La tutela della salute dei cittadini e la difesa del reddito degli olivicoltori e dei frantoiani



Il nuovo bando da 16 milioni di euro per l'acquisto di olio extravergine di oliva 100% italiano destinato alle persone indigenti rappresenta una risposta importante alle richieste avanzate da Coldiretti e Unaprol al Ministro Lollobrigida, che già lo scorso agosto avevano richiesto di adottare questa misura per sostenere le famiglie in difficoltà tutelando la loro salute e il reddito degli olivicoltori italiani.

Un intervento che unisce solidarietà sociale e sostegno alla filiera, garantendo anche ai cittadini più fragili un alimento fondamentale e salutare della Dieta Mediterranea e contribuendo, allo stesso tempo, a ridurre le giacenze di vero extravergine italiano e a dare liquidità alle imprese agricole.

“Il cibo sano e di qualità deve essere un diritto di tutti, non un privilegio per pochi”, dichiara David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol. “Abbiamo chiesto con forza questo intervento perché crediamo che la tutela della salute dei cittadini e la difesa del reddito degli olivicoltori debbano procedere insieme. Ma è fondamentale che le risorse pubbliche vadano esclusivamente a beneficio del vero olio extravergine italiano e non finiscano nelle mani di quei trafficanti di olio che hanno alimentato speculazioni e distorsioni del mercato”.

In Puglia il tema assume un peso ancora maggiore anche sul piano sociale, considerando che una famiglia su quattro è in difficoltà – spiega Coldiretti Puglia – con il 25,2% delle famiglie che si trova in condizioni di povertà relativa. Il sostegno alle persone più fragili attraverso l'accesso a un prodotto di qualità diventa dunque anche una misura concreta di tutela del diritto a un'alimentazione sana, mentre per gli olivicoltori rappresenta un'opportunità per sostenere il mercato del vero extravergine italiano.

Per Coldiretti e Unaprol il bando presentato da Agea era necessario per sostenere le famiglie in difficoltà, ma può rappresentare anche un'altra possibilità di azione ben più ampia per fare pulizia in una filiera nella quale i trafficanti di olio e le loro quinte colonne continuano a speculare sulla pelle degli agricoltori e a ingannare i cittadini, attraverso prodotti di dubbia qualità, oli deodorati, addizionati con clorofilla o miscelati e commercializzati sfruttando impropriamente il richiamo all'italianità

È importante, però, distinguere nettamente chi opera nell'illegalità da chi ogni giorno lavora correttamente. Le aziende olivicole e i frantoiani seri, che rispettano le regole, investono sulla qualità e affrontano costi e rischi elevati, sono i primi a essere danneggiati dalle pratiche scorrette e dalle distorsioni del mercato – insiste Coldiretti Puglia – così a farne le spese sono dunque non solo gli agricoltori onesti, ma anche i cittadini, che hanno diritto a conoscere con certezza ciò che acquistano e a non essere esposti a prodotti che non corrispondono a quanto dichiarato.

A dimostrare la necessità di intervenire sono i numeri stessi del mercato. L'Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine d'oliva all'anno, a fronte di consumi interni per 461 milioni di litri, esportazioni per 318 milioni e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri. Una situazione che, secondo Coldiretti e Unaprol, impone di fare piena luce sui flussi commerciali, sulle giacenze e sull'effettiva origine del prodotto immesso sul mercato, per impedire che olio straniero venga spacciato per italiano, sottraendo valore alle produzioni nazionali.

La battaglia deve partire dai porti e dalle frontiere, attraversare i centri di stoccaggio, le industrie e le cooperative di trasformazione, lungo tutta la filiera fino ad arrivare agli scaffali della grande distribuzione organizzata, dove è necessario verificare che gli oli commercializzati come extravergini lo siano realmente e che la provenienza dichiarata in etichetta corrisponda a quella effettiva.

“Difendere l'olio italiano significa difendere chi lavora correttamente e garantire ai cittadini trasparenza e sicurezza”, afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. “I controlli devono colpire i trafficanti, non fare di tutta l'olivicoltura un unico calderone”. “Non possiamo consentire che le distorsioni di pochi compromettano il lavoro di migliaia di imprese corrette”, aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia. “Tracciabilità e controlli devono diventare una barriera concreta contro chi specula sull'olio e sulla fiducia dei cittadini”.

Non è accettabile che prodotti di qualità inferiore vengano presentati ai consumatori come extravergini o che oli stranieri possano beneficiare indebitamente dell'immagine e del valore del Made in Italy, mettendo a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori onesti. Per questo Coldiretti e Unaprol rinnovano la necessità di intensificare i controlli a tappeto, utilizzando strumenti scientifici innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, capaci di rafforzare le verifiche sull'autenticità e sull'origine dei prodotti. Tecnologie che devono essere accompagnate dalla creazione di banche dati integrate, dal potenziamento dei laboratori e dalla possibilità di utilizzare i risultati delle analisi come prove nei procedimenti giudiziari.

