giovedì 31 agosto 2017

Il pittore Fabio Soda si racconta quale artista e quale appassionato d’arte. L'intervista di Fattitaliani

di Andrea Giostra - Come ti presenteresti ai nostri lettori italiani quale Fabio-Uomo?

Desidero innanzi tutto porgere un ringraziamento per questo invito e per questa possibilità offertami salutando tutti i lettori. Se devo essere sincero, questa è una domanda difficile alla quale rispondere perché raccontare sé stessi non è mai facile! Comunque, sono piuttosto semplice e solare, la vita quotidiana scorre tranquillamente con i miei famigliari a parte i miei impegni artistici. Sono calabrese e vivo a Crotone, una cittadina sul Mar Jonio. Sono anche pieno di interessi che vanno oltre il mondo dell’arte, come alla cultura in genere, al sociale. Credo di essere abbastanza attento a ciò che accade nel nostro mondo contemporaneo con tutti i suoi risvolti e le sue contraddizioni che oggi ci pervadono.
Cosa diresti a chi leggerà questa nostra conversazione del Fabio-Artista?
Primo, che come artista mi ritengo … al di là di quello che ovviamente potranno dire le persone che mi conoscono … un grande appassionato d’arte. Una persona che ama molto spaziare e andare oltre. Non penso di esagerare se dico che sono una persona interessato al mondo a 360 gradi. Talvolta non mancano i paradossi, nel senso che cerco comunque di essere più prudente nel definirmi artista, perché definirsi artisti significa avere raggiunto un certo livello e certi risultati che vanno al di là della mia passione e del mio interesse per l’arte. Io sono partito dalla passione di disegnare, che avevo sin dalla dall’infanzia. A poco a poco sona arrivato alla pittura sino fino ad arrivare alla creazione di modelli scultorei, anche grafici e di designer, aggiungendo e praticando la passione per la fotografia. 
Credo che un’artista debba offrire il meglio di se, ed io mi ritengo fortunato ad avere scoperto queste bellezze riguardo a queste diverse discipline artistiche. Il mio interesse non mi permette di trascurarne nessuna, quindi nei limiti delle mie possibilità, cerco di trovare il tempo di dedicarmi a tutti i miei interessi. Sono una persona che ama molto la ricerca e la continua perfezione. Ritengo che, anche una cosa è già fatta bene, potrebbe sempre essere fatta meglio.
Fabio, sai bene che in qualsiasi professione non basta il talento, ma per diventare veri professionisti serve apprendere le tecniche di lavoro e tanta disciplina nell’imparare ad utilizzare i “ferri del mestiere”, un po’ come si faceva nel Rinascimento italiano con i cosiddetti Maestri d’Arte. Qual è stato il tuo percorso formativo, professionale e artistico da questo punto di vista? Quali le tue fonti di ispirazione?
Il mio percorso artistico credo sia iniziato circa all’età di sei-sette anni, cioè quando ho iniziato ad andare alle scuole elementari. Mi ricordo che osservavo con curiosità e forte interesse le figure dei cartoni animati giapponesi dell’epoca, parliamo della metà degli anni Settanta. I primi passi sono stati quelli di cercare di riprodurre quelle figure ed è cosi che inizia il mio approccio col disegno mai più abbandonato e che tutt’ora fa parte del mio lungo percorso artistico. Le tecniche le ho imparate un po’ sperimentando da solo e poi con l’aiuto di insegnanti di educazione artistica alle scuole medie. Anche l’aiuto di persone che erano bravissimi artisti non mi è mai mancato. Ero un ragazzino che ha sempre chiesto per apprendere di più. Così come lo sono oggi nella mia ricerca di apprendere dagli altri artisti. Poi, dopo questa prima fase infantile, dai disegni dei cartoni animati sono passato a quello delle figure più reali. Ricordo ad esempio quelle sportive che mi hanno appassionato. In quella fase cominciai ad avere i primi approcci con i “ferri del mestiere”. Così la sperimentazione autodidatta continuava sino a quando poi, iscrivendomi in Accademia di Belle Arti, dopo avere concluso una precedente scuola di Grafica, arriva il completamento delle conoscenze delle tecniche artistiche che poi ho messo in opera utilizzando l’olio, l’acrilico, la tempera e tutti gli altri prodotti artistici che avevo imparato ad utilizzare. Per quel che riguarda l’ispirazione, è stata sempre libera, nel senso che non avveniva per un motivo o una regola precisa. Le fonti di ispirazione, posso dire che erano le più