Intervista all'artista
che trasforma l'ironia e il nonsense in un successo internazionale.
a cura di Domenico Carriero .
L'universo creativo di LeiKiè è un caleidoscopio dove musica, teatro e animazione dialogano spontaneamente. Con il nuovo singolo "Solo un gioco è?", l'artista ci proietta verso l'imminente videogioco PAPgame, uno spazio dove il divertimento genuino e la "PAPlove" sostituiscono le classiche dinamiche aggressive dei videogiochi. Dopo il film d'animazione "PAPmusic", il suo "PAPworld" si espande, guidato dall'imprevedibilità di personaggi che chiedono di interagire direttamente con il pubblico. In questa intervista, LeiKiè racconta il fascino del trasformismo, la nascita istintiva delle sue canzoni e l'emozione per un progetto indipendente capace di generare oltre 44 milioni di visualizzazioni mondiali.
Il tuo nuovo singolo "Solo un gioco è?" invita ad entrare nell'universo surreale e giocoso di PAPgame. Come sei riuscita a bilanciare un ritmo pop ironico e teatrale con le immagini assurde e i personaggi comici che caratterizzano il brano?
Con “Solo un gioco è?” ho voluto trasmettere prima di tutto lo spirito di
PAPgame: far divertire il giocatore attraverso azioni buffe, immagini surreali
e situazioni imprevedibili, senza ricorrere all'aggressività. In un panorama
videoludico in cui spesso dominano gli sparatutto e le dinamiche di
combattimento, ho voluto immaginare qualcosa di diverso, dove al posto della
violenza trovassero spazio l'ironia, il divertimento genuino e soprattutto la
PAPlove.
Da qui è nato anche
l'incontro tra ritmo pop, teatralità e comicità che caratterizza il brano e il
videoclip. Per me, infatti, musica e immagini non sono mai state due forme
espressive separate. Una melodia può suggerire un'immagine, un personaggio può
ispirare un ritmo e una situazione apparentemente assurda può nascondere
un'emozione autentica.
Il teatro mi ha
insegnato che ogni gesto, anche il più piccolo, può racchiudere un'emozione e
che l'ironia è uno dei linguaggi più liberi per raccontare la vita, anche nelle
sue contraddizioni, in una forma apparentemente “leggera”, ma capace di
arrivare in profondità, quasi senza chiedere il permesso.
Nel videoclip ho
lasciato che questi elementi dialogassero spontaneamente. Il ritmo pop, la
teatralità, i personaggi e le situazioni surreali si intrecciano in un gioco
continuo tra realtà e immaginazione. Il nonsense, in fondo, non è
necessariamente privo di senso: a volte è semplicemente un modo diverso di
esprimerlo.
Non ho cercato un equilibrio attraverso regole prestabilite, ma attraverso le emozioni che ogni elemento riusciva a trasmettere. Perché nel PAPworld anche ciò che sembra più folle può trovare una propria armonia, e la musica diventa il filo invisibile che unisce tutto, senza perdere mai il sorriso.
Nel 2024 hai firmato come regista, sceneggiatrice e compositrice il film d'animazione "PAPmusic – Animation for Fashion", un lungometraggio indipendente sviluppato nell'arco di circa dieci anni. Con l'uscita del videogioco PAPgame confermata per Android e iOS entro la fine del 2026, come si è evoluto il "PAPworld" e cosa rappresenta per te questa nuova espansione interattiva?
Dall'uscita del film PAPmusic
– Animation for Fashion, il PAPworld si è evoluto in modo del tutto
imprevedibile, fino ad arrivare a PAPgame. E la cosa più sorprendente è che non
sono stata io a decidere come farlo evolvere: sono stati i personaggi stessi a
prendere l'iniziativa!
