giovedì 24 agosto 2017

Novelle brevi di Sicilia: 14 racconti di Andrea Giostra pieni di verità, da condividere. La recensione di Fattitaliani

Quattordici novelle brevi che raccontano fatti di Sicilia, dei quali sono stato protagonista diretto talvolta, talaltra indiretto come semplice osservatore: l'autore presenta così l'e-book "Novelle brevi di Sicilia: terra di mari e di suli" avvertendo il lettore che include anche due storie erotiche-molto-soft. 

Persone e personaggi che trasudano verità, vita vera: è questo il filo rosso che lega in maniera nobile e autentica i caratteri che animano le "Novelle brevi" del prolifico Andrea Giostra.
Si evince chiaramente e subito sin dalle prime righe e dai consigli forniti dalla nonna ottantenne, parole piene e senza retorica: "Pensa solo a prenderti cura della tua famiglia, delle persone che ami, di te, e di tutto il resto futtitinni! Hai capito caro nipote mio?".
Dai pensieri che lo stesso autore fa risalire alla propria infanzia nel suo paesino: "Sempre le stesse domande. Sempre le stesse risposte. Ripetute come in un disco di vinile incantato trasmesso in filodiffusione in ogni dove".
Dai "turisti appena scesi dall'aliscafo luccicanti di sudore e assetati che si godevano la granita di mandorle alla messinese con una morbida brioche appena sfornata dal microonde". 
Dalla sensualità della bigliettaia con "quelle rotondità che amava e che la facevano sentire seduttiva".
Dall'eloquente gestualità siciliana: "gli fece solo un cenno con gli occhi, che nel loro linguaggio non verbale voleva dire: appuntamento in Prefettura per il pomeriggio".
Per ogni breve racconto il lettore ha solo bisogno di focalizzare l'inizio perché poi tutto scorre "più fluido, più libero, spontaneo" e alla fine, sebbene ogni breve novella sia una storia a sé stante, ha l'impressione di esservi catalputato dentro, come se raccontasse con le proprie parole quanto Andrea Giostra sta narrando e si stesse concentrando "sui particolari, sui piccoli dettagli apparentemente insi‐gnificanti" come per esempio il "ronzio delle casse acustiche distribuite perimetralmente lungo le pareti bianche della sala colorata dal verde pallido delle sedie..." o semplicemente il "balletto di nuche ricoperte di capelli ricci, lisci, mossi, biondi, scuri, chiari, bianchi, brizzolati, gialli, lunghi, corti, pelati, scarni, chiazzati, sistemati con cura da mani inesperte che avevano cercato di imitare maldestramente parrucchieri di fiducia".
Il tutto all'interno di una cornice linguisticamente ricca, colta e popolare al tempo stesso, con qualche incursione del siciliano che "un orecchio distratto avrebbe invece potuto facilmente scambiare quella lingua per arabo o per una sconosciuta lingua nordafricana".
Un tuffo nella realtà siciliana di Palermo e non solo, in maniera diretta e condivisibile in più sensi: nel piacere della lettura e nella partecipazione affettiva a quanto accade e viene descritto.

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