ROMA – Che te ne fai del Mondiale, quando il primo italiano della storia padrone di Wimbledon raddoppia: l’1 e il 2 dello stesso capolavoro. L’Italia provincia del mondo che da un mese ormai guarda il pallone sbattere sulle sponde d’America con nostalgico senso di privazione (“perché loro sì e noi?” coniugato per troppi “loro”, un tormentone esausto) ha il campione capace di aprire la porta alla storia l’anno scorso e spalancarla – per conferma mirata ai pochi miscredenti rimasti – l’anno dopo. Non Alcaraz stavolta. Ma Zverev. Fuori i secondi, tutti quanti. Noi sì e loro – tutti loro – no.
Sull’erba bruciata dalla rovente estate inglese resta lui. 6-7 7-6 6-3 6-4 al tedesco che avevano dato tutti per risolto, sbloccato dopo il suo primo Slam al Roland Garros. La centesima vittoria di Sinner in uno Slam, il suo quinto Slam. Il trentesimo titolo in carriera.
E’ una lezione quasi psichiatrica: Sinner riduce quella vittoria di Zverev ad una parentesi del caso, ottenuta per contumacia sua. Perché, riannodato il filo spezzato della superiorità, rieccolo lì: quando in campo c’è Sinner, non c’è altro che comandi.
Nemmeno lo Zverev in modalità on, nella sua versione migliore di sempre. Per più di due ore implacabile. Al servizio concede per un’ora una sola palla break, all’ottavo game, che Sinner – si direbbe emozionato, fosse umano – spreca con due steccate di fila. Ma il tie break è l’unico finale possibile d’una frazione con poco gioco e una sfilata di bordate. E anche quello è una gara di rigori: tutte prime dentro, solo due seconde giocabili. Vale per entrambi. Non c’è paura apparente. Quando Zverev si prende il primo set point, Sinner lo cancella con una smorzata sulla riga, la prima del giorno, e poi un ace a seguire. Il tedesco risponde con la stessa mano pesantissima. E al secondo set point chiude con un vincente di dritto, 9-7. Con 4 ace di Sinner…
Stesso copione nel secondo set, senza cali. Fino al decimo game – Sinner al servizio – con due scambi funambolici. E’ una crepa nella tensione che si scioglie, di nuovo, nel tie break. Solo che questo se lo prende Sinner, alzando il livello all’eccellenza, con ben tre punti in risposta. Pari e patta.
Dopo 2 ore e 42 di partita arriva la seconda palla break del match, la prima di Zverev. Sul 3-3 del terzo set. Sinner la annulla con una smorzata. Il livello cala leggermente e ne approfitta conquistando il primo break della partita addirittura rialzandosi dopo essere scivolato. 6-3 con sette punti di fila.
Il “vecchio” Zverev avrebbe mollato, e il quarto set sarebbe volato via liscio, ma il nuovo Zverev tiene ancora fino al 3-3, quando annulla due palle break di fila. Alla terza cede. E – ancora – quando Sinner va a battere per il titolo sul 5-4, reagisce ad una doppia smorzata prima di inchinarsi definitivamente con due scambi spettacolari.
Sinner è il re di Wimbledon, di nuovo. La straordinaria nuova normalità del tennis italiano. Altro che pallone, altro che Mondiali.
Mario Piccirillo Fonte Agenzia Dire www.dire.it