Non ci è dato sapere
se questa sia finzione o realtà, ma si vocifera che, in occasione di un casting
indetto per PAPgame, si sia presentato il Bruco chiedendo di interpretare un
ruolo completamente diverso da quello che aveva nel film. A seguire, Pongo, il
cucciolo di Lorenzo, non ha voluto essere da meno e ha preteso di poter
combinare molti più guai. Il piccione, che nel film aveva soltanto un cameo, si
è presentato con alcuni parenti, tutti intenzionati a ottenere ruoli
strategici, per giunta su fronti contrapposti!
E poi sono arrivati
gli zombi, che hanno chiesto di uscire dal sogno per entrare finalmente in
azione. Ma la sorpresa più grande è arrivata dalla dentiera, rimasta fino a
quel momento nascosta nel bicchiere sul comodino del vecchietto, il vicino di
DJ Max. Anche lei aveva qualcosa da dire e, soprattutto, un ruolo da
rivendicare!
Insomma, il PAPworld
è un universo che continua a sorprenderci. I suoi personaggi si inventano nuove
identità, ci chiamano verso avventure che non avevamo previsto e noi,
naturalmente, li seguiamo!
È così che dal film
siamo arrivati a PAPgame: i personaggi non si accontentavano più di essere
guardati, volevano essere incontrati, coinvolgere il pubblico nelle loro follie
e permettergli di diventare parte delle loro storie.
Per me questa nuova
espansione interattiva rappresenta proprio questo: la possibilità di lasciarli
vivere insieme alle persone, dando loro la libertà di costruire ogni volta una
strada diversa insieme a chi sceglierà di entrare nel loro mondo. Perché nel
PAPworld nulla è davvero immobile, nemmeno una dentiera in un bicchiere
d'acqua!
E adesso toccherà a tutti interagire con questo universo e, naturalmente, PAPizzarsi!
Il tuo nome d'arte nasce dalla provocazione "Lei chi è?", riflettendo il desiderio di esplorare identità differenti. Tenendo conto delle tue radici nel teatro canzone e del tuo uso del trasformismo come vero e proprio strumento narrativo, come hai costruito il passaggio da una classica "favola" romantica a una direzione irriverente all'interno del videoclip di "Solo un gioco è?"?
Adoro il contrasto. Adoro la sorpresa inaspettata. È il mio divertimento segreto. Per molti è follia, per me è linfa!
Mi diverte immaginare una scena, accompagnare chi guarda verso qualcosa che sembra prevedibile e poi, proprio quando tutto pare seguire il suo corso, cambiare improvvisamente le carte in tavola.
Ma poi, scusa, non trovi romantica la risatina della vecchietta? Io la trovo irresistibile!
In “Solo un gioco è?” Lui e Lei stanno vivendo un momento romantico e sensuale, immersi nella loro favola, quando all'improvviso irrompe questa vecchietta dall'aria un po' stregonesca, interpretata da una certa LeiKiè, che con la sua risata sembra voler rompere l'incantesimo… o meglio, i vetri dello schermo!
Il teatro mi ha insegnato che trasformarsi non significa perdere la propria identità, ma scoprire nuove possibilità di espressione. Possiamo essere romantici e irriverenti, malinconici e ironici, fragili e sfrontati. E a me piace far incontrare queste sfumature, soprattutto quando sembrano agli antipodi.
In fondo, anche il mio nome d'arte, LeiKiè, nasce da una domanda: “Lei chi è?”. E forse la risposta più divertente è proprio non averne una sola. Mi piace sorprendermi, cambiare prospettiva, indossare identità differenti e lasciare che convivano liberamente, senza dover scegliere quale sia quella giusta.
Per me il trasformismo è anche questo: concedersi la libertà di essere tante cose, interpretandole direttamente o attraverso personaggi animati, per dare vita a tutte le nostre sfumature, come tante isole di uno stesso mare, senza smettere mai di essere sé stessi.
Per la colonna sonora del film hai realizzato 51 composizioni originali, unendo moda, satira e cultura pop. Considerando che nel "PAPworld" la musica non si limita ad accompagnare una storia, ma continua a scriverla, qual è il tuo processo creativo quando componi per ecosistemi così complessi e ricchi di stimoli?
