“[La caduta del Ponte Morandi di Genova] è stata una tragedia terribile, che tragedia!
Ecco, vedi i luoghi devastati, quello è stata una tragedia dell’ignavia. È impossibile, un ponte non può crollare. Ci sono stati su quel progetto 1000 operai per un anno, tutti entusiasti. Una grande squadra, non si sono mai fermati, nessuno che si sia ammalato, per un anno intero senza prendere un solo giorno di sosta. 1000 uomini e donne, 1000 persone al lavoro. Straordinario, è stato bellissimo. E è fatto in una maniera per cui metà dell'impresa è costruita in cemento, ma nel momento stesso in cui si faceva il cemento nei cantieri navali si costruivano tutte le strutture che sono come navi. C'è un poeta che ha sempre cantato Genova che è Caproni, mi fa sempre venire in mente una frase: Genova di ferro e aria. Ecco questo ponte è di ferro, d'acciaio: sì di ferro, ma è anche lì a raccogliere il vento. Sai perché i ponti mi fanno perdere la testa? Perché sono una bellissima cosa, i ponti uniscono. Sono i muri che non bisogna fare. I muri non bisogna farli, ma i ponti si.”“SONO UN PACIFISTA NON INERME, COSTRUISCO LUOGHI DI PACE.”; “PER ME LA FELICITÀ È UNA GUERRA CHE FINSICE.”
“Io sono un pacifista, ma sai perché sono pacifista? Non inerme eh, non inerme perché io costruisco luoghi di pace. Sono un pacifista perché gli anni in cui ero alle elementari, erano gli anni dopo la guerra. Io sono cresciuto con questi ideali. Sai cos'è per me la felicità? Una guerra che finisce.”
L’INCONTRO CON ITALO CALVINO E L’ABITUDINE DI PRENDERE APPUNTI SU UN FOGLIO PIEGATO IN 8 PARTI
“Italo Calvino mi ha lasciato molte più di queste cose. Lui era un silenzioso. Si chiacchierava, si parlava, ogni tanto prendeva una cosa dalla tasca e faceva un appunto così e lo metteva via. E dicevo: “Italo, cos'è?” “Ah, niente, niente.”. E io ho copiato, eccolo qua.”