disvariate: osservare un paesaggio, una vista, qualcosa di apparentemente semplice, figure, volti umani, animali, tutto questo mi dava la spinta per disegnare o per dipingere, oppure, per fare una scultura come è avvenuto negli ultimi anni. Il mio interesse per la scultura è avvenuta a seguire la fase del disegno e della pittura. Nell’eseguire i lavori mi attenevo scrupolosamente alle tecniche e alle regole che avevo appreso dai miei maestri e mi lasciavo accompagnare da quello che avevo appreso dallo studio, della disciplina e dall’approfondimento culturale dei miei percorsi formativi e accademici. Da questo punto di vista, sono sempre stato molto severe on me stesso. Va bene essere creativi, va bene la libera ispirazione, ma non si va lontano se si è improvvisatori senza una solida base accademica e professionale che viene dall’apprendimento da maestri a dall’approfondire studi ed esperienze artistiche. È vero che il talento non basta se non è sorretto da una tecnica seria, da una buona disciplina artistica, e da tanto studio e fatica. 
L’ispirazione, come sottolineavo in precedenza, può venire in qualsiasi momento e in qualsiasi posto. Su una cosa posso rispondere con certezza: la genesi dell’ispirazione è il profondo del nostro animo.
Chi sono stati i tuoi Maestri d’Arte che vuoi ricordare adesso e cosa vuoi ricordare di loro? 
I miei maestri, che ricordo ancora e ricorderò sempre, sono stati quelli avuti in Accademia. Devo dire che sono stati eccezionali per quello che mi hanno insegnato e per come mi hanno completato trasmettendomi non solo nozioni tecniche, ma mi hanno anche dato un bagaglio culturale che mi permette tutt’ora di saper proseguire la mia carriera, soprattutto per gli insegnamenti di vita oltre che di quelli artistici. Ricordo che c’era molta attenzione da parte degli insegnanti verso le materie artistiche, e ci tenevano molto che noi studenti le imparassimo perché l’arte è vita, è cultura e civiltà, cose che oggi, con un po’ di mio rammarico, sono abbastanza trascurate. 
Quando hai iniziato questa professione, quali difficoltà hai trovato nel tuo percorso professionale che hai dovuto affrontare e superare? Cosa vuoi raccontare di questo ai nostri lettori?
Le difficoltà sono state molte come credo sia normale per qualsiasi carriera non solo quella artistica, tra queste possono spiccare a volte qualche giudizio non troppo lusinghiero da parte di qualcuno, ma devo dire che servono per crescere per cui non bisogna abbattersi come potrebbe invece accadere. Infatti mi hanno insegnato, e questo lo devo ad un pittore fiorentino molto in gamba che ho conosciuto alcuni anni fa a Firenze, di non fidarsi del cosiddetto critico imbonitore, il quale fa credere che sei sempre bravo e impeccabile perché si sa che non è sempre cosi, per cui se non ci si rende conto quando si sbaglia o comunque che c’è qualche défaillance in quello che fai, si corre il rischio di non capire quando ci si deve correggere e dove migliorare e si continua nell’errore con la conseguenza di non crescere.
Le difficoltà principali all’inizio sono state quelle di inserirsi in qualche mostra per farsi conoscere, che poi è quella comune a tutti credo. Io ho dovuto fare anche i conti con mezzi economici che non mi permettevano tanto di poter intraprendere viaggi nelle più rinomate località d’arte, fare mostre per potermi mettere in luce. Perché la prima cosa per un’artista se vuole crescere è viaggiare confrontarsi con altre realtà, nel mio caso vivo purtroppo in una realtà dove gli sbocchi artistici non ci sono. È importante fare esperienze conoscendo altra gente e altre culture per potere arricchire il proprio bagaglio. Altre difficoltà di non poco conto sono stati alcuni pregiudizi di molte persone Il fatto che mi dedicassi a diverse discipline artistiche veniva visto più come un problema che non una risorsa, come io invece sostengo. Spesso quello che facevo magari piaceva ma veniva accolto con molto scetticismo. C’è la tendenza a seguire o una moda o un genere e soffermarsi solo su quello e seguire una sola disciplina, per cui si sostiene che se sei pittore devi fare solo quello, se sei scultore devi fare solo quello, io credo che per natura non riuscirei a fare una cosa sola e soprattutto non riesco a seguire una moda o una tendenza io faccio quello che sento indipendentemente da mode e mercato.