Il processo creativo
delle canzoni di PAPgame uscite fino a oggi, “Breaking PAPnews”, “Gioco a
PAPgame” e “Solo un gioco è?”, è stato un vero e proprio viaggio. E non lo dico
in senso metaforico! Le ho scritte proprio mentre ero in viaggio per un fine settimana!
È stata un'esperienza
stimolante e divertente. Sono partita da un'idea precisa: raccontare PAPgame
attraverso la musica. Ero curiosa di scoprire che cosa sarebbe successo, quali
suoni, parole e melodie sarebbero nati da un universo che fino a quel momento
si era espresso soprattutto attraverso le immagini e il gioco.
Così ho iniziato a
registrarmi, lasciando fluire liberamente pensieri, parole e melodie,
raccontando PAPgame a ruota libera e divertendomi a esplorarne le tante
sfumature. Senza cercare di imbrigliarle, lasciando che fossero loro, di volta
in volta, a suggerirmi una direzione.
E vi confido un
piccolo segreto: durante quello stesso fine settimana è nata anche una quarta
canzone, che potrebbe arrivare molto presto. Ma non ditelo troppo in giro,
perché non vorrei che le altre diventassero gelose!
La cosa più
affascinante è stata vedere come da una creazione visiva, il videogioco,
potesse nascere un figlio fatto di note musicali. E scoprire che, una volta
incontratisi, i due non solo si amalgamano, ma si completano a vicenda,
continuando a suggerirsi nuove idee e possibilità.
A quanto pare, però,
non hanno nessuna intenzione di rimanere soli. Anzi, temo che entrambi stiano
già pensando di riprodursi!
Ma cosa accadrà? Meglio non chiederlo… prima che mi rispondano!
Il progetto ha generato oltre 44 milioni di visualizzazioni mondiali sui social media, supportato da più di 120 contenuti realizzati da creator italiani su TikTok. Come vivi questo forte riscontro e in che modo pensi che il tuo percorso musicale non convenzionale sia riuscito a trasformare l'attesa di PAPgame in un racconto condiviso a livello internazionale?
Quando penso a questi numeri, la prima emozione che provo è la meraviglia. Dietro ogni visualizzazione immagino una persona, magari dall'altra parte del mondo, che per qualche istante ha incontrato qualcosa nato dalla mia immaginazione. Ed è un pensiero che continua a sorprendermi.
Per un progetto indipendente come il nostro, vedere che il PAPworld riesce a raggiungere persone di lingue e culture differenti è una grande emozione. Ma ciò che mi sorprende piacevolmente di più non sono soltanto i numeri: sono le reazioni, i commenti, le domande, le interpretazioni e la voglia di partecipare.
Credo che il mio percorso musicale non convenzionale abbia contribuito a creare questo dialogo proprio perché non ho mai sentito il bisogno di racchiudere la creatività dentro un unico linguaggio. La musica può diventare immagine, l'immagine può trasformarsi in racconto e il racconto può continuare attraverso un gioco. Ogni nuova espressione aggiunge qualcosa, senza cancellare ciò che è venuto prima.
Con PAPgame è successo qualcosa di particolarmente divertente: il pubblico ha iniziato a cercare indizi, a fare ipotesi, a interrogarsi su ciò che stava per arrivare. È come se il gioco fosse cominciato ancora prima di poter essere giocato, attraverso la curiosità e l'immaginazione di chi ci segue.
E forse è proprio questo l'aspetto più bello: rendersi conto che un'idea, una volta condivisa, non appartiene più soltanto a chi l'ha immaginata, ma continua a vivere anche negli occhi e nelle emozioni degli altri.
Per me questo è il significato più profondo del PAPworld: un universo in continua evoluzione, dove ognuno può trovare il proprio modo di partecipare, sorridere e sentirsi parte di qualcosa. Perché, in fondo, non importa da quale parte del mondo si arrivi: per PAPizzarsi non servono traduzioni, basta lasciarsi coinvolgere!





