giovedì 28 luglio 2016

Epatite: 400 milioni di persone sono affette, 1 su 20 sa di averla. Parla Giovanni Covini

400 milioni di persone nel mondo sono affette delle cinque forme di epatite (A, B, C, D o E), la maggior parte dei quali senza saperlo. I dati sono allarmanti, soprattuto perchè ogni anno quasi un milione e mezzo di pazienti perdono la vita.
Per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) lancia l'appello invitando i Paesi membri a rafforzare l’impegno per migliorare la conoscenza sull’epatite e incrementare l’accesso ai test e ai trattamenti. L'odierna Giornata Mondiale dell’Epatite, è un’occasione per riflettere, informarsi e  prevenire: l’infiammazione del fegato è infatti provocata da virus che possono essere evitati seguendo alcune semplici regole. Nel complesso, e su scala globale, le malattie infettive fanno meno morti rispetto al passato. Se le si considera singolarmente, però, lo scenario può risultare opposto. Si è passati infatti da 890mila a 1,45 milioni di decessi nel 2013, provocati dalle complicanze acute e croniche (cirrosi epatica e tumore del fegato) delle infezioni. Michele Ungolo ne ha parlato con il professor Giovanni Covini, epatologo al Centro Diagnostico Humanitas Lab:
R. – La malattia nella stragrande maggioranza dei casi evolve come una malattia subdola perché il paziente si infetta, viene a contatto con il virus non ha una sintomatologia acuta, quindi non diventa giallo, non ha sintomi particolari e subdolamente il virus di insinua nel fegato dando una patologia cronica con un lievissimo movimento delle transaminasi. È una malattia completamente asintomatica.
D. - Cosa bisognerebbe fare per ridurre il rischio di contrarre l’epatite?
R. - Nei Paesi occidentali esistono principalmente tre tipi di epatite: A, B e C. L’epatite A si contrae attraverso un’infezione oro-fecale, cioè veniamo a contatto, mangiamo del cibo contaminato e pertanto bisogna lavare bene gli alimenti, quindi frutta e verdura, e vi è la possibilità di una vaccinazione. Per quanto riguarda l’epatite B, la modalità di contagio è per via sessuale o via parenterale, cioè che il contagio può avvenire attraverso una puntura, quindi aghi infetti, trasfusioni,… Per prevenire l’infezione è importante avere rapporti sessuali protetti e, anche qui, c’è la possibilità di vaccinarsi grazie ad un vaccino molto efficace. In questo modo noi ci proteggiamo. Per quanto riguarda le modalità di trasmissione dell’epatite C, è molto simile a quella dell’epatite B anche se la via sessuale è meno predominante. Purtroppo per l’epatite C non esistono vaccini.
D. - I costi per le cure sono ancora molti elevati e non tutti i cittadini italiani possono permettersi l’acquisto di farmaci. Ci si affida a farmaci generali provenienti dall’Oriente. Cosa comporta nel paziente questa scelta?
R. - È vero. Intanto i farmaci per l’epatite C sono molto costosi e la scelta dello Stato italiano è stata quella di iniziare a trattare pazienti solamente i più gravi. Noi crediamo che nel prossimo futuro usciranno farmaci concorrenti. Il prezzo del farmaco scenderà e probabilmente verrà esteso a tutte classi di gravità dell’epatite. Per quanto riguarda i farmaci che si comprano in Stati come l’India, io sinceramente preferirei attendere anche perché poi c’è una mancanza di monitoraggio del paziente perché tutto avviene attraverso internet, anche il consulto con medici e sinceramente e noi non consigliamo questa pratica.
D. - Quale potrebbe esser un appello rivolto al premier Renzi per facilitarne l’acquisto?
R. - Se riuscissimo a curare tutti i pazienti con epatite C, probabilmente quei soldi che spendiamo ora in farmaci li risparmieremmo sicuramente nei prossimi 10, 15 anni perché evitiamo che questi pazienti vadano verso la cirrosa e l’epatocarcinoma. Quindi portando avanti ora una campagna preventiva potremmo risparmiare tra 15, 20 anni.
D. - Lo slogan dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è conoscere l’epatite e agire subito. Quindi invita i cittadini ad informarsi su quelle che sono le epatiti virali. Come può avvenire la prevenzione e come comprendere quali sono i primi sintomi?
R. - Su questo l’Italia è stato uno dei primi Stati al mondo a rendere obbligatoria la vaccinazione contro l’epatite B nel 1991. In questo siamo sicuramente molto all’avanguardia; sono stati vaccinati tutti i nuovi nati e tutti i ragazzi che compivano il dodicesimo anno di età. Per cui su questo aspetto siamo molto avanti. Sicuramente l’altra cosa che possiamo fare è suggerire di vaccinarsi contro l’epatite A perché può essere una malattia pericolosa in fase acuta. Michele Ungolo, Radio Vaticana, Radiogiornale del 28 luglio 2016.

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