Fabio, hai mai avuto la tentazione durante la tua carriera di mollare tutto e di dedicarti ad un'altra attività, ad un altro tuo talento? 
No questo no, anche se momenti di scoraggiamento ce ne sono stati, ho pensato sì di dedicarmi a qualcos’altro, ma sempre inerente discipline che gravitano nell’orbita artistica, ad esempio la grafica, anche per essa ho sempre avuto una grande passione, infatti ho conseguito un titolo di Grafico Multimediale presso una scuola. Anche in grafica ho fatto diversi lavori, poi c’è la fotografia che fa parte anch’essa delle mie passioni ed è integrata alle mie attività. Se per vicissitudini di vita sarei costretto a mettere da parte tutto questo, le continuerei lo stesso anche per semplice passione. 
Come ti auto-valuti nel panorama dell’arte pittorica italiana e che artista pensi di essere oggi?
Come uno che deve fare molta strada innanzi tutto, ma questo non lo dico solo in virtù dei successi e delle celebrazioni che finora ne ho avuti molto pochi e hanno avuto poca risonanza, ma penso che per diventare un grande artista bisogna essere completi non solo nell’abilità di creare una qualsivoglia opera d’arte con le più svariate tecniche, ma bisogna aver completato un percorso di maturazione culturale e umana nelle quali vengono inglobate tante esperienze. Come pittore credo di dovere compiere ancora dei passi importanti circa la realizzazione di uno stile e un modo di dipingere che mi rappresenti un po’ di più, infatti spesso mi viene addebitato questo. Io sono per tendenza sul figurativo un po’ illustrativo, giudicato da molti classico se non addirittura superato, ma devo dire che mi è sempre piaciuto, soltanto che ad un’artista si chiede di uscire da questi soliti schemi. Comunque in altre discipline come la scultura ad esempio creo dei lavori che penso siano particolari utilizzando materiale di mare come pietre, conchiglie o vetri lisciati, e senza voler apparire eccessivo penso di essere un artista a tutto tondo visto l’interesse per diverse discipline e che finora me la sono cavata abbastanza bene. Non riesco infatti a soffermarmi su di una cosa sola e basta, come pure non sento di appartenere ad una corrente precisa né ad uno stile preciso, almeno per ora.
Se per un motivo qualsiasi dovessi abbandonare questo lavoro, cosa ti piacerebbe fare nella tua vita professionale?
Non saprei di preciso, comunque ci sarebbero lavori che mi possono gratificare che non sono necessariamente di tipo artistico, io ho lavorato anche nel campo immobiliare per esempio e devo dire che non mi dispiaceva, ho provato tante esperienze alcune più gratificanti altre meno ma quando si trattava di lavori creativi che permettevano di girare e fare tante conoscenze mi trovavo bene, quindi penso a lavori di tipo gestionale e organizzativo. E perché no anche di tipo amministrativo impiegatizio. 
A cosa stai lavorando adesso, Fabio? Vuoi raccontarci qualcosa in anteprima delle tue prossime Opere e dove saranno esposte perché i nostri lettori e i tuoi follower possano venirti a vedere? 
Attualmente ho delle tele sottomano ma sto pensando a cosa poterci dipingere perché sono diverse le cose che vorrei fare ma devo decidere, poi sto lavorando anche alla progettazione di un pezzo di presepe da aggiungere ad un altro precedentemente realizzato, altra arte a cui mi dedico sin da ragazzino e poi dopo di queste avrei in mente alcune sculture. Le mie opere attualmente sono visibili sulla mia pagina Facebook il cui profilo l’ho fatto esclusivamente per questo, di mostre da fare al momento non ce ne stanno spero comunque di poter partecipare a qualche evento che dovrebbe tenersi più in la, ma ancora tutto è incerto sia su dove che su quando.
