preferisco concentrarmi su altre letture. Non penso, comunque, che le mie preferenze personali abbiano alcuna importanza nella letteratura internazionale, e in ogni caso l'odio è un'altra cosa. "Oceano mare" di Baricco rappresenta per te davvero un libro speciale? 
"Oceano mare" è un libro che ho trovato non semplice, mi sono dovuta soffermare a lungo su alcuni passaggi, credo di non averlo neppure compreso quanto avrei voluto e, siccome ritengo Baricco uno degli uomini più colti, acuti e carismatici della terra, mi piacerebbe tantissimo se un giorno ci fosse la possibilità di sentirlo raccontato e spiegato da lui. Ho ascoltato tutte le Palladium Lectures e in un certo senso mi hanno cambiato la vita. Baricco è illuminante in ogni cosa che dice, anche se poi non riuscirei a scrivere con il suo stesso stile narrativo, che non sento mio. Di quel libro mi ha colpito in particolare il concetto dell'essere reduci del ventre del mare: quando hai visto alcune cose, quando sei passato attraverso determinate esperienze, in un certo senso sarai per sempre un reduce. Questo è un altro punto di contatto tra la scrittrice e il barbone: sono entrambi due reduci che sono stati dentro il ventre del mare e mai più potranno dimenticarlo. 
Altri libri che ami?
 Di libri che mi piacciono te ne potrei citare qualche centinaio, mi limito a "Cime tempestose" perché il personaggio di Catherine Earnshaw è sempre stato un po' il mio alter ego letterario e perché quel genere d'amore, così inevitabile ed esistenziale, l'ho sognato per tutta la vita. Adoro Flaubert - quasi tutto quello che ha scritto - Dickens, "La signora delle camelie" (soprattutto in quel "Questa vita di Parigi che in apparenza mi dà piacere, invece, quando non mi brucia, m'annoia", che sento molto mio), "On the road" di cui condivido pienamente il concetto per cui esistono persone nel mondo che brillano come fuochi d'artificio nella notte e tutti si incantano a guardarli mentre scoppiano in volo. Poi ci sono Thomas Mann, Goethe, "Novecento" di Baricco tra i contemporanei è uno dei miei preferiti. Insomma.... potremmo fare notte a citare titoli per quanto leggo. 
Hai pensato al libro di trenta pagine che il premio vinto ti permetterà di pubblicare? 
Ho un paio di idee a proposito del libro da scrivere, ma ne devo ancora parlare con la casa editrice e quindi non so quale accetteranno. Una riguarda una giornata raccontata dal punto di vista di un ragazzino down e si intitolerebbe "Un mondo d'amore", mentre l'altra nasce da un momento della vita di Luigi Pirandello che ho avuto la fortuna di sentir narrare direttamente da suo nipote Pierluigi, intervistato pochi giorni fa a Roma di persona. Spiega il periodo subito successivo alla vincita del Nobel e come poi è nato "I giganti della montagna", rimasto incompiuto. Vorrei scriverli entrambi, tutto sta a capire quale dei due entrerà più facilmente in sole trenta pagine! Giovanni Zambito
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Il racconto sarà pubblicato all’interno dell’Antologia ufficiale del Premio (contenente anche gli altri nove racconti finalisti) che verrà consegnata agli autori nel corso della cerimonia di premiazione e sarà poi acquistabile sia in libreria che online. Inoltre, come vincitrice della sezione Narrativa, Chiara Giacobelli avrà la possibilità di pubblicare gratuitamente un libro di una trentina di pagine, stampabile in 100 copie. Il racconto vincitore “Causa di forza maggiore” sarà inoltre pubblicato dalla rivista “Il Club degli Autori” - ente promotore del Premio insieme alla casa editrice Montedit - ed anche in internet sul sito www.club.it. 

Chiara Giacobelli
Chiara Giacobelli, 31 anni, scrittrice e giornalista, ha pubblicato con Newton Compton Editori “101 cose da fare nelle Marche almeno una volta nella vita” e “1001 monasteri e santuari in Italia da visitare almeno una volta nella vita”. Con la casa editrice Le Mani ha firmato il saggio “Furio Scarpelli. Il cinema viene dopo” insieme ad Alessio Accardo e Federico Govoni, con la prefazione di Ettore Scola (Primo Premio nella sezione Giornalismo e Critica del concorso Mario Soldati 2014), che ha ricevuto numerosi premi. Nel 2013 ha pubblicato la guida alternativa “Emilia Romagna. Una visione artistica” con la collaborazione della Round Table Bologna, del Comune di Bologna, della Provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna. Ha scritto inoltre romanzi, racconti, libri sul territorio e biografie di personaggi celebri, tra i quali la Prima Ballerina dell’Hamburg Ballett Silvia Azzoni (Benois de la Danse), di cui sta curando la biografia. Collabora inoltre con le pagine di Cultura e Spettacolo di NanoPress e cura la rubrica “La dolce vita” sul sito My Luxury. Attualmente sta ultimando un romanzo ed è rappresentata dall’agenzia letteraria Walkabout Literary Agency. La sua pagina web è www.chiaragiacobelli.com, o visitate la pagina Facebook.