Con "Eh No!" i Relief dimostrano come una canzone pop possa affrontare temi profondi senza perdere immediatezza. Il nuovo singolo unisce arrangiamenti dinamici, ironia e una scrittura capace di raccontare dinamiche quotidiane in cui è facile riconoscersi.
Il risultato è un brano che segna un'evoluzione naturale dopo Cristalli Liquidi, mantenendo intatta l'identità della band ma scegliendo un linguaggio ancora più diretto e contemporaneo. In questa intervista i Relief parlano del significato del singolo, del lavoro svolto in studio con Massimo Calabrese e Marco Lecci e del videoclip, che attraverso il paradosso racconta le contraddizioni del nostro modo di relazionarci.
“Eh No!” invita ad assumersi le proprie responsabilità.
Quanto è difficile affrontare un tema così delicato senza dividere il pubblico?
È una sfida, ma non era nostra intenzione prendere posizione contro qualcuno. Volevamo raccontare un comportamento umano, non fare un processo. Se il brano divide, speriamo che lo faccia perché invita a riflettere, non perché alimenta nuove contrapposizioni.
Nel testo preferite lasciare spazio all'interpretazione o
avete un messaggio ben preciso da trasmettere?
Il messaggio di fondo è chiaro, ma ci piace lasciare spazio all'interpretazione. Ognuno vive relazioni diverse e leggerà il brano attraverso la propria esperienza. Crediamo sia uno dei punti di forza della musica.
Come nasce l'equilibrio tra leggerezza musicale e
profondità del contenuto?
È una caratteristica che ci affascina molto. Pensiamo che una melodia coinvolgente possa rendere ancora più efficace un testo che affronta temi importanti. Il contrasto tra forma e contenuto crea una seconda lettura.
In che modo questo singolo rappresenta l'evoluzione del
vostro percorso artistico?
Con Cristalli Liquidi avevamo mostrato il nostro lato più evocativo e ricercato. Eh No! mantiene la cura per gli arrangiamenti, ma introduce un linguaggio più diretto, ironico e contemporaneo. È un altro tassello della nostra identità, non un cambio di rotta.
Quanto è stato importante il confronto con i produttori
durante la realizzazione del brano?
Molto. Massimo Calabrese e Marco Lecci ci hanno aiutato a mettere a fuoco ciò che era davvero essenziale, rispettando la nostra identità ma spingendoci a fare scelte più efficaci dal punto di vista artistico.
Quale scena del videoclip vi rappresenta maggiormente?
Probabilmente
quelle in cui litighiamo per motivi completamente assurdi. È un'immagine che
racconta bene anche il senso del brano: a volte ci perdiamo in conflitti
talmente paradossali da dimenticare il motivo per cui sono iniziati. E,
soprattutto, non ci prendiamo troppo sul serio: è un tratto che ci rappresenta
molto come band.