Secondo te l’artista ha una missione nell’esprimere sua professione, le sue opere?
Direi di sì anche se oggi parlare di spirito missionario risulterebbe quasi un’eresia però io credo che attraverso l’arte si possono dare messaggi positivi alla società che ne ha tanto bisogno visto il degrado culturale, etico e morale nel quale siamo sprofondati. L’arte non bisogna dimenticarlo, educa e risveglia in noi tutto ciò che di bello possiamo avere ma non lo conosciamo perché la nostra società, con la piega che ha preso, tende sempre ad oscurarlo ma noi abbiamo il dovere di non permettere che si ricada in un nuovo oscurantismo che è soprattutto delle coscienze. 
Adesso, Fabio, se ti fa piacere, descrivici qualcuna delle tue Opere che i nostri lettori potranno ammirare con una foto che allegheremo a questa intervista!
La figura di Pitagora ad esempio è un quadro realizzato ad olio nel 2009, è stata una bella esperienza non solo per la tecnica utilizzata perché quando si dipinge ad olio è un’esperienza entusiasmante, ma anche perché ha partecipato ad una mostra tenutasi a Crotone, nella mia città, e avuto notevoli apprezzamenti. È stato un ripercorrere e valorizzare la figura del grande filosofo e matematico che proprio nella nostra città è venuto a fondare la famosa scuola Pitagorica. Sogno e Fantasia un altro quadro realizzato stavolta a tempera, è un’opera che fa riferimento alla parte interiore che abbiamo e che non sempre esprimiamo come la fantasia e i sogni, perché la realtà della vita talvolta non ci consente di farlo ma io dico che non bisogna permettere che ci vengano repressi. Il quadro infatti presenta la figura di una fanciulla che addormentandosi si ritrova a sognare un mondo fantastico che è tutto ciò che si vede intorno a lei e questo le crea beatitudine e compiacimento. Perché comunque sono fermamente convinto che bisogna riportare bellezza in questo mondo che sembra l’abbiamo perduta.
Secondo te, Fabio, cos’è che caratterizza un vero artista oggi?
La lungimiranza e il sapere spaziare a tutto tondo viste le sfide che ci propone il mondo contemporaneo, ma direi anche una buona dose di coraggio di uscire da un certo conservatorismo dentro il quale pare ci siamo un po’ accomodati tutti, perché bisogna proporre qualcosa di diverso che vada anche controcorrente. Questa penso sia la sfida più difficile da vincere. In ultimo aggiungerei, cosa non meno importante, lo studio, la perseveranza, lo spirito di sacrificio, perché il successo costa sudore, fatica, il talento si dice è una fucina, per cui non bisogna cercare le scorciatoie credendo di arrivare prima e soprattutto facile, quello è il vero inganno nella vita.
Anche nell’Arte in generale?
Si penso proprio di si. Con l’arte spero proprio che ci sia un vero “Rinascimento” culturale, come più volte ho avuto modo di sottolineare in precedenza, mi auguro che l’arte possa avere maggiore priorità nella vita della gente perché essa è patrimonio di tutti non solo degli artisti, a loro il compito di mostrarla, farla conoscere, divulgarla, ma poi la società deve recepirla perché attraverso la bellezza dell’arte si ritorni ad essere più umani nell’animo. E poi l’arte è anche una lotta contro ogni forma di male etico e morale, perché nobilita l’animo e lo aiuta a discernere tra il bene e il male.
Oggi il mondo dell’Arte è invaso da tantissimi “critici-professionisti” che a mio modo di vedere spessissimo sono delle persone che non capiscono nulla e che spesso sono mossi da una sorta di “movente” quale quello che descrive benissimo Sigmund Freud nel suo saggio «“Coloro che soccombono al successo” (1916) … altrui» aggiungo io; e che il grandissimo genio pittorico di Jean-Michel Basquiat (1960-1988) descrive con queste parole: «Non ascolto ciò che dicono i critici d'arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos'è l'arte.» Tu cosa ci dici in proposito?
