sabato 26 maggio 2018

L'ATTORE PAOLO MAZZARELLI E LA SERIE SHAKESPEARIANA: AVERE UNA COMPAGNIA TEATRALE SIGNIFICA CONIUGARE ARTE E SUSSISTENZA. L'INTERVISTA DI FATTITALIANI

Ascoltare le canzoni guardandone il video rappresenta un piacere che internet fornisce a tutti i suoi utenti; ci si imbatte talvolta e per fortuna in piccoli gioielli a più livelli: musicale, regia, interpretazione. Paola Turci, ritornata al grande successo da Sanremo 2017 con "Fatti bella per te", ha pubblicato più singoli con relativi video: fra questi, "Off-line", una canzone struggente: a parte la bravura della cantautrice, qui c'è da rilevare un elemento che dà al video un'impronta particolare. La presenza di un attore che nello spazio di qualche minuto riesce ad esprimere intensità e riesce a far comprendere quanto nello sguardo e nella mimica di un artista ci sia tanto della sua essenza. Stiamo parlando di Paolo Mazzarelli, intervistato da Fattitaliani.
Fiction, cinema, teatro e anche video musicali. Partirei da questi ultimi: L'ho tanto apprezzata in "Off-line" di Paola Turci. Ci può raccontare com'è stato coinvolto nel progetto?
Sono stato contattato da Maria Sole Tognazzi, bravissima regista e amica personale di Paola Turci. Mi ha detto che le ero venuto in mente per quel video e se mi andava di farlo. Mi andava molto, anche perché Paola Turci è una artista vera.
Forse sarà un paradosso, ma forse prestare volto ed espressioni per un video di 4 minuti non potrebbe essere più difficile che recitare in una pellicola o sul palcoscenico?
No, direi una bugia. È più facile e infinitamente meno responsabilizzante. In un video lavori poche ore, nelle quali decide il regista come “usarti” (in quel caso la regista Luisa Carcavale), tu devi solo fidarti e lasciarti guidare, cercando di essere presente e autentico. Non si può dire che sia un duro lavoro.
Parliamo di teatro. Dopo la fondazione della sua compagnia con Lino Musella, ha compreso ancora meglio il punto di vista di chi vive le sfide - in positivo e in negativo - della recitazione?
Avere una compagnia come la nostra significa affrontare delle sfide che vanno ben al di là della recitazione. Significa scrivere dei testi, metterli in scena, farli vivere, farli crescere, coinvolgere attori, professionisti, assicurarsi che le condizioni siano per tutti soddisfacenti. E significa dividersi la responsabilità di tutto ciò con un'altra persona, nel mio caso Lino Musella appunto. Significa in breve provare a coniugare arte e sussistenza, insieme ad un gruppo di persone, in maniera possibilmente libera e creativa. Una delle sfide più alte e difficili che si possa porre un uomo, oggi.
Personalmente, a livello di ispirazione e di energie, ogni volta che dal teatro torna a fare tv o cinema, si ritrova più o meno consapevolmente con qualche cosa in più rispetto a prima?
Sì, ma è vero anche il contrario. Lo dico sempre: esiste il teatro buono e il teatro cattivo, così come il cinema buono e quello cattivo. Le buone esperienze arricchiscono, quelle meno buone impoveriscono.
C'è stato un ruolo in particolare -teatro, tv, cinema- in cui si è ritrovato subito, a partire dalla lettura della sceneggiatura?
La prossima sfida che affronterò coi miei compagni consisterà nella messa in scena di una serie Shakespeariana. È la prima volta che in Italia si tenta qualcosa del genere. Si intitolerà WHO IS THE KING e affronterà gli 8 drammi storici di Shakespeare che vanno dal Riccardo II al Riccardo III. Il primo testo che affrontiamo è Riccardo II e quel personaggio, che interpreterò io, lo sento vicino e affascinante come nessun altro. Si tratta di un Re filosofo, vizioso e mistico insieme, dunque un pessimo Re, che trova nella dissoluzione di ogni suo ruolo istituzionale la sua fine, ma insieme anche la sua libertà. Un personaggio meraviglioso.
Guardando le tappe che ha attraversato come attore, rifarebbe tutto allo stesso modo se ne avesse la possibilità o cambierebbe qualche elemento del suo percorso?
Sarebbe stato bello raggiungere prima la serenità e la consapevolezza che ho raggiunto ora. Avrei fatto scelte diverse, ma anche gli errori fanno parte del processo di crescita, e della vita.
Qual è stato il periodo in cui ha deciso di fare l'attore come mestiere? c'è stato un evento, un personaggio, uno spettacolo che l'ha convinta al 100%?
Tra i 18 e i 20 anni ho deciso di provare ad andare in quella direzione. Poi ci sono voluti molti anni per capire chi ero, cosa amavo, cosa volevo o non volevo fare. Ancora adesso, molte risposte sono da trovare.
Ci può anticipare i suoi prossimi progetti?
Come dicevo, inizieremo le prove di WHO IS THE KING a breve. Il lavoro è prodotto da Teatro Franco Parenti, La Pirandelliana e Marche Teatro. Siamo tre responsabili del progetto (io, Lino Musella ed Andrea Baracco, e una compagnia di 10 attori che per tre anni lavoreranno insieme). Il debutto è tra estate e autunno. Poi, ho dei lavori tra cinema e TV. È un momento denso ed eccitante. Giovanni Zambito.
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