di Giovanni Zambito - Nata senza braccia a causa della focomelia, Nadia Lauricella, conosciuta sui social come IroNadia, ha trasformato le difficoltà in occasioni di crescita, fino a diventare campionessa mondiale di bodybuilding nella categoria Special. La sua storia è quella di una donna che ha scelto di non lasciare che i pregiudizi e i limiti imposti dagli altri definissero il suo destino, trovando nello sport una strada per riscoprire il proprio corpo, rafforzare la fiducia in sé stessa e mettersi alla prova.
Il suo percorso si intreccia con il tema della seconda edizione di TEDx Marsala, “Fallimenti, menti che osano”, in programma sabato 31 ottobre al Teatro Eliodoro Sollima. L’evento invita a guardare agli errori e alle cadute non come a un punto d’arrivo, ma come a occasioni per imparare, cambiare direzione e ripartire.
In questa intervista concessa a Fattitaliani, Nadia Lauricella ripercorre le tappe della sua rinascita, la sfida di salire sul palco come atleta e il valore di non arrendersi davanti al giudizio altrui. Con un messaggio rivolto soprattutto ai giovani: non è necessario essere perfetti per riconoscere il proprio valore e inseguire ciò che si desidera.
Hai raccontato che lo sport ha rappresentato una svolta nella tua vita. Ricordi il momento in cui hai capito che il bodybuilding poteva diventare molto più di una passione, fino a portarti sul tetto del mondo?
Nella mia rinascita, lo sport ha avuto un ruolo fondamentale: mi ha permesso di prendermi cura del mio corpo, di riscoprirlo e di diventare una donna più sicura di sé, consapevole del proprio valore e delle proprie potenzialità. A un certo punto, però, allenarmi in palestra non mi bastava più. Sentivo il desiderio di mettermi alla prova, di superare un nuovo limite e di dimostrare a me stessa che potevo ambire a qualcosa di più grande. È così che ho deciso di salire su un palco importante, confrontarmi con altre atlete e provare a conquistare un titolo. Il bodybuilding è diventato molto più di una passione: è stato un modo per mettermi in gioco, sfidare i miei limiti e scoprire quanto fossi capace di realizzare.
Diventare campionessa mondiale nella categoria Special è un traguardo straordinario, frutto di allenamento e sacrifici. Qual è stata la difficoltà più grande che hai dovuto affrontare durante questo percorso e che cosa ti ha aiutata a non mollare?
Prima che decidessi di gareggiare, in Italia la categoria Special femminile non esisteva. È stata quindi una sfida farla nascere per la prima volta nel nostro Paese, ma anche una grande responsabilità rappresentarla come unica atleta italiana. Le difficoltà che ho dovuto affrontare durante il percorso sono state sicuramente la dura alimentazione da seguire per prepararmi e, in seguito, la scomparsa di mia nonna, avvenuta due settimane prima della gara. Sono salita su quel palco soprattutto per lei, perché so che è quello che avrebbe voluto.
Il tema di TEDx Marsala è «Fallimenti, menti che osano». Nella tua esperienza, ci sono stati momenti in cui una delusione o un ostacolo ti hanno costretta a cambiare strada? Che cosa hai imparato da quelle esperienze?
Uno dei momenti più significativi di delusione è stato sicuramente quando non riuscivo a trovare posto nel mondo del lavoro. Mi veniva spesso detto che, nella mia condizione, non c’era un posto nel mondo che potesse andare bene per me. All’inizio l’ho vissuta molto male, come un grande fallimento, per tanto tempo. Con impegno e lavoro, però, ho capito che dovevo reagire e combattere. Non dovevano essere gli altri a decidere dove potessi essere collocata. Non volevo più piangermi addosso né sentirmi una vittima. Ho imparato che dovevo essere io a rimboccarmi le maniche e a decidere del mio destino. È stato proprio allora che ho compreso quanto il mondo del web potesse offrirmi. Ho iniziato a cambiare rotta, trasformandolo in un vero e proprio lavoro.
Attraverso i social racconti la tua quotidianità per mostrare la persona che sei, oltre la disabilità. Qual è il pregiudizio che ti pesa di più e che vorresti riuscire a scardinare definitivamente?
Sui miei canali social non mi piace parlare di disabilità nel senso letterale del termine. In generale, non sono una persona che ama le etichette. Mi piace raccontare semplicemente chi sono, quali sono i miei sogni e la mia routine quotidiana, proprio per abbattere i pregiudizi. Uno di questi è che una donna con disabilità non possa essere bella e femminile, o che venga vista come l’eterna bambina da accudire. Io sono una donna: amo la moda, il make-up e spesso realizzo contenuti legati a questi temi proprio per sensibilizzare e scardinare questo pregiudizio.
Il tuo percorso può essere fonte d’ispirazione per molti giovani che si sentono inadeguati o hanno paura del giudizio degli altri. Se potessi lasciare loro un solo messaggio dal palco di TEDx Marsala, quale sarebbe?
Direi loro di non avere paura di essere sé stessi, con tutte le nostre fragilità e imperfezioni. Non dobbiamo essere perfetti per sentirci abbastanza. Non lasciate che il giudizio degli altri e, soprattutto, l’unità di misura che questa società ha creato decidano quanto valete o fin dove potete arrivare.