Non posso che essere d’accordo, infatti penso che il mondo dell’arte è davvero costellato da tanta gente che non ci azzecca nulla. Per carità ci sono anche critici e storici dell’arte che sono persone preparatissime, ma tantissimi altri si definiscono tali ma poi non capiscono nulla perché non sono artisti o magari hanno fatto studi non tanto consoni al settore, di conseguenza non possono capire cosa significa creare un’opera, quale sentimento o ispirazione ci da la spinta. Tanta gente si improvvisa intenditore, altri danno giudizi in base alle mode o al mercato, di conseguenza sono mossi da un interesse più che da una vera competenza, col risultato che si demonizza una determinata opera magari valida a vantaggio di un’altra per favoritismo. Infatti non pochi hanno lamentato che spesso la rovina degli artisti sono stati i critici, io direi però non tutti perché come sempre non bisogna generalizzare. Direi invece che la rovina è stato più che altro il mercato e un certo tipo di commercio che guarda solo ed esclusivamente ad interessi economici a discapito di quello che dovrebbero essere le caratteristiche peculiari dell’arte stessa animata e alimentata dalle passioni.
Per rimanere su Sigmund Freud, un’altra mia grande passione letteraria ma soprattutto professionale, saprai di certo che scrisse diversi articolo e saggi sull’Arte. Il concetto dominante era sempre lo stesso: «L’Arte è l’espressione più poderosa del profondo dell’animo umano. Attraverso l’espressione artistica possiamo sapere chi siamo veramente dentro la nostra anima!» Non è proprio una citazione, ma è quello che ne ho tratto dalle letture freudiane. Molti anni dopo, Jackson Pollock (1912-1956), disse queste parole: «Tutti noi siamo influenzati da Freud, mi pare. Io sono stato a lungo junghiano. La pittura è uno stato dell'essere. La pittura è una scoperta del sé. Ogni buon artista dipinge ciò che è.» Qual è la tua prospettiva esperienziale ed artistica rispetto alle parole che ti ho appena letto di questi due grandissimi geni e rivoluzionari del modo di concepire la vita e l’arte?
Si in effetti è vero, anche per quel che mi riguarda l’arte è l’espressione più poderosa del nostro animo e io non mi sottraggo a questo. Qualsiasi cosa faccio, disegno, dipingo o scolpisco, nasce da un mio modo di essere e di vedere le cose. Perché ad esempio dipingo paesaggi, perché oltre ad essere un amante delle bellezze della natura osservo anche i grandi spazi che sono libertà e vita. Gli animali sono un’altra grande passione che riporto frequentemente nelle mie opere perché rappresentano quanto di bello e vitale ci circonda, anche loro nelle più svariate forme e colori. Quando faccio tutto questo mi sento di esprimere la mia anima interiore, poi il mondo animale l’ho apprezzato e fa parte di me sin dalla più tenera età, credo che loro oramai da tempo facciano parte di noi. 
Saprai già, Fabio, della mia grande passione adolescenziale per la letteratura russa, ed in particolare per Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1881), che considero il vero padre della psicologia del profondo e che ispirò tantissimo Sigmund Freud nel concepire la psicoanalisi. Uno dei romanzi di Dostoevskij che amo di più è “Delitto e Castigo” (1886), dove si possono leggere queste parole: «Se avessi voluto aspettare che tutti fossero diventati intelligenti, sarebbe passato troppo tempo ... Poi ho capito anche che questo momento non sarebbe arrivato mai, che gli uomini non cambieranno mai e che nessuno riuscirà a trasformarli e che tentar di migliorarli sarebbe fatica sprecata!». Dall’altra parte dell’Europa, a Palermo, sul grande frontale del Teatro Massimo, aperto al pubblico nel 1897, è incisa questa frase: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire».
Qual è la tua riflessione leggendo queste due bellissime frasi?
