di Pietro Antonini
A prima vista una capitale della
cultura ha poco a che fare con la diplomazia. Ma quando la capitale è doppia e
si trova a cavallo di un confine, il legame diventa evidente. Con GO! 2025, per
la prima volta nella storia del riconoscimento due città di due Stati membri
dell'Unione Europea, Nova Gorica in Slovenia e Gorizia in Italia, sono state
congiuntamente proclamate Capitale Europea della Cultura. Il volume curato da
Daniele Verga per l'Editoriale Scientifica, quattordicesimo titolo della
collana "Memorie e studi diplomatici" diretta da Stefano Baldi,
raccoglie gli atti della Conferenza che il 23 ottobre 2025 ha voluto leggere
questo evento alla luce di un anniversario tutt'altro che casuale: i
cinquant'anni dall'Atto Finale di Helsinki, firmato il 1° agosto 1975.
Pubblicato in separate edizioni italiana e slovena, il libro nasce dalla
collaborazione fra l'ASSDIPLAR e il Club degli ex Ambasciatori sloveni, con
l'Università di Trieste – Polo di Gorizia.
Da Helsinki a
Osimo: l'anno dei diplomatici
Nel 1975 due trattati hanno segnato
la storia del confine orientale italiano, e di conseguenza delle relazioni tra
Gorizia e Nova Gorica. Ad agosto, a Helsinki, trentacinque Stati dei due
blocchi firmarono l'Atto Finale della CSCE; a novembre, a Osimo, Italia e
Jugoslavia chiusero definitivamente la questione del confine orientale, prima
applicazione pratica dello spirito di Helsinki. O quantomeno, come ricordano
nel volume gli storici Raoul Pupo e Georg Meyr con opportuno rigore, del clima
che quello spirito aveva reso possibile. In entrambi i casi, i protagonisti
furono i diplomatici, che seppero trasformare una proposta sovietica pensata
per congelare lo status quo in un processo che avrebbe finito per scongelarlo.
I contributi di Francesco Bascone, Božo Cerar, Andrej Grasselli e degli altri
ambasciatori italiani e sloveni ricostruiscono questa doppia vicenda con la
competenza di chi il mestiere lo ha esercitato.
Ma il libro non è un esercizio di
memoria. Perché l'Atto di Helsinki aveva un'architettura che parla direttamente
al presente: i suoi "cesti" legavano per la prima volta, in un unico
documento firmato da Est e Ovest, la sicurezza e l'inviolabilità delle
frontiere al rispetto dei diritti umani e alla libera circolazione delle
persone e delle idee. È la relazione, indicata con chiarezza in più contributi,
tra diritti umani, libertà di attraversamento dei confini, democrazia e pace:
quattro principi che la storia successiva, dalla nascita dei movimenti
dissidenti alla caduta del Muro, ha dimostrato inseparabili.
Il confine
messo al centro
La scelta più originale del volume,
e della Conferenza da cui nasce, è però un'altra: mettere il confine al centro.
Non come tema tecnico da delegare ai cartografi, né come argomento secondario
del discorso politico, ma come luogo generatore di incontri, di valori e
potenzialmente di ricchezza (la zona franca transfrontaliera immaginata a
Osimo, i valichi aperti, l'Interreg di oggi) e quindi come materia prima della
costruzione del dialogo. I contributi di Moreno Zago e Jania Hojnik sulla
cooperazione transfrontaliera, e le testimonianze degli ambasciatori Spinetti,
Benko, Kirn, Varvesi e dello stesso Verga, raccontano come queste terre, un
tempo divise dalla cortina di ferro, siano passate da luogo di scontro a
laboratorio di convivenza.
In questo senso è emblematico avere
una capitale della cultura a cavallo di un confine. Lo slogan scelto per GO!
2025, borderless, non significa che il confine sia stato abolito:
significa che è stato trasformato da barriera in punto di incontro. Gorizia e
Nova Gorica sono così diventate il simbolo di un insieme di valori e di
pratiche tra Stati, come il rispetto della sovranità, l’inviolabilità delle
frontiere, la tutela delle minoranze e la soluzione pacifica delle controversie.
Valori che oggi, e il libro non lo nasconde, vengono rimesse in discussione con
una gravità che non si vedeva da decenni.
Che Europa
vogliamo costruire?
Il volume non ha paura di
affrontare anche i dilemmi a cui, oggi, l’Atto Finale di Helsinki pone di
fronte. L'aggressione russa all'Ucraina ha colpito esattamente i principi
scolpiti nel 1975; l'OSCE, l'organizzazione nata da quel processo, versa oggi
in una grave crisi, paralizzata e marginalizzata dalle nuove logiche di
potenza. Si pone quindi la domanda di come riprendere l'eredità di Helsinki:
rivitalizzare l'esistente o attendere una nuova conferenza paneuropea? E
soprattutto: se i diplomatici sono stati fondamentali per Helsinki e per Osimo,
che cosa possono fare oggi? Il libro non offre risposte facili, ma indica un
metodo, basato sul mantenere vivo il dialogo anche negli scenari più complessi.
Confrontarsi con l'Atto Finale di
Helsinki, insomma, spinge a chiedersi che tipo di Europa vogliamo costruire:
un'Europa chiusa e difensiva, che si limita a reagire, o un'Europa capace di
tornare attore politico e forza di equilibrio. La risposta, suggerisce il
volume, è già scritta sul confine dell'Isonzo. Come ha detto il Presidente
Mattarella, Gorizia e Nova Gorica sono una "sintesi del passato e augurio
per il futuro": il luogo dove l'Europa può leggere insieme ciò che è stata
capace di superare e ciò che deve ancora saper difendere. Il libro (disponibile
gratuitamente anche in versione digitale) merita di essere letto proprio così:
non come la cronaca di un anniversario, ma come una bussola per il futuro.
Nova Gorica/Gorizia, Capitale europea della cultura.
Dall'Atto Finale di Helsinki a GO! 2025, a cura di Daniele Verga, Napoli,
Editoriale Scientifica, collana "Memorie e studi diplomatici", 2026,
pp. 161, 13,00 €.