Un ulteriore passo avanti è rappresentato dall'introduzione del documento elettronico di accompagnamento delle olive e dell'olio, fortemente voluto da Coldiretti, che consente di rafforzare la tracciabilità delle movimentazioni lungo la filiera. Ma occorre anche garantire scaffali trasparenti nella GDO, dove i cittadini possano distinguere immediatamente il vero extravergine 100% italiano dagli oli di diversa provenienza, senza ambiguità e senza inganni.

“Non permetteremo che i trafficanti di olio continuino a fare affari sulla pelle degli olivicoltori, utilizzando i produttori come scudi umani per coprire le proprie speculazioni”, conclude Granieri. “Chi coltiva gli ulivi, produce qualità e sostiene ogni giorno i costi e i rischi dell'attività agricola deve essere tutelato. Chi invece altera il mercato, inganna i cittadini e svende il valore del nostro extravergine deve essere fermato. Il bando indigenti è una risposta positiva a una nostra richiesta, ma adesso bisogna andare fino in fondo con controlli rigorosissimi, trasparenza e regole certe. Perché difendere il vero olio italiano significa difendere prima di tutto la salute dei cittadini e poi il reddito degli agricoltori”.

Il nuovo intervento da 60 milioni di euro sul gasolio agricolo annunciato dal Governo Meloni e dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida rappresenta una risposta importante alle richieste avanzate più volte da Coldiretti, da ultimo anche dal palco del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione che si è tenuto a Roma in questi giorni. È il commento di Coldiretti Puglia, che parla di un segnale concreto di attenzione verso un settore strategico per il Paese, duramente colpito dall’esplosione dei costi di produzione provocata dalle tensioni internazionali. Le nuove risorse, destinate ad alleggerire il costo del carburante agricolo, rappresentano un sostegno fondamentale per le imprese. E’ stata accolta anche la proposta di Coldiretti di semplificare le modalità di erogazione che garantiranno liquidità più velocemente alle imprese.

Il nuovo impegno del Governo e del ministro Lollobrigida va nella direzione sostenuta da Coldiretti di salvaguardare il reddito degli agricoltori e la salute dei cittadini, perché senza imprese agricole economicamente sostenibili non può esserci produzione di cibo sano, sicuro e di qualità necessario, appunto, a garantire la salute dei cittadini. “La sostenibilità economica delle aziende è una condizione essenziale per tutelare il lavoro degli agricoltori e assicurare ai cittadini cibo sano, sicuro e di qualità. Senza un’agricoltura in grado di reggere l’urto dei rincari, a rischio non c’è soltanto il futuro delle imprese, ma anche la tenuta delle filiere alimentari e la disponibilità dei prodotti italiani sulle tavole delle famiglie”, afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.

“Il caro carburante si somma a un quadro già complesso, segnato dall’aumento dei costi dei mezzi tecnici e delle altre voci di produzione. Per questo è molto importante che, grazie alla semplificazione delle modalità di erogazione, gli aiuti si traducano rapidamente in un sostegno effettivo, capace di incidere sui bilanci aziendali e di preservare la capacità produttiva dell’agricoltura pugliese», aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

Anche sul fronte della pesca, il fondo da 10 milioni di euro riservato alla pesca è un passo importante per dare risposte alla crisi delle marinerie, costrette a ridurre le uscite in mare a causa dei costi energetici. Un sostegno necessario a garantire la salute dei cittadini e il reddito dei pescatori che devono essere messi in grado di continuare a portare sulle tavole dei consumatori un prodotto sicuro, sano e di qualità. misura prevede un contributo a fondo perduto del 10% sulle spese per l'acquisto di carburante sostenute dalle imprese.

“Il caro gasolio sta mettendo a dura prova la sostenibilità economica delle imprese della pesca, con costi che incidono direttamente sulla possibilità di uscire in mare e lavorare. Basti pensare che un pieno per un peschereccio è arrivato a costare fino a 16.000 euro. Il sostegno previsto rappresenta quindi un aiuto importante per le marinerie, già alle prese con gli effetti del riscaldamento delle acque, la diffusione di specie aliene invasive come il granchio blu e la concorrenza dei Paesi extra Ue, da cui arrivano grandi quantità di prodotto a prezzi più competitivi”, afferma Davide Di Pinto, responsabile di Coldiretti Pesca Puglia. 

Il comparto della pesca e dell’acquacoltura rappresenta in Puglia – spiega Coldiretti Puglia - un valore economico di circa 225 milioni di euro, mentre la regione conta oltre 2.000 imbarcazioni e circa 1.300 imprese della pesca e dell’acquacoltura. Le marinerie pugliesi sono distribuite lungo l’intera costa, da Manfredonia e Molfetta al Sud Barese e fino al Salento, con una produzione che comprende gamberi, scampi, merluzzi, molluschi e numerose altre specie, affiancata dall’acquacoltura di spigole, orate e ombrine. Le voci di spesa più pesanti per le imprese figurano il personale e il carburante, indispensabile per poter uscire in mare e svolgere l’attività. Il caro gasolio – conclude Coldiretti Puglia - sta quindi mettendo a dura prova la tenuta economica del comparto, considerato che negli ultimi mesi il prezzo ha raggiunto circa 1,65 euro al litro.

Antonio Speranza reporter


Fattitaliani

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