Intanto colgo l’occasione per rivelare che ho un interesse spiccato pure per la psicologia, integrata naturalmente ai pensieri filosofici, i miei preferiti sono Jung, Erich Fromm, gli attuali Umberto Galimberti e Paolo Crepet. Sono frasi bellissime quelle riportate qui sopra che non fanno altro però che rimarcare una triste realtà, perché è vero che gli uomini non cambieranno mai ed è fatica sprecata tentare di migliorarli. Le prove ce le abbiamo quotidianamente, basta sentire le notizie di cronaca, c’è una violenza e una bestialità senza precedenti, odio e disprezzo nei confronti della vita. In questo scenario veramente tragico penso che l’arte debba essere rivalutata ed essere considerata prioritaria, perché questo popolo ha davvero bisogno di un rinnovamento che l’arte sarebbe capace di portare, a condizione però che la gente sappia riceverlo per uscire da questo nichilismo che sta pervadendo la nostra società dove tutti i valori si svalutano senza che ne nascano altri, questo è il vero dramma del nostro tempo.
Se dovessi raccontare cos'è l'Arte a due bambini di dieci anni, con parole semplici e comprensibili a qualsiasi bambino di quell’età, cosa diresti loro per far capire questo mondo duro, difficile, ma al contempo incantato se visto dall’esterno da spettatori e da appassionati d’Arte?
Comincerei dicendo che l’arte è una cosa divertente, che gli permette di fare tante cose belle e che a loro piacciono, credo che sia un ottimo stimolo iniziale. Però si devono impegnare molto se vogliono raggiungere determinati risultati, che loro magari vedono in un lavoro realizzato da un’artista, ne rimangono affascinati e vorrebbero emulare come fanno di solito i bambini. Parlerei loro di quanto sia un mondo duro e pieno di insidie è un compito arduo che sinceramente non saprei come farlo capire ad un bambino di dieci anni, perché per poter parlare di certi intrighi che avvengono si dovrebbero usare concetti che naturalmente ancora non sono in grado di comprendere. Proverei a fare in modo che capiscano l’impegno e la fatica che ci vogliono, ma da farglieli vedere al tempo stesso come un gioco, una sfida che loro possono affrontare. E alla fine il risultato raggiunto è il premio alle loro fatiche. Soprattutto la componente “gioco” bisognerebbe adoperare, ma non come gioco a non fare nulla ma il gioco cosiddetto come sfide da affrontare nella vita.
Se dovessi scegliere un colore tra il rosso e il blu, quale sceglieresti? E perché?
Il rosso è stato il primo che ho preferito di più da quando ero ragazzino, perché sono sempre stato un appassionatissimo della Ferrari quindi il colore che mi legava ad essa, era passione, adrenalina su di una forma e design che definirei sublimi. Oggi mi piace ancora ma potrei anche optare per il blu che lo vedo per molti versi di un’eleganza particolare un po’ diverso dagli altri, perché di colori eleganti ce ne sono ma il blu mi da un fascino diverso, mi fa pensare ad un bel cielo e al mare tipico delle mie parti. 
Adesso, Fabio, per finire la nostra chiacchierata voglio farti una domanda che io amo molto: qual è il Tuo sogno nel cassetto che fin da bambino ti porti dentro e che oggi vorresti realizzare?
Ne coltivo tanti di sogni ma quello principale è stato sempre che mi realizzassi in questa professione, come artista e designer. Correlato a questo mi auguro inoltre che l’arte venga ripresa nella coscienza della gente, delle istituzioni e della politica. Perché non ci si rende conto della sua importanza e della sua bellezza tanto utili nella nostra società, che invece si è venduta al mercato del consumismo e della tecnica, che ci rende alla fine schiavi riducendoci come le macchine impedendoci di esprimere le nostre passioni. Ecco io credo che l‘utopia del nostro tempo sia proprio questa: cercare di abolire le passioni a favore dell’assoluta razionalità della tecnica, perché l’uomo senza passioni si è dimostrato che non può vivere. Spero che di questo possiamo finalmente prenderne coscienza una volta per tutte. 

I lettori che volessero conoscere l'Arte di Fabio Soda:
https://www.facebook.com/fabio.soda.3

Autore dell'intervista, Andrea Giostra:
https://business.facebook.com/AndreaGiostraFilm/
https://andreagiostrafilm.blogspot.it
https://www.facebook.com/andrea.giostra.37
https://www.facebook.com/andrea.giostra.31

Nessun commento:

Posta un commento

COMMENTI
Attenzione: tutti i commenti anonimi verranno moderati e pubblicati solamente dopo l'approvazione della redazione di Fattitaliani.